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Archeologi trovano un tesoro faraonico: ushabti e sarcofago svelano nuovi segreti
Tanis, la città dimenticata che nasconde ancora un tesoro

Nel cuore del delta del Nilo, l’antica Tanis torna a far parlare di sé grazie a un nuovo straordinario ritrovamento che profuma di tesoro nascosto. Nella necropoli reale, una missione archeologica francese ha riportato alla luce 225 statuette ushabti e un enigmatico sarcofago di granito nella tomba di Osorkon II, riaccendendo i riflettori sulla dinastia XXII e sulle sue complesse pratiche funerarie. Secondo un approfondimento pubblicato su Finestre sull’Arte dedicato alle nuove scoperte di Tanis , si tratta della scoperta più importante nell’area dal 1946.
Un tesoro di ushabti per Sheshonq III
Le 225 statuette ushabti sono state individuate nella camera settentrionale della tomba di Osorkon II, ancora disposte nel loro contesto originario, immerse in strati di limo accumulati nei secoli. Le iscrizioni hanno permesso di attribuirle al faraone Sheshonq III, uno dei sovrani più rappresentativi della XXII dinastia, la cui sepoltura completa restava finora avvolta dal mistero.
Gli ushabti, piccole figure funerarie spesso realizzate in faience, pietra o legno, erano considerati veri e propri servitori del defunto nell’aldilà. Venivano deposti in gran numero accanto al faraone per svolgere al suo posto i lavori richiesti nel mondo ultraterreno, garantendogli riposo eterno e prestigio anche dopo la morte. La quantità e la qualità di questi esemplari indicano un rango elevato e un rituale funerario particolarmente curato.
Il tesoro silenzioso del sarcofago senza iscrizioni
Accanto alle statuette è riemerso un massiccio sarcofago di granito, noto da tempo agli archeologi ma finora privo di attribuzione certa a causa dell’assenza di geroglifici. Proprio il legame spaziale e simbolico con gli ushabti di Sheshonq III ha spinto gli studiosi a riconsiderare l’insieme come un unico complesso funerario, suggerendo che il sarcofago possa appartenere allo stesso sovrano.
Questo scenario apre nuove ipotesi: Sheshonq III potrebbe essere stato deposto direttamente nella tomba di Osorkon II, oppure il suo corredo funerario potrebbe essere stato trasferito in un secondo momento per proteggerlo dai saccheggi, pratica non rara nelle fasi più instabili della storia egizia. In entrambi i casi, il legame tra i due faraoni risulta più stretto di quanto si pensasse finora.
Ushabti e potere reale: cosa raccontano le statuette
Le statuette ushabti non erano semplici oggetti votivi, ma elementi chiave del linguaggio del potere. Numero, materiale, iscrizioni e iconografia contribuivano a definire il ruolo del defunto nell’aldilà. Nel caso di Sheshonq III, la presenza di oltre duecento figure suggerisce una volontà precisa di affermare il suo status, anche in un periodo storico segnato da frammentazione politica e tensioni dinastiche.
Analizzando la fattura e le formule geroglifiche, gli archeologi possono ricostruire non solo aspetti rituali, ma anche reti di artigiani, committenze e contatti tra diverse aree del paese. Ogni ushabti diventa un tassello di un mosaico più ampio, in cui la necropoli reale di Tanis si conferma come uno dei centri funerari più importanti del Terzo Periodo Intermedio.
Tanis e la necropoli reale: un laboratorio di storia dinastica
La scoperta si inserisce in una lunga tradizione di ritrovamenti spettacolari a Tanis, iniziata negli anni Trenta del Novecento con le campagne di Pierre Montet. A differenza di altre necropoli saccheggiate in antico, molte tombe reali di Tanis hanno restituito corredi quasi intatti, costringendo gli studiosi a rivalutare la ricchezza e il peso politico delle dinastie XXI e XXII nel nord dell’Egitto.
La nuova evidenza su Sheshonq III aggiunge un tassello importante: non solo conferma la centralità di Tanis come capitale e centro funerario, ma suggerisce che la gestione degli spazi sepolcrali potesse essere più flessibile del previsto, con riusi, sovrapposizioni e trasferimenti di corredi tra tombe diverse.
Pratiche funerarie e riuso delle tombe reali
La possibile co-occupazione della tomba di Osorkon II da parte di Sheshonq III invita a riconsiderare le pratiche funerarie del tempo. In un’epoca segnata da difficoltà economiche, conflitti e minacce di saccheggio, la scelta di concentrare più sepolture reali in uno stesso complesso potrebbe essere stata una strategia deliberata per proteggere corredi preziosi e simbolicamente cruciali.
Il riuso di sarcofagi, camere e corridoi non va interpretato come segno di decadenza, ma come adattamento creativo alle condizioni storiche. Tanis diventa così un laboratorio in cui leggere, strato dopo strato, le strategie con cui i faraoni cercavano di preservare la propria memoria e il proprio prestigio anche in tempi incerti.
Una scoperta che riapre le domande sulla dinastia XXII
Il collegamento tra gli ushabti di Sheshonq III e il sarcofago anonimo rappresenta un punto di svolta per lo studio della XXII dinastia. Se l’attribuzione verrà confermata da future analisi, gli studiosi avranno finalmente un contesto più chiaro per la sepoltura di un sovrano rimasto finora in ombra rispetto ad altri faraoni più celebri.
Le ricerche proseguiranno con indagini archeologiche, analisi dei materiali, studi epigrafici e confronti con altre sepolture reali. Ogni nuovo dettaglio potrà contribuire a definire meglio il quadro politico, religioso e culturale di un’epoca ancora in parte avvolta dall’oscurità, in cui Tanis continua a emergere come una fonte inesauribile di dati e domande.









