Preoccupazione in Messico per il vulcano Popocatepetl

Una grande esplosione verificatasi nel pomeriggio di ieri all'interno del vulcano Popocatepetl, sta destando grande preoccupazione in Messico.

Una grande esplosione si è verificata nel pomeriggio di ieri, all’interno del vulcano Popocatepetl in Messico, destando grande preoccupazione fra tutti gli abitanti dei villaggi alle pendici del vulcano. Il Popocatepetl è uno dei vulcani più pericolosi dell’America centrale e si trova nella regione di Puebla a 70 km a sud-est di Città del Messico, il secondo vulcano più alto del Messico, raggiungendo i 5.465 metri sul livello del mare e secondo solo al vulcano Citlaltépetl (o “Pico de Orizaba”). Le autorità messicane immediatamente attivatesi, per voce del direttore del Dipartimento di Analisi e Gestione dei rischi Oscar Zepeda, hanno diramato l’allerta gialla, raccomandando alla popolazione di non penetrare all’interno della fascia di sicurezza di 12 chilometri indicata dalla Protezione civile messicana e di mettere in atto tutte le misure necessarie per proteggersi da una eventuale ricaduta al suolo delle ceneri vulcaniche.

Un vulcano da sempre pericoloso

La situazione preoccupa le autorità messicane, in quanto il Popocatepetl è uno dei vulcani più attivi al mondo. Pur se oggi la sua attività è classificata dagli esperti come moderata, questa risulta essere costante con emissioni continue di fumarole e repentine e impreviste eruzioni minori di ceneri e materiale vulcanico. Dal 1354 sono state registrate 18 grandi eruzioni, l’ultima delle quali è stata quella del dicembre del 2000. Ricordata come la più spettacolare e intensa del Popocatepetl negli ultimi secoli, in quella occasione a causa di una intensa attività eruttiva durata tutta la notte, le autorità intervenute sul posto sono state costrette a evacuare i residenti dai villaggi presenti in un raggio di 24 km dal cratere e ormai ricoperti di cenere, fortunatamente senza che vi fossero vittime ma solo un grande spavento e gravi disagi per più di 40.000 persone.

La tragica eruzione del 2017

Anche se non altrettanto spettacolare, ha avuto conseguenze più tragiche l’eruzione verificatasi dopo il violento terremoto del settembre 2017, terremoto che ha causato centinaia di vittime in tutto il Messico centrale e nella stessa capitale Città del Messico. Il vulcano in quell’occasione ha iniziato la sua attività eruttiva proprio dopo il terremoto di magnitudo 7,1, provocando la morte di 15 persone nel villaggio di Atzitzihuacan. Ma il Popocatépetl aveva già eruttato nello stesso anno nel mese di luglio, quando le colonne di fumo alte 2 mila metri avevano bloccato il traffico aereo del Centro America. Altre fumate nere sono state registrate nell’aprile e nel novembre 2016, nel febbraio e nell’ottobre 2015 e nel luglio 2013, anche se per fortuna in tutte queste occasioni il Popocatépetl non si è reso protagonista di eruzioni esplosive.

Il Messico parte dell’«Anello di fuoco»

La causa di questa intensa attività vulcanica è dovuta al fatto che il Messico è parte di quella zona che i sismologi chiamano l’«Anello di fuoco», una zona particolarmente attiva che si estende a ferro di cavallo attraverso il Pacifico dall’Indonesia al Giappone verso l’Alaska fino al Cile e che vede in territorio messicano la presenza di 30 vulcani attivi, fra cui svetta con 5.610 metri di altezza il Citlaltépetl, terza vetta del Nord America, seguito dal Popocatépetl.

Un Dio per i popoli Aztechi

Della pericolosità del vulcano erano consapevoli anche le popoIazioni precolombiane che proprio a causa della sua continua attività eruttiva gli affibbiarono il nome di Popocatépetl, in lingua nahuatl “montagna (tepētl) che emette vapore (popōca)”, venerandolo al tempo stesso come una divinità azteca con un suo specifico culto. Al giorno d’oggi il culto sopravvive in forma simbolica: i “temperos del vulcano Popocatépetl” come vengono chiamati i guardiani del vulcano, celebrano riti nei santuari consacrati a Popocatépetl che si trovano tra le piantagioni e le zone boscose alle pendici del vulcano per invocare la benedizione della pioggia, così come la protezione del dio per i raccolti, riferendosi allo stesso come Don Goyo o Serafín. I temperos che fanno parte delle comunità che popolano le pendici del vulcano, assicurano di poter comunicare con il Vulcano dopo un’esperienza che li ha portati vicino alla morte, come l’essere stati colpiti da un fulmine o aver sofferto per una grave malattia.

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