Lo Squid Game: immagini troppo violente piacciono ai ragazzi? Parliamone con lo psichiatra

Si ode spesso parlare di Squid Game. In libreria si osserva un’ utenza che va da bambini di 7 anni a giovani fino ai 13 /14 intenti ad acquistare libri su questa serie tv. Sugli zaini possiamo intravvedere gadget legati alla serie televisiva più gettonata al momento.

Non è inusuale ascoltare bambini di 5 anni canticchiare in coreano, un motivo legato allo Squid Game.

Il titolo della serie/ gioco Squid Game significa letteralmente “Il gioco del calamaro“. Rappresenta una serie televisiva di nove episodi, distribuita in tutto il mondo dal 17 settembre 2021.

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La serie è stata concepita sulle base delle personali difficoltà giovanili dell’ideatore, a partire delle disparità socio-economiche vigenti in Corea del Sud.

Guardando la serie ci viene qualche dubbio

Ne abbiamo guardato qualche puntata e la prima domanda che un osservatore si pone riguarda, di certo, gli effetti dell’esposizione a tanta violenza sui giovanissimi.

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Ciò che ha attinenza con l’infanzia e l’adolescenza infatti, nella serie, riguarderebbe esclusivamente i giochi usati allo scopo di rivalsa sociale. I partecipanti sarebbero un gruppo di adulti, che nella trama, vengono scelti tra gente in condizioni di povertà e di indigenza. I prescelti vengono poi rinchiusi in una casa con scale e labirinti. I partecipanti inizialmente sono inconsapevoli della regola pregnante del gioco: chi perde al gioco, perde la propria vita.

L’innocente gioco Un, due, tre stella, ad esempio,  viene guidato da un’ enorme bambola meccanica che ammazza chiunque si muova sotto il suo sguardo.

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Tornare indietro si può nella prima fase, ma la condizione di miseria in cui vertono i partecipanti, fa si che proseguano. Dimessi e, a limite del masochismo, nonostante si rendano conto di essere capitati in un ingranaggio che ha ben poco di umano, restano. Man mano che la gente muore, aumenta il valore economico e la consapevolezza dell’arricchimento personale. Ciò porta anche ad incrementare il numero degli omicidi tra gli stessi partecipanti. Quando qualcuno inizia ad imbrogliare, viene ucciso. Il senso del gioco è dunque quello di dare un’ opportunità paritaria a tutti. Tutti sono allo stesso livello, non c’è nessuna disparità. Hanno le stesse possibilità di vivere o di morire.

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Il dottor Lorenzo Giusti psichiatra e psicoterapeuta barese ci aiuta a comprendere il fenomeno

Abbiamo chiesto un’opinione autorevole, in virtù del fatto che molti bambini tra i 7 e gli 11 anni e adolescenti, abbiano dichiarano di aver visto la serie. L’esperto interrogato è il noto dottor Lorenzo Giusti.

Psichiatra e psicoterapeuta, il dottore vanta oltre 45 anni di  esperienza clinica nell’ ambito della salute mentale e la direzione, per ben 15 anni, di una scuola di formazione psicoanalitica. Lo ringraziamo per aver accettato di partecipare ad un’intervista in esclusiva per il Quotidian Post.

Dottor Giusti le rivolgiamo qualche domanda relativamente alla serie televisiva Squid Game. Ci incuriosisce molto un parere tecnico sull’insorgenza e la diffusione di questa tendenza. Vorremmo far chiarezza su quali siano i motivi per cui i bambini siano attratti da un programma televisivo rivolto ad un pubblico di soli adulti. Ci può aiutare a capirne di più?

R – “Questa serie televisiva non sarebbe mai dovuta essere diffusa così tanto o perlomeno essere vietata ai minori, cosa oggi difficilmente praticabile considerata la possibilità di essere vista con diversi apparecchi audiovisivi. Se gli autori pensavano che avrebbe potuto avere una finalità “educativa” hanno sbagliato in pieno, sia sul piano etico morale che su quello pratico realistico. Pur tenendo presente che è stato ideato e girato in Corea, paese nel quale il valore della vita è di gran lunga inferiore a quello del nostro paese, rimane sempre nello spettatore una sensazione sgradevole e poco edificante. Ritengo davvero un inutile esercizio mentale andare a ricercare un filo psicodinamico che vada oltre quella che è una cruda realtà sotto gli occhi di tutti, cioè che nella vita le diseguaglianze sociali sono sempre esistite, anche nei paesi a forte connotazione “comunista” e sempre ci saranno. Scritto questo- continua il dottore- una serie così concepita e i vari giochi che ne sono conseguiti, hanno avuto facile presa nelle persone più fragili e soprattutto nei bimbi e negli adolescenti innescando fenomeni imitativi di bullismo e stalking sui più fragili del gruppo. Allora lo scritto precedente vale ancor di più se dal grande pubblico entriamo nelle case, realtà sicuramente più piccole per dimensioni dove la visione di simili prodotti ottiene un effetto condensato e amplificato. Genitori attenti/sani avrebbero dovuto evitare la visione ai loro figli motivandola come un prodotto squallido e non come un prodotto di nicchia nobile. Purtroppo i più, soprattutto in questo periodo pandemico, perdono spesso la lucidità necessaria e interpretano la vicenda come uno spaccato di vita reale dove i più furbi e ricchi hanno sempre la meglio e non abbiamo certo bisogno di Solone il Saggio per sottolineare che oggi questi valori sono ormai prevalenti e apprezzati dai più vili. Perché di questo si tratta ci vuole coraggio e sanità mentale per continuare a vivere qualsiasi realtà in maniera onesta, attingendo al nostro bagaglio culturale e umano, altrimenti vige la legge del più forte come nella giungla“.

Secondo lei perché questa serie piace agli adulti, a parte le caratteristiche tecniche e registiche che possono rendere appetibile la visione della serie?

R – “A mio parere piace a certi adulti non a tutti, perché trovano una sorta d’identificazione proiettiva nei più forti e furbi e forse anche una sorta di giustificazione morale ai propri comportamenti. Può piacere o no, ma la cruda realtà è che se ne parla sempre con una sorta di ammirazione e invidia dando così un ulteriore cattivo esempio educativo ai propri figli. D’altronde proibirne la visione sarebbe stato  controproducente perché gli adolescenti e anche gli adulti sono sempre più attratti dal proibito che sembra essere diventato l’unica fonte di un piacere senza limite. Inutilmente gli autori con un finale a sorpresa di pochi minuti in un certo senso giustizialista cercano di rimediare a decine d’ore di una programma-zione altamente diseducativa.

Si desume che la serie piaccia anche ai bambini, che potrebbero fruirne tramite cellulare e tramite un gioco scaricabile sullo stesso, se hanno accesso a questi strumenti, oltre che in tv“.

Secondo lei i bambini possono distinguere la genuinità del gioco proposto, dalla violenza che ne scaturisce?

R – “Non posso generalizzare, certo i bimbi più grandicelli e sani dopo pochi minuti cambiano canale perché ritengono la visione di un programma simile egodistonica rispetto al loro modo di pensare ed essere, gli altri invece trovano un rafforzamento alla loro struttura già fortemente distorta“.

Ipotizziamo che la serie piaccia ai genitori e che questi non trovino nulla di sbagliato nel guardarla insieme ai propri bambini. Sarebbe possibile essere certi che la presenza di un adulto preservi i bambini da eventuali fraintendimenti circa i comportamenti da imitare? E come facilitare ai bambini la comprensione degli eventi violenti, considerando che la linea trasversale di significati che sottende la serie?

R – “Anche ora non voglio generalizzare, ma l’adulto non può preservare i bimbi da un fraintendimento tra realtà e finzione scenica, perché non sempre ha gli strumenti giusti e neanche comprendere quella che lei, da addetta ai lavori, chiama la linea trasversale di significati che sottende la serie che non era riservata a esperti di tematiche psico/educative ma al grande pubblico”.

Partendo dalla teoria dell’ apprendimento sociale di Bandura, se un bambino, inconsapevolmente, dovesse imbattersi nella visione della serie, ci possono essere dei rischi?

R – “A mio parere assolutamente sì“.

I contenuti della serie, secondo lei, possono elicitare comportamenti devianti o bullismo alla lunga?

R – “In realtà il fenomeno è già in essere“.

Nel film “La vita è bella”, Benigni smitizza l’orrore dell’ olocausto. Spesso facciamo ricorso alla memoria, nelle scuole, nei teatri e in tv per sensibilizzare le nuove generazioni a non commettere gli errori del passato. Nel film viene magistralmente restituito il messaggio di quanto sia profondo il valore che la vita umana racchiude. Vuole aggiungere qualcosa a questo?

R – “La prego, non confrontiamo il valore da Oscar del film di Benigni con questa serie televisiva“.