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L’uomo gigante di Marree: il mistero del colosso nel deserto che nessuno riesce a spiegare
Un uomo gigante disegnato nel cuore dell’Outback

Nel luglio del 1998, alcuni fax anonimi annunciarono l’apparizione di un misterioso disegno nel deserto australiano: un enorme uomo inciso sul plateau vicino a Marree, nell’Outback del South Australia. La figura, soprannominata “Marree Man”, misura diversi chilometri e raffigura un cacciatore aborigeno stilizzato, visibile solo dall’alto. In pochi giorni la notizia fece il giro del mondo, trasformando un remoto angolo d’Australia in un caso internazionale.
Il primo ad essere informato fu Peter Moore, allora proprietario del Marree Hotel, che ricevette un fax anonimo con una mappa e poche indicazioni criptiche. Spinto dalla curiosità, sorvolò l’area con un aereo leggero e si trovò davanti a una visione surreale: linee profonde scavate nel terreno formavano la sagoma di un uomo armato, dal profilo inconfondibile. Era nato un enigma destinato a durare decenni.
Il porto remoto dell’Outback e l’uomo di Marree
Marree è un piccolo “porto” terrestre dell’Outback, crocevia di piste polverose, ferrovie storiche e rotte di avventura. Da lì partono i voli turistici che sorvolano il “Marree Man”, un’attrazione che ha rilanciato l’economia locale. Il disegno mostra un uomo barbuto, con i capelli raccolti e possibili cicatrici cerimoniali sul petto, nell’atto di brandire una lancia o un bastone da caccia. Le sue proporzioni gigantesche suggeriscono l’uso di strumenti di misurazione avanzati, come GPS e mappe dettagliate.
Per tracciare una figura lunga più di 4 chilometri, chi l’ha realizzata ha probabilmente usato un trattore o mezzi pesanti, guidati lungo un percorso predefinito. Le trincee scavate nel terreno, profonde fino a 30 centimetri, hanno creato un contrasto evidente con il suolo circostante. Il risultato è un’opera di land art estrema, paragonata per scala alle linee di Nazca in Perù, ma nata nel cuore dell’Australia moderna.
Chi è l’uomo misterioso dietro il Marree Man?
Fin dall’inizio, media e residenti si sono chiesti chi fosse l’ideatore dell’enorme disegno. Tra i sospetti principali compaiono un artista locale affascinato dalla cultura aborigena, alcuni tour operator desiderosi di creare un’attrazione turistica, e persino personale legato a installazioni militari statunitensi nel deserto. Il tono dei fax originali, pieni di riferimenti americani e unità di misura imperiali, ha alimentato l’ipotesi di una “firma” d’oltreoceano.
Una delle teorie più note riguarda l’artista Bardius Goldberg, conosciuto per la sua personalità eccentrica e per l’interesse verso i grandi progetti all’aperto. Alcuni amici sostengono che avesse parlato di un’opera colossale nel deserto, ma non esiste una prova definitiva. Altre ipotesi chiamano in causa un operatore di bulldozer che iniziò a usare GPS proprio in quegli anni. Nonostante indagini giornalistiche e persino una ricompensa in denaro, l’artefice resta un’ombra sfuggente, quasi quanto la figura stessa.
Arte, territorio e conflitti culturali attorno all’uomo del deserto
Il Marree Man ha subito scatenato reazioni contrastanti tra le comunità aborigene. L’opera sorge su terre tradizionalmente legate a diversi gruppi nativi, che non erano stati consultati. Alcuni anziani hanno considerato il disegno una violazione spirituale del territorio, chiedendo che venisse cancellato. A ciò si aggiungeva la rappresentazione dell’uomo completamente nudo, ritenuta offensiva in un contesto culturale delicato.
Sul piano ambientale, le trincee hanno danneggiato parte della vegetazione nativa e disturbato l’equilibrio del suolo. Autorità ambientali e organismi locali si sono interrogati a lungo su come conciliare la tutela del paesaggio, il rispetto della cultura aborigena e l’enorme interesse turistico suscitato dalla figura. Il caso del Marree Man è diventato così anche un laboratorio di dibattito su land art, diritti indigeni e gestione del territorio in aree remote.
Il lungo declino e la rinascita del Marree Man
Con il passare degli anni, erosione, vento e piogge hanno iniziato a cancellare lentamente i contorni del gigantesco disegno. Intorno al 2010 molte linee erano appena distinguibili dall’alto e si temeva che l’opera fosse destinata a scomparire. Nel 2016, Phil Turner, nuovo proprietario del Marree Hotel, ha deciso di intervenire: usando vecchie foto aeree e coordinate GPS, ha promosso un progetto di “restauro” per ridare visibilità alla figura.
Il lavoro è stato realizzato dopo aver ottenuto l’approvazione dell’Arabana Aboriginal Corporation, che gestisce il territorio. Non sono mancati dubbi e contestazioni, anche da parte delle autorità ambientali. Eppure il rifacimento ha riportato il Marree Man sotto i riflettori e ha rilanciato i voli panoramici sull’Outback. Un reportage della ABC australiana, dedicato alla rinascita dell’enorme disegno, ha ricostruito le fasi principali dei lavori e il dibattito che li ha accompagnati (approfondimento ABC sul Marree Man).
Un enigma che vive tra sabbia, cielo e satellite
Oggi il Marree Man è ancora visibile sorvolando la zona o attraverso le immagini satellitari, dove appare come un’ombra chiara nella distesa rossastra del deserto. Piloti, turisti e appassionati di misteri continuano a sorvolare la figura di questo enorme uomo scolpito nel suolo, mentre forum online e gruppi di ricerca cercano nuovi indizi sull’identità dell’autore.
Per gli abitanti di Marree, il gigantesco disegno è diventato parte dell’identità locale: un simbolo ambivalente fatto di orgoglio, curiosità e qualche controversia irrisolta. Per gli storici dell’arte e gli antropologi, rappresenta uno straordinario esempio di come una singola azione creativa possa intrecciare paesaggio, cultura e comunità. E per chi lo osserva dall’alto, resta soprattutto un enigma affascinante: la sagoma di un uomo solo nel deserto, che continua a interrogare chiunque lo guardi, ricordando quanto sottile sia il confine tra gesto artistico, provocazione e mito.









