Un “luogo di delizie”: Villa Visconti Borromeo Litta

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Autentico ” luogo di delizie” secondo la concezione rinascimentale,Villa Litta di Lainate fu creata intorno al 1585 da Pirro I°Visconti Borromeo, che trasformò così un cascinale che era adibito alla produzione agricola.
Mecenate milanese di ampia ed eclettica cultura, assunse alcuni tra i più importanti artisti lombardi, com l’architetto Massi e i pittori Camillo Procaccini e Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone.
Pirro organizzò l’archietettura del palazzo e il giardino, creando il celebre “Ninfeo” o “edificio di frescura”, una mirabile successione di locali decorati a mosaici, grotte artificiali dagli articolati e ricchi giochi d’acqua, grazie ad un impianto avveniristico, anticipatore di tempi più moderni.

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Dopo il 1721 fu Giulio Visconti Borromeo Arese a costruire il Palazzo Occidentale, detto anche “Quarto Nuovo”.Grazie all’ultimo erede, il marchese Antonio Litta, Villa Litta ebbe un altro periodo di splendore in cui il giardino fu rinnovato secondo i canoni del tardo ‘700 e fu ricostruita la facciata del Ninfeo. Magnifici sono gli affreschi del palazzo dipinti nel 1852 in un ciclo affrescato da Carlo Bossoli, in tutto quattro, ospitati nel museo di Arte Moderna e Contemporanea di Varese.

Pirro Visconti Borromeo, dopo aver frequentato famiglie come i Medici e i Gonzaga volle eguagliarne la bellezza artistica delle nobiliari residenze, così creò il Ninfeo, considerato” uno dei luoghi di delizie più raffinati  del Rinascimento.

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L’edificio si presenta ornato da statue, mosaici e grottesche fontane, oltre a raffinati affreschi: tutto l’insieme sembra rappresentare un mondo fantastico, che si può intravvedere dalle figure geometriche floreali ed antropomorfe o i celebri scherzi d’acqua, che stupirono poeti come Stendhal.

Le opere disperse furono nuovamente raccolte per tornare ad essere ammirate dal 1990, grazie all’intervento del comune di Lainate e l’opera dell’Associazione degli Amici di Villa Litta.

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Le decorazioni, tutte nello stile del tardo Rinascimento Lombardo, furono rievocate da Gian Paolo Lomazzo in un’opera poetico-dialettale “Arabeschi”, stampato all’epoca e dedicato a Pirro I°.

Grazia Paganuzzi