Salute

Come si trasmette la tubercolosi e perché non è sparita

Tubercolosi nel 2024: perché una malattia curabile uccide ancora

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La tubercolosi è una malattia antica, prevenibile e curabile, eppure continua a essere una delle principali cause di morte infettiva al mondo. Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2024 sono morte circa 1,23 milioni di persone e 10,7 milioni si sono ammalate. Numeri che mostrano un leggero miglioramento rispetto agli anni precedenti, ma che restano lontani dagli obiettivi fissati per l’eliminazione globale della malattia.

Il batterio responsabile, Mycobacterium tuberculosis, colpisce soprattutto i polmoni e si trasmette per via aerea, attraverso colpi di tosse o starnuti di persone infette. Colpisce in modo sproporzionato chi vive in condizioni di povertà, in ambienti sovraffollati o con accesso limitato ai servizi sanitari. Per questo la tubercolosi è considerata non solo una sfida clinica, ma anche un indicatore delle disuguaglianze sociali e sanitarie a livello globale.

Tubercolosi nel mondo: chi paga il prezzo più alto

Il carico di malattia non è distribuito in modo uniforme. Una parte consistente dei casi si concentra in pochi Paesi ad alta incidenza. India, Indonesia, Filippine e Cina da sole contribuiscono a una quota importante dei nuovi casi, seguite da Pakistan, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo e Bangladesh. In queste aree pesano fattori come malnutrizione, HIV, condizioni abitative precarie e sistemi sanitari sovraccarichi.

La tubercolosi rimane particolarmente letale tra le persone che vivono con l’HIV, nei pazienti con diabete non controllato e in chi fa uso di alcol o tabacco. In molte regioni, le diagnosi arrivano tardi o non arrivano affatto, rendendo più probabile la diffusione del batterio all’interno delle famiglie e delle comunità. Nonostante ciò, gli interventi messi in campo dal 2000 in poi hanno permesso di salvare decine di milioni di vite e di ridurre gradualmente i tassi di mortalità.

Come si manifesta la tubercolosi e perché è spesso sottovalutata

I sintomi più comuni includono tosse persistente, febbricola serale, sudorazioni notturne, calo di peso e stanchezza marcata. In contesti in cui altre infezioni respiratorie sono diffuse, questi sintomi possono essere confusi con problemi meno gravi, portando a ritardi nella diagnosi. In alcuni casi la malattia può rimanere “latente” per anni e riattivarsi quando il sistema immunitario si indebolisce.

La diagnosi di tubercolosi si basa tradizionalmente su esami dell’espettorato, radiografie del torace e test di laboratorio. Oggi, però, si stanno diffondendo metodi più rapidi e accurati, come i test molecolari in grado di individuare il DNA del batterio e riconoscere in poco tempo eventuali resistenze ai farmaci più usati.

Tubercolosi e innovazioni nella diagnosi e nella cura

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha introdotto importanti innovazioni. In molti Paesi sono stati adottati test rapidi automatizzati che permettono di avviare il trattamento in tempi brevi, riducendo il rischio di trasmissione. Alcuni progetti stanno sperimentando l’uso dell’intelligenza artificiale per interpretare radiografie del torace, supportando i medici nelle aree dove gli specialisti scarseggiano.

Anche sul fronte delle cure ci sono segnali incoraggianti. Per le forme sensibili ai farmaci, i regimi terapeutici stanno diventando più brevi e meglio tollerati. Per la tubercolosi resistente ai farmaci, che per anni ha rappresentato una condanna quasi certa, sono ora disponibili combinazioni farmacologiche più efficaci, con percentuali di successo in aumento. La pipeline dei vaccini è particolarmente promettente: diversi candidati sono in fase avanzata di sperimentazione clinica e potrebbero affiancare o potenziare il vecchio BCG.

Finanziamenti in calo: il rischio di perdere terreno

Il rovescio della medaglia è rappresentato dai finanziamenti: le risorse destinate alla tubercolosi sono ben al di sotto degli obiettivi concordati a livello internazionale. L’OMS e il Global Fund chiedono da anni un aumento deciso degli investimenti per arrivare ad almeno 22 miliardi di dollari all’anno entro il 2027, cifra ritenuta necessaria per sostenere prevenzione, diagnosi e trattamenti su scala globale.

Tagli e ritardi nei finanziamenti rischiano di rallentare i programmi di screening, di ridurre la disponibilità di farmaci di nuova generazione e di ostacolare la distribuzione dei futuri vaccini. In questo scenario, gli esperti avvertono che anche piccoli passi indietro potrebbero tradursi, nel medio periodo, in milioni di nuovi casi e in un nuovo aumento dei decessi.

Il ruolo dei Paesi ad alto reddito nella risposta globale

I Paesi ad alto reddito, dove la tubercolosi è meno diffusa, hanno comunque un ruolo centrale. Oltre a finanziare la ricerca e i programmi internazionali, possono rafforzare i controlli interni per evitare focolai in contesti vulnerabili, come le carceri o le comunità di migranti. Possono inoltre condividere competenze tecniche, sostenere la formazione del personale sanitario e contribuire allo sviluppo di infrastrutture di laboratorio nei Paesi a maggiore incidenza.

La cooperazione internazionale è essenziale anche per contrastare la diffusione della tubercolosi resistente ai farmaci: se non viene trattata correttamente, questa forma può attraversare i confini con facilità, mettendo a rischio i progressi ottenuti ovunque.

Perché la tubercolosi resta una priorità di salute pubblica

Nonostante i miglioramenti registrati nel 2024, gli indicatori globali restano lontani dagli obiettivi fissati dall’iniziativa “End TB”. La combinazione di fattori sociali, sanitari ed economici rende la tubercolosi una vera cartina di tornasole delle disuguaglianze: colpisce soprattutto chi ha meno accesso a cibo, cure e condizioni abitative adeguate.

Un recente approfondimento di ScienceAlert riassume bene la situazione, ricordando come, secondo l’OMS, la tubercolosi resti il principale killer tra le malattie infettive, con 1,23 milioni di morti nel solo 2024 e progressi ancora troppo lenti per centrare gli obiettivi al 2030. Puoi leggerlo qui: articolo di ScienceAlert sui dati OMS più recenti.

Mantenere alta l’attenzione politica, proteggere e aumentare i finanziamenti, diffondere le innovazioni diagnostiche e terapeutiche e rafforzare i sistemi sanitari nei Paesi a più alto carico sono le leve indispensabili per ridurre finalmente, in modo stabile, il peso globale di questa antica malattia.

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