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Nuovi studi: l’obesità non è sempre sinonimo di cattiva salute

Non siamo tutti uguali quando si tratta di obesità”, ad affermarlo un ricercatore. L’obesità non è sempre sinonimo di cattiva salute. Ecco cosa stanno imparando gli scienziati sull’argomento attraverso uno studio riportato su Science.

Una ricerca su Science dimostrerebbe che non siamo tutti uguali quando si tratta di obesità. Samuel Klein, direttore del Nutrition Obesity Research Center, presso la Washington University di St. Louis, ha condotto dal 2016 uno degli studi più esaustivi sull’argomento. Lo scopo della ricerca è stato rivolto a comprendere il motivo per cui alcune persone con obesità risultino “resistenti” alle conseguenze negative di tale condizione. Lo studio ha intenso, inoltre, stabilire se il grasso sottocutaneo sia diverso nei gruppi di obesi metabolicamente sani da quelli non sani. Il gruppo di lavoro ha riscontrato, in primis, una maggiore produzione di tessuto fibroso nel grasso di un gruppo metabolicamente non sano, rispetto alle controparti metabolicamente sane. La scienza rafforza ciò che gli atleti con taglie forti, sostengono, dunque: “Essere grassi non deve significare essere malsani“. Non esiste una definizione unica di MHO (obesità metabolicamente sana). “Ci sono persone geneticamente predisposte all’obesità che hanno un basso rischio cardiaco“, afferma Cynthia Bulik esperta di disturbi alimentari presso l’ Università del Nord Carolina.

L’obesità non è sempre sinonimo di cattiva salute: una nuova definizione di MHO

Lo studioso Schulze e i suoi colleghi, hanno proposto una nuova definizione di MHO basata sui dati di due coorti esistenti con una gamma di BMI (Body Mass Index) una comprendente circa 12.000 adulti statunitensi e l’altra 374.000 adulti britannici. I ricercatori hanno trovato tre criteri chiave: pressione sanguigna sistolica inferiore a 130 senza farmaci, nessun diabete e un rapporto vita-fianchi inferiore a 0,95 per le donne e inferiore a 1,03 per gli uomini. Circa il 40% della coorte degli Stati Uniti e il 20% della coorte del Regno Unito soddisfacevano tale definizione e, in 14 anni, quelle persone non sembravano più a rischio di morte per malattie cardiache, ictus, diabete, rispetto alle persone metabolicamente sane di peso normale. (La scoperta si applicava solo alle persone con un BMI inferiore a 40; al di sopra di questo, il rischio di morte risultava elevato indipendentemente dalla salute metabolica.)

Schulze avrebbe aggiunto che il rapporto vita-fianchi, un componente del calcolatore di rischio, è qualcosa che un medico può misurare. Un modo per lottare per un corpo più sano, dal punto di vista metabolico, è con il movimento o l’esercizio, che può migliorare la risposta all’insulina e aiutare a eliminare il grasso dal fegato, anche senza perdita di peso. Non si tratterebbe di grasso, dunque, ma di essere in forma. Clinici e ricercatori come Bulik e Vidal-Puig, preferiscono tuttavia concentrarsi meno sull’IMC (Indice di Massa Corporea) di una persona e più sui marker cardiaci e metabolici, come i trigliceridi e la pressione sanguigna.

Uno studio sull’obesità del Southwestern Medical Center dell’Università del Texas

In un laboratorio presso il Southwestern Medical Center dell’Università del Texas è stato condotto uno studio sull’obesità, attraverso la modificazione di alcuni animali. Dei topi geneticamente modificati hanno dato alla luce i topi più grassi del mondo. Il primo gruppo genitoriale era privo dell’ormone leptina (soppressore dell’appetito). L’altro gruppo di genitori ha prodotto l’ormone adiponectina in eccesso, proveniente da cellule adipose, che supportano la salute metabolica. Quest’ultimo proteggerebbe endotelio e fegato dalle malattie legate all’obesità, come il diabete di tipo 2. I topi sperimentali sono nati dall’unione dei tratti dei loro genitori. Tuttavia pur mangiando ed essendo obesi, gli animali avevano livelli di colesterolo e glicemia sani e non mostravano segni di malattie metaboliche. Non risultavano, però, carenti di leptina e quindi sani. “Erano eccezionalmente sani tra virgolette“, ha sostenuto il ricercatore sul diabete Philipp Scherer. Nonostante la salute metabolica, infatti, i topi non hanno vissuto una vita normale: spesso si sbilanciavano e capovolgendosi restavano bloccati, causando per se stessi disidratazione e morte.

Lo studio spiega che il grasso sottocutaneo sarebbe meno dannoso

Il grasso dei topi esaminati all’interno dello studio condotto, era immagazzinato sotto la pelle piuttosto che nei muscoli o in organi come il fegato. Questo dimostra che in persone con grasso viscerale eccessivo collocato in profondità nell’addome, ci sarebbe maggior rischio di problemi di salute, rispetto alle persone con elevati volumi di grasso sottocutaneo. A conferma di ciò, la malattia metabolica si verificherebbe in presenza di alto grasso viscerale, come ha affermato Bernard Zinman, endocrinologo dell’Università di Toronto. Il grasso viscerale genera molecole infiammatorie e, studi di imaging, hanno dimostrato che questo processo è associato all’accumulo di grasso nel fegato, nel pancreas e nei muscoli. Il grasso sottocutaneo invece sarebbe anche una valvola di sicurezza: senza una tale zona per riporre i depositi di grasso extra, gli stessi viaggiano nella regione viscerale. I disturbi quali sindromi da lipodistrofia, per cui le persone affette non possono accumulare grasso sottocutaneo, comportano magrezza in tali soggetti che, comunque, sviluppano diabete e malattie del fegato grasso.

Diversi sottotipi di obesità

Esistono sottotipi di obesità“, alcuni più dannosi di altri, ha affermato Sadaf Farooqi dell’Università di Cambridge. “Le persone che si qualificano come sovrappeso o obese dovrebbero generalmente cercare di perdere peso. C’è una chiara correlazione tra aumento di peso e aumento del rischio di diabete di tipo 2“. Inoltre l’obesità è associata a problemi di salute, ben oltre le anomalie metaboliche, inclusi vari tipi di cancro e usura delle articolazioni. I ricercatori stanno anche lavorando per definire l’obesità metabolicamente sana (MHO), ed esaminare quanto sia comune e per quanto tempo persista nel corso della vita. Pur concordando sul fatto che l’obesità e la cattiva salute possano viaggiare insieme, determinanti sociali della salute, come la povertà, la discriminazione e l’accesso al cibo sano, giocano un ruolo importante, secondo lo studioso Bacon. E infatti, alcuni studi hanno dimostrato che le persone con obesità che non hanno disfunzioni metaboliche, sono spesso più istruite e più ricche di quelle con problemi di salute associati all’obesità.

Perdere peso migliora indubbiamente la salute

Molti scienziati affermano che il grasso in eccesso può comportare rischi significativi per la salute e che perdere peso può migliorare la qualità della vita. Gli scienziati hanno a lungo esplorato i collegamenti tra obesità e problemi di salute. Ad esempio, secondo uno studio del 2020 in Obesity Science and Practice su quasi 3 milioni di adulti del Regno Unito, monitorati per una media di 11 anni, persone con un BMI compreso tra 30 e 35 avevano un rischio di diabete di tipo 2 cinque volte superiore a quello delle persone la cui BMI è stato definito come normale. Per un BMI da 40 a 45, il rischio era 12 volte più alto. L’obesità è anche associata a un rischio più elevato di malattie cardiache, ictus, apnea notturna, alcuni tipi di cancro e osteoartrite. Eppure molte persone obese hanno livelli di colesterolo e glicemia sani, mentre molte persone magre no. Le tendenze variano anche in base all’etnia. Le persone di origine sud-asiatica “sviluppano il diabete senza i livelli di obesità in altre popolazioni“, afferma Farooqi. “Non siamo tutti uguali“.

Al contrario, il grasso sottocutaneo può nutrire una buona salute, fungendo da riserva di energia e aiutando a proteggere muscoli e ossa. Alcune prove indicano che le persone con disturbi come insufficienza cardiaca o cancro stanno meglio se sono leggermente sovrappeso, rispetto a se sono magre. Nel 2005, un team di ricerca del CDC e del National Cancer Institute ha riferito che, le persone in sovrappeso ma non obese, nel complesso, mostravano tassi di mortalità leggermente inferiori rispetto alle persone il cui peso si qualificava come normale. “Il grasso è nostro amico e ne abbiamo bisogno“, afferma Scherer.

L’adiponectina giocherebbe un ruolo nella capacità di immagazzinamento sottocutaneo, secondo Scherer

La maggior parte delle persone che sono metabolicamente sane e obese ad un certo punto passano a essere metabolicamente malsane”, afferma Frank Hu, co-direttore del programma di epidemiologia e prevenzione dell’obesità presso la Harvard TH Chan School of Public Health.

Nel frattempo, il creatore dello studio sul topo più grasso del mondo Scherer, ha continuato a sondare il ruolo dell’adiponectina.  Nota che il grasso malsano, con molta infiammazione e fibrosi, genera meno adiponectina. Nei topi un eccesso di ormone sembra espandere la loro capacità di immagazzinamento sottocutaneo. L’adiponectina proteggerebbe, quindi, i topi dal diventare metabolicamente malsani con l’età, è questa la conclusione che l’articolo di Scherer e dei colleghi è stato riportato su “eLife” quest’anno.

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