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I cani possono salvarci dai pericoli ma test universitari approfondiscono la loro natura

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Chiunque possieda un cane percepisce la sua fedeltà e, in effetti, l’amico a quattro zampe si dimostra spesso un punto di riferimento anche in situazioni di grave rischio, ma se i cani possono salvarci dai pericoli, test universitari approfondiscono la loro natura per capire meglio il loro comportamento.

Il test mette alla prova i cani sulla loro capacità di salvarci dai pericoli

I cani, in casi estremi, sacrificano la vita per salvare il padrone, danno molto in cambio di una ciotola di cibo e una carezza. Grazie all’addestramento, soccorrono feriti e dispersi in ambienti marini o montani, operano come guida per non vedenti, fiutano carichi di stupefacenti ed esplosivi e si pensa di utilizzare questa loro dote per individuare i pazienti positivi al Covid-19.

Tuttavia, il cane eroe celebrato in letteratura e al cinema, da Zanna Bianca a Rin Tin Tin o Lassie fino alla serie Paw Patrol, è una leggenda che non sempre corrisponde alla realtà, almeno secondo Joshua Van Bourg, dottorando all’Arizona State University, e coautore di uno studio dedicato ai cani e alle motivazioni che li spingono al salvataggio.

Gli esperimenti di Van Bourg sull’empatia dei cani verso l’uomo

Van Bourg riconosce che i cani sono molto disponibili ad interagire con gli uomini, ma la vera sfida consiste nel capire se questo comportamento nasce da un motivo tipicamente sociale e da un vero senso di empatia o sia, in realtà, stimolato da altri fattori che conosciamo ancora poco.

Per chiarire meglio il comportamento dei cani, Van Bourg ha impostato una serie di esperimenti che simulavano un pericolo per i proprietari, una lettura a voce alta e una ricompensa con cibo.

I tre livelli di test avevano ovviamente lo scopo di richiamare l’attenzione dei cani in questi diversi contesti, con il coinvolgimento di ben 60 esemplari da valutare ed erano organizzati nel seguente modo:

  • Il test di pericolo prevedeva la presenza dei proprietari dei cani dentro una grande scatola che simulava una situazione pericolosa o una trappola da cui non potevano uscire e chiedevano quindi aiuto a voce alta
  • La prova di lettura si basava invece sul proprietario dentro la grande scatola che si limitava a leggere una rivista a voce alta
  • La terza prova ha permesso al cane di vedere l’esaminatore mentre inseriva del cibo nella scatola di prova, ma in assenza del proprietario che non ha partecipato all’esperimento.

I risultati dei test sui cani

Nel test di pericolo, i cani dovevano accorrere alle grida di aiuto dei proprietari e aprire la porta della scatola per farli uscire ma, nonostante l’apertura si aprisse piuttosto facilmente, i cani avrebbero dovuto trovare la soluzione da soli, perché nessuno li aveva istruiti in precedenza.

In  questo caso, solo un terzo dei cani (20 su 60) è riuscito a salvare il proprietario e questo risultato, apparentemente poco significativo, diventa più importante alla luce degli altri due test che sono serviti come esperimenti di controllo.

Il test di lettura era infatti uno di questi e, non appena i cani hanno sentito i proprietari leggere con tranquillità e a voce alta la rivista, 16 di loro hanno cercato di far uscire ugualmente la persona dal grande contenitore, perché erano insofferenti alla separazione,anche se non percepivano alcun pericolo.

Il secondo test di controllo era quello del cibo per verificare se i cani fossero maggiormente disposti a salvare il proprietario, o comunque a farlo uscire dal contenitore, se il loro intervento fosse stato ricompensato adeguatamente, nonostante nella scatola non ci fosse in realtà nessuno. A sorpresa, solo 19 dei 60 cani hanno aperto la porta del contenitore.

Van Bourg ha quindi dedotto quanto segue:

  • L’idea che l’azione di salvataggio sia altamente remunerativa può stimolare il cane ad agire più volentieri a tutela del padrone
  • Tuttavia, due terzi dei cani non hanno neppure provato ad aprire la porta dato che non avevano capito come procedere, quindi l’abilità e altrettanto importante
  • La conoscenza è un aspetto fondamentale e il test ha dimostrato che i cani, in grado di risolvere il test del cibo, avevano probabilità otto volte superiori agli altri di riuscire a liberare il proprietario anche durante il test di pericolo e in quello di lettura.

Le conclusioni di Van Bourg

Van Bourg ha concluso che la maggioranza dei cani avrebbe voluto comunque salvare i padroni, ma questo non è sufficiente per la riuscita del salvataggio, perché gli amici a quattro zampe devono sapere cosa fare per aiutarci.

Inoltre, i cani erano maggiormente coinvolti durante il test di pericolo rispetto a quello di lettura e il loro livello di stress era più palpabile nel primo caso, considerando che annusavano spesso la scatola, latravano, camminavano avanti e indietro ed emettevano sbadigli come segnali di malessere e preoccupazione, aggravati dalle grida di aiuto del proprietario.

Durante il test di lettura, al contrario, la voce alta ma pacata della persona che leggeva non produceva stress nei cani, essendo più abituati ad ascoltare il tono familiare del proprietario quando non è allarmato da una situazione di pericolo.

L’empatia tra cani ed esseri umani

I ricercatori, coordinati da Van Bourg, hanno confermato durante gli esperimenti che i cani risentono di un contagio emotivo: i proprietari trasmettono il loro stress agli animali domestici e questo proverebbe che l’attitudine dei cani a proteggere e salvare gli esseri umani dipenda anche dall’interazione sociale che si crea tra specie diverse.

Gli esperimenti non hanno però ancora dimostrato fino a che punto si generi un’empatia dei cani come noi la concepiamo e non si può quindi escludere che il desiderio di salvare le persone serva a ridurre il loro stress prima ancora del nostro.

Per questa ragione, Van Bourg ritiene utile fare altri test che aiutino ad approfondire fino a che punto i cani sviluppano un atteggiamento prosociale, cioè capace di generare una profonda solidarietà con gli esseri umani, anche quando si tratta di fare salvataggi potenzialmente rischiosi e senza sperare in una ricompensa.

Il problema della separazione dal proprietario

Un ulteriore filone di ricerca svilupperà in futuro dei test che stabiliscano se i cani sono in grado di salvare i proprietari anche se non fossero gratificati dal contatto stretto con loro perché, a differenza degli esseri umani, i cani sembrano meno predisposti ad accettare periodi di separazione forzata dagli affetti.

Ci sono stati infatti innumerevoli casi in cui questi animali sono stati capaci di percorrere centinaia di chilometri, pur di ricongiungersi alla famiglia del loro padrone e ai bambini con cui solitamente hanno un legame molto stretto. Van Bourg ammette che creare simili condizioni in un test è una vera sfida, e il risultato potrebbe rivelare aspetti comportamentali degli amici a quattro zampe un po’ in contrasto con gli stereotipi eroici della letteratura e del cinema, ma non meno interessanti per svelare altri segreti del loro complesso e, per certi versi, ancora misterioso comportamento.

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