La ‘Pasqua’ degli antichi romani: il culto di Attis

un rito tra mitologia ed esoterismo

La 'Pasqua' degli antichi romani: il culto di Attis
La 'Pasqua' degli antichi romani: il culto di Attis

Alla divinità era dedicato un ciclo di festività ”primaverili” dal 15 e il 28 marzo di ogni anno.

Secondo l’immaginario collettivo la Pasqua è la più importante ricorrenza del cristianesimo. Essa celebra la risurrezione di Gesù, avvenuta, secondo le confessioni cristiane, nel terzo giorno dalla sua morte in croce, come narrato nei Vangeli.

Non tutti sanno che oltre ad essere celebrata nella religione ebraica, sotto vesti diverse e principi liturgici lontani da quelli cattolici, fin da tempi remoti, durante la primavera, erano celebrati riti propiziatori pagani che cadevano in questo particolare tempo dell’anno.

Tra questi spicca sicuramente il culto di Attis nella Roma Imperiale.

Il mito di Attis

Cibele, l’androgina madre di tutte le divinità, per dissetarsi si recava a una sorgente. Un giorno Dioniso trasformo l’acqua in vino sicché la dea si addormentasse. Quando ciò avvenne legò il suo membro a un albero e dopo un soprassalto un fiume di sangue inondò la terra e nacque un melograno.

Successivamente la figlia di Sangario – dio dei fiumi – Nana fu attratta dall’albero. Colse il frutto e lo portò con sé ignara del fatto che avrebbe dato alla luce Attis. Cibele se ne innamorò perdutamente e quando divenne un giovinetto, prima delle nozze, per gelosia lo fece impazzire inducendolo ad evirarsi. Attis morì dissanguato, la dea pentita e addolorata del fatto tragico chiese a Zeus di riportarlo in vita. Ciò non accadde mai ma fu possibile solo non far decomporre il corpo del giovane.

Il culto di Attis a Roma

Già durante il I secolo a.C. la figura di Attis era nota ai Romani basti pensare al mito nel carmen LXIII del Liber Catullianus. Durante l’Impero Attis era un personaggio la cui morte e resurrezione simboleggiava il ciclo vegetativo della primavera.

Ad Attis era dedicato un ciclo di festività che si teneva fra il 15 e il 28 marzo, e che celebrava la morte e la rinascita della divinità. Tra questi culti ricordiamo: il Sanguem, celebrato dai Galli e l’Hilaria. Tracce di questi riti, presero il nome di Attideia, sono presenti anche in colonie greco-romane.

Il rito del sangue a Nocera Terinese

Secondo lo storico ed etnografo Antonio Basile, il rito del sangue di Attis sopravvive ancor oggi in una manifestazione dei riti della settimana santa a Nocera Terinese in Calabria.

In loco i vattienti effettuano il “rito devozionale” della flagellazione consistente nel percuotersi cosce e gambe con tredici pezzi di vetro collocati su un pezzo di sughero denominato “cardo”.

In tal senso Basile asseriva che: “«[..] non è meraviglia che sopravviva ancora in un vecchio paese della Calabria il rito antichissimo del sangue: originario per la morte di Adone e per la sua resurrezione e per la morte e la resurrezione di Attis esso rimane in Nocera Terinese, ma adottato alla commemorazione della morte e della resurrezione del Cristo, come sopravvivenza o meglio reviviscenza»”.

Maria Carola Leone
Maria Carola Leone, classe 1990. Laureata in Lingue e Letterature Moderne dell'Occidente e dell'Oriente - Curriculum orientale (Arabo, Ebraico e Francese) con votazione 110/110 e lode. Parlo correttamente 5 lingue: inglese, francese, spagnolo, arabo ed ebraico.Da sempre sostenitrice dell'arte e della cultura intraprende il suo percorso da culture-teller a 11 anni quando pubblica il suo primo articolo giornalistico sul quotidiano 'La Sicilia'. Continua a scrivere fino a quando nel 2012 entra a far parte della condotta Slow Food 570 diventando Responsabile dei Progetti educativi, editoriali e culturali collaborando attivamente e con serietà al progetto.Attualmente è Docente di Lingue Straniere presso una scuola superiore di Palermo e si occupa di Digital Marketing e Traduzioni.
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