Il nuovo dpcm del governo prevede anche l’obbligo della mascherina all’aperto, tranne alcune eccezioni, ma il suo uso più severo scatena molte reazioni e molti virologi auspicano soluzioni equilibrate e di buon senso per non gettare confusione nell’opinione pubblica che è alle prese con il Covid-19 da molti mesi.
I distinguo di Andrea Crisanti sull’obbligo di mascherina all’aperto
Il ministro della Salute Roberto Speranza ha presentato alla Camera le nuove iniziative del governo, contenute nel nuovo decreto che dovrebbe entrare in vigore il 7 ottobre, allo scopo di contenere i contagi da Covid-19. Tra le misure adottate si prevede l’obbligo di mascherine anche all’aperto che sta alimentando il dibattito sui media da parecchi giorni.
Andrea Crisanti, docente di microbiologia all’università di Padova, ha fatto un preciso distinguo nella sua intervista rilasciata a Buongiorno su SkyTg24: “L’obbligo di mascherina all’aperto non risolve il problema. Sicuramente protegge e io la uso sempre ma se attraversi la strada da solo e intorno a te non c’è nessuno, diventa difficilmente comprensibile“.
Il parere di Massimo Galli
Massimo Galli, responsabile malattie infettive dell’ospedale Luigi Sacco di Milano, ha espresso un parere simile nei suoi interventi televisivi e ha specificato la strategia da seguire: occorre avere sempre la mascherina nella propria disponibilità, ma si usa solo quando s’incontrano estranei per strada e non occorre indossarla se si passeggia con i familiari. In pratica, Galli suggerisce di coprire bocca e naso solo in caso di assembramenti dove il distanziamento è impossibile e, se il contenimento dei contagi richiede nuove restrizioni, le regole devono seguire sempre una logica:
“La mascherina deve essere indossata anche all’aperto quando ci sono varie altre persone in vicinanza. Se uno deve metterla mentre passeggia da solo, o sale in montagna in cordata singola, allora questa è abbastanza un’assurdità che la gente percepisce come ridicola e quindi rifiuta“.
La posizione di Matteo Bassetti
Matteo Bassetti, direttore della clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova affronta una questione molto dibattuta sull’obbligo di mascherine all’aperto: “Rendere obbligatoria la mascherina in tutta Italia all’aperto senza alcuna distinzione tra le aree geografiche a più alta e più bassa circolazione endemica è sbagliato. Fino ad aggi le Regioni e le amministrazioni locali hanno inasprito o alleggerito i provvedimenti preventivi sulla base dei dati epidemiologici locali, che sono gli unici attendibili.
L’uso delle mascherine ha senso solo in luoghi confinati, laddove non sia possibile avere certezza e garanzia del necessario distanziamento fisico oppure all’aria aperta quando non si riesca a mantenere il distanziamento. Ho provato a cercare evidenze scientifiche sull’uso della mascherina all’aria aperta e dei potenziali benefici sulla trasmissione del virus, ma non ne ho trovate“.
La critica di Giovanni Toti
Il presidente della Liguria Giovanni Toti è altrettanto critico e ha auspicato che il governo permetta alle regioni di valutare con attenzione i problemi specifici locali, prima di adottare misure obbligatorie per tutto il territorio nazionale, nel corso di un’intervista al Corriere delle Sera, raccolta da Paola Di Caro.
Toti rivendica che le regioni non esercitano alcun arbitrio, ma si avvalgono di proprie task force epidemiologiche, esperti e consulenti che sanno valutare le situazioni locali, intervenendo per isolare con misure rigide un singolo cluster in un comune o in un solo quartiere, perché l’epidemia non è uguale ovunque e gli interventi sono efficaci solo se mirati.
Toti si appella alle linee guida adottate nella Conferenza delle Regioni
In ogni caso, le linee guida dell’emergenza sono state scritte nella Conferenza delle Regioni e sarebbe quindi gravissimo, secondo Toti, se il governo adottasse norme che impediscono alle autorità locali di regolarsi secondo esigenze specifiche che il governo centrale non può conoscere a fondo.
Toti ha quindi lanciato il seguente appello sulla sua pagina Facebook: “Sulla questione mascherine e misure varie per contenere il Covid non facciamoci prendere dall’emotività! Roma lasci alle Regioni la facoltà di emettere ordinanze proprie, non ci sarebbe niente di più ingiusto che trattare territori diversi con le stesse regole“.
Le novità del dpcm
Non sembra tuttavia che il dpcm preveda particolari spazi di manovra e, secondo La Repubblica, il governo mantiene il punto sul divieto per le Regioni di adottare norme anti-contagio meno restrittive e intende aumentare i controlli delle forze dell’ordine, anche con l’aiuto dei militari. Resta inoltre sul tavolo l’idea di un inasprimento delle multe, in netto contrasto con la posizione giuridica della Francia sull’obbligo di mascherine all’aperto.
I tre casi nei quali si può fare a meno di indossare la mascherina all’aperto
Il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa ha cercato di fare un po’ di chiarezza sul dibattito, specificando una serie di casi in cui si potrà fare a meno della mascherina durante il suo intervento a Radio anch’io su Rai Radio 1, dato che l’obbligo di indossarla all’aperto del nuovo dpcm scatena molte reazioni:
- Non sono previste quando si è lontano dagli altri in campagna, in giardino, nel proprio orto
- Mentre si cammina nei boschi e in spazi desolati
- Se sì è in bici, in moto e in auto da soli o con i propri congiunti.
I dubbi dei cittadini
Sui social ci sono però polemiche, dato che la mascherina è obbligatoria non solo in luoghi chiusi, in palestra e in auto con gli amici, ma anche per strada con persone vicine e camminando in spazi aperti insieme ad altri. Di conseguenza, molti temono di togliere la mascherina quando sono da soli se poi sbucassero all’improvviso altre persone dagli incroci, compresi agenti di polizia giudiziaria.
In effetti, nessuno vuole correre il rischio di pagare la sanzione per non averla rimessa sul viso velocemente, quindi la maggior parte ritiene inevitabile indossare la mascherina quasi sempre, a causa dei controlli più stringenti e delle sanzioni più pesanti, a meno che la strada non sia realmente deserta a perdita d’occhio.
Nelle prossime settimane si valuterà meglio l’applicazione pratica del provvedimento, ma c’è il rischio che aumentino l’insofferenza e la costrizione psicologica dei cittadini, specie nelle aree densamente popolate, che mettono a dura prova la regola del distanziamento.











