Scienza

Nuovo studio: L’ivermectina potrebbe ridurre la mortalità del SARS-CoV-2

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Numerosi studi clinici stanno esaminando la molecola ivermectina e il ruolo che potrebbe avere contro il virus SARS-CoV-2. Alcuni paesi sudamericani, indiani, la Slovacchia e altri paesi europei hanno acconsentito al suo utilizzo. 

L’ivermectina è un principio attivo utilizzato, finora, come farmaco ad uso veterinario. Risulta approvato come antiparassitario dall’Organizzazione mondiale della Sanità e dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti. Sono note le proprietà antivirali e antinfiammatorie del farmaco.

L’ivermectina potrebbe avere un ruolo importante anche contro il SARS-CoV-2

Uno studio pubblicato sull’American Journal of Terapeutics, riporta che siano possibili riduzioni dei decessi per COVID-19 utilizzando l’ivermectina. Se somministrato all’inizio del decorso clinico, potrebbe ridurre la progressione della malattia. L’apparente sicurezza e il basso costo, suggeriscono che sia probabile un impatto significativo sulla pandemia di SARS-CoV-2, a livello globale. Ad oggi, pochissimi trattamenti hanno dimostrato di ridurre la mortalità da COVID-19. Il team ha valutato l’efficacia del trattamento con ivermectina nel ridurre la mortalità, negli esiti secondari e nella chemioprofilassi, tra le persone con o ad alto rischio di infezione da COVID-19.

Ridotto il rischio di morte in media del 62%

La metanalisi di 15 studi, valutando 2438 partecipanti, ha rilevato che l’ivermectina abbia ridotto il rischio di morte mediamente del 62%. Tuttavia l’analisi dei sottogruppi non ha chiarito se una singola dose sia sufficiente. L’effetto sulla riduzione dei decessi è stato coerente tra sottogruppi di malattie da lievi a moderate sino a quelle gravi.

Attualmente, l’ivermectina è disponibile in commercio e risulta essere conveniente in molti paesi a livello globale. Per questi motivi, l’esplorazione della potenziale efficacia del farmaco contro il virus SARS-CoV-2, potrebbe essere di particolare importanza anche in presenza di risorse economiche limitate. Gli studi condotti sul trattamento hanno mostrato rari effetti collaterali gravi.

L’ivermectina potrebbe avere un impatto sulla salute e sugli esiti economici della pandemia

Se fosse dimostrata l’ efficacia come trattamento per COVID-19, il rapporto costo-efficacia dell’ ivermectina dovrebbe essere considerato di notevole importanza, rispetto ai trattamenti e alle profilassi esistenti. La Front Line COVID-19 Critical Care Alliance ha concluso che l’ivermectinadimostra un forte segnale di efficacia terapeutica” in virtù dei ridotti casi di decessi. Tuttavia il National Institutes of Health negli Stati Uniti ha recentemente affermato che “non ci sono dati sufficienti per raccomandare a favore o contro l’uso di ivermectina per il trattamento di COVID-19“. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, ne sconsiglia l’uso al di fuori degli studi clinici. 

Data l’evidenza dell’efficacia, della sicurezza e del basso costo, è probabile che l’ivermectina abbia un impatto sulla salute e sugli esiti economici della pandemia in molti paesi. L’ivermectina non è un farmaco nuovo e sperimentale con un profilo di sicurezza sconosciuto, ma una “medicina essenziale” dell’OMS, già utilizzata in diverse indicazioni, in volumi cumulativi colossali. I corticosteroidi sono diventati uno standard di cura accettato nel COVID-19, basato su un singolo RCT di desametasone. Se un singolo RCT è sufficiente per l’adozione del desametasone, allora a maggior ragione l’evidenza di 12 RCT supportano l’adozione dell’ivermectina.

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