Scienza

Scoperto il segreto dell’invecchiamento nei cani: la chiave è nel sangue

Scopri come il segreto dell'invecchiamento dei cani risiede nel loro sangue. Esplora approfondimenti scientifici e nuove scoperte nel nostro blog.

article-post
Aggiungi QuotidianPost tra le tue fonti preferite su Google

Capire perché alcuni individui invecchiano più velocemente di altri è una delle domande centrali della biologia moderna. Non basta conoscere l’età anagrafica: ciò che interessa ai ricercatori è l’età biologica, cioè quanto il corpo sta realmente invecchiando. I cani, che condividono con noi la casa, l’alimentazione, l’aria che respiriamo e in parte anche le stesse malattie, sono diventati un modello perfetto per studiare questo processo. Una nuova ricerca internazionale, condotta nell’ambito del Dog Aging Project e pubblicata su Aging Cell, ha mostrato che il sangue dei cani contiene una traccia chimica dell’età: circa il 40% delle piccole molecole circolanti cambia con il passare degli anni.

Il Dog Aging Project e perché è così prezioso

Lo studio ha coinvolto quasi 800 cani di razze, taglie, età e condizioni di vita molto diverse. Questa varietà è fondamentale: a differenza dei topi di laboratorio, i cani vivono in ambienti reali, mangiano cibi diversi e hanno patrimoni genetici molto distanti tra loro. Proprio questa eterogeneità permette di trovare biomarcatori robusti, cioè segnali che emergono al di là delle differenze individuali. I ricercatori del Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging della Tufts University hanno analizzato i campioni di sangue e hanno cercato le molecole che aumentano o diminuiscono in modo prevedibile con l’età.

Il risultato più interessante è che non parliamo di una o due sostanze, ma di un vero e proprio profilo metabolico dell’invecchiamento. Questo significa che l’età biologica potrebbe essere stimata in futuro attraverso un semplice prelievo, non solo per i cani ma anche per gli esseri umani, che condividono con loro molti percorsi metabolici.

Metaboliti: le “briciole” chimiche del tempo

Il sangue è come una fotografia del metabolismo. Ogni volta che il corpo costruisce o demolisce proteine, grassi o zuccheri, lascia nel circolo sanguigno piccole tracce chiamate metaboliti. Nello studio è emerso che, con il passare degli anni, molte di queste molecole cambiano concentrazione. In particolare, sono risultati centrali gli amminoacidi modificati post-traduzionalmente (ptmAAs): derivano da proteine che vengono usurate, rimodellate o degradate. Quando questi ptmAAs aumentano nel sangue, indicano che il corpo sta smaltendo più proteine o che non riesce a eliminarne bene i prodotti finali.

Questo è importante perché racconta qualcosa di molto concreto: con l’età, il corpo fa più fatica a mantenere il ricambio proteico, cioè quel delicato equilibrio tra ciò che costruiamo e ciò che distruggiamo. Se i prodotti di scarto si accumulano, si crea terreno favorevole per infiammazione, declino della funzionalità e maggiore vulnerabilità alle malattie.

Il ruolo silenzioso dei reni nell’invecchiamento

Un aspetto che la ricerca ha messo in evidenza riguarda i reni. Questi organi funzionano come filtri: rimuovono dal sangue i sottoprodotti del metabolismo proteico e li espellono con le urine. Se la funzione renale comincia a calare anche leggermente con l’età, i metaboliti non vengono più eliminati alla stessa velocità e iniziano ad accumularsi. È esattamente ciò che è stato osservato in molti cani analizzati.

Questo collegamento tra metaboliti e reni è prezioso perché potrebbe spiegare perché alcuni cani (e alcune persone) invecchiano meglio: quando il rene mantiene una buona efficienza, il sangue rimane più “pulito” e i segnali chimici dell’invecchiamento restano più bassi. Al contrario, un rene che rallenta può far sembrare l’organismo più vecchio della sua età anagrafica.

Microbi intestinali e dieta: i registi nascosti

Non tutto viene dal corpo del cane. Una parte dei metaboliti individuati nel sangue deriva dall’azione del microbiota intestinale, cioè l’insieme dei batteri che vivono nell’intestino. Alcuni di questi microbi “lavorano” il cibo e producono molecole che poi finiscono nel circolo sanguigno. Se con l’età il microbiota cambia — per alimentazione diversa, uso di antibiotici o semplice invecchiamento dell’intestino — cambia anche il profilo dei metaboliti.

I ricercatori ora vogliono capire se i cambiamenti nei ptmAAs siano dovuti anche a variazioni del microbioma. Se così fosse, intervenire sulla dieta o sulla flora intestinale potrebbe diventare un modo per rallentare i segnali metabolici dell’invecchiamento. È una prospettiva affascinante perché si tratta di interventi poco invasivi, applicabili sia ai cani domestici sia alle persone.

Dai cani agli esseri umani: perché questo studio riguarda anche noi

Cani e umani condividono casa, aria, inquinanti, spesso anche cibo. Condividono pure malattie tipiche dell’età, come il diabete di tipo 2, l’insufficienza renale cronica e i disturbi articolari. È per questo che i cani sono un modello di invecchiamento realistico: non vivono in gabbia, ma nel nostro stesso ambiente. Se una certa famiglia di metaboliti aumenta con l’età in loro, è molto probabile che qualcosa di simile accada anche in noi.

Questo apre la strada a biomarcatori condivisi tra specie, da usare per monitorare l’età biologica, capire chi sta invecchiando più velocemente, riconoscere per tempo chi è a rischio di declino funzionale e magari personalizzare alimentazione e terapie.

I prossimi passi della ricerca

Il gruppo di studio seguirà gli stessi cani negli anni per vedere come cambiano i loro metaboliti nel tempo e come questi cambiamenti si collegano a eventi concreti: perdita di massa muscolare, peggioramento della funzione renale, comparsa di malattie croniche, riduzione della mobilità. L’obiettivo è capire se i ptmAAs e gli altri composti possano essere usati come una sorta di “contachilometri biologico”, capace di dire non solo quanti anni ha un organismo, ma quanto a lungo potrà restare in buona salute.

Se questo modello funzionerà, potrà diventare uno strumento potente nelle mani di veterinari e medici per anticipare i problemi, intervenire prima che i danni diventino irreversibili e migliorare la qualità della vita nel tratto finale dell’esistenza, sia per i cani sia per le persone.

Potrebbe interessarti anche

  • preview

    Eclissi totale di Sole del 12 agosto 2026: cos’è, come si forma e dove sarà visibile in Italia

    Il 12 agosto 2026 milioni di persone alzeranno lo sguardo verso il cielo per assistere a un evento raro e spettacolare: una eclissi totale di Sole. Si tratta di uno dei fenomeni astronomici più emozionanti che si possano osservare dalla Terra e, questa volta, interesserà anche l’Italia, rendendo l’appuntamento ancora più speciale per gli appassionati […]

  • preview

    Perché il Sole scompare durante un’eclissi? La spiegazione degli astronomi

    Vedere il Sole scomparire in pieno giorno è un’esperienza che lascia senza parole. Per qualche minuto il cielo cambia colore, la luce si attenua, la temperatura può diminuire e l’ambiente assume un’atmosfera quasi surreale. È ciò che accade durante un’eclissi di Sole, uno degli eventi naturali più straordinari che il nostro pianeta possa offrire. A […]

  • preview

    I mostri di ghiaccio: 6 fenomeni naturali

    Ogni inverno, sulle pendici del Monte Zao in Giappone, si manifesta uno spettacolo naturale affascinante e a tratti inquietante: i “mostri di neve” (Juhyo). Queste sculture di ghiaccio monumentali, modellate da condizioni meteorologiche estreme, trasformano il paesaggio in un regno surreale, attirando turisti e fotografi da tutto il mondo. Ma cosa sono esattamente questi mostri […]

  • preview

    Spazio pieno di rifiuti: la soluzione è riparare e riciclare

    Lo spazio non è più un “posto lontano” riservato a poche missioni all’anno: tra satelliti commerciali, mega-costellazioni e nuovi lanci, l’orbita terrestre sta diventando un’infrastruttura affollata, costosa e fragile. Ogni missione porta valore (dati, comunicazioni, ricerca), ma lascia anche un’ombra: hardware che invecchia in fretta, componenti impossibili da riparare e oggetti che restano in giro […]

  • preview

    Cancro: un nuovo esame fa “brillare” le cellule tumorali

    Individuare il cancro in fase iniziale è spesso la differenza tra un percorso terapeutico più semplice e uno molto più complesso. Il problema è che molte tecniche di analisi dei tessuti richiedono passaggi lunghi: preparazione del campione, colorazioni, valutazioni al microscopio e tempi di refertazione che, nella pratica clinica, possono trasformarsi in attese. In questo […]

  • preview

    Microrobot e autonomia: come funzionano i robot più piccoli mai creati

    Il futuro della robotica potrebbe stare nel palmo di una mano, anzi: potrebbe essere più piccolo di un granello di sale. Un recente lavoro su microrobot autonomi mostra che è possibile integrare in dimensioni microscopiche sensori, memoria e capacità di eseguire istruzioni, con un consumo energetico ridottissimo. Il risultato non è un “giocattolo” da laboratorio: […]

  • preview

    Microplastiche: perché alcuni organismi imparano a preferire il cibo contaminato

    Le microplastiche non sono solo un problema “chimico” o visibile a occhio nudo: possono diventare un problema di comportamento. Un nuovo filone di ricerca mostra che, dopo esposizioni ripetute per più generazioni, alcuni organismi minuscoli possono arrivare a preferire il cibo contaminato rispetto a quello pulito. Il caso più sorprendente riguarda i nematodi, piccoli vermi […]

  • preview

    Ghiacciai in Antartide: i nuovi sciami sismici che preoccupano gli scienziati

    Quando pensiamo ai terremoti, immaginiamo faglie, vulcani e placche in movimento. Negli ultimi anni, però, la scienza sta mettendo sotto i riflettori un’altra sorgente di onde sismiche: i ghiacciai. In Antartide, un nuovo lavoro ha individuato oltre 360 eventi sismici collegati al distacco e al ribaltamento di iceberg tra il 2010 e il 2023, con […]

  • preview

    Imprecare in palestra migliora davvero la performance?

    Imprecare durante un esercizio “da ultima ripetizione” sembra una cosa istintiva, quasi inevitabile. La novità è che la scienza sta iniziando a trattare questa reazione come una vera strategia di performance: alcune ricerche suggeriscono che ripetere una parolaccia (senza necessariamente urlare o disturbare gli altri) può aumentare forza e resistenza in test fisici brevi e […]

  • preview

    Aviaria, dal pollame ai bovini: come il virus sta ampliando il suo raggio

    L’influenza aviaria H5N1 non è più solo una questione legata a pollame e uccelli selvatici: negli ultimi anni ha mostrato una capacità crescente di “saltare” tra specie diverse, con episodi documentati in mammiferi e, in alcuni contesti, esposizioni umane. Un nuovo studio guidato da ricercatori della Iowa State University ha aggiunto un tassello che sta […]