
Credevamo di averle sentite tutte, ma a quanto pare no. Anders Breivik, oggi 37enne, il terrorista norvegese di estrema destra condannato a 21 anni di carcere – il massimo della pena in Norvegia – perchè il 22 luglio 2011 uccise 77 persone nei due attentati ad Oslo e sull’Isola di Utøya, ha denunciato il proprio Paese perché subirebbe una “detenzione disumana“ nella prigione della città di Skien, a sud-ovest della capitale, dove è rinchiuso.
Breivik uccise 8 persone e causò numerosi feriti piazzando una bomba presso il Regjeringskvartalet, il quartier generale del governo, all’esterno di alcuni uffici come quello del Primo Ministro Jens Stoltenberg; poi, circa due ore più tardi, vestito da agente di polizia, sparò uccidendo 69 giovani radunati in un campo estivo organizzato sull’Isola di Utøya dalla Lega dei Giovani Lavoratori, facente parte del Partito Laburista Norvegese. L’assassino giustificò il suo gesto come una reazione alla politica di accoglienza di quest’ultimo verso gli immigrati, musulmani in particolare, e non se n’è mai pentito.
Nel settembre scorso aveva minacciato lo sciopero della fame dichiarandosi pronto a morire per lo stesso motivo per cui ha sporto denuncia pochi giorni fa e nel febbraio 2014 aveva messo per iscritto lamentele analoghe, asserendo che la sua detenzione, che ha definito una forma di “tortura”, lo stava uccidendo. Inoltre il terrorista chiedeva un nuovo modello di Playstation – “per adulti” –, un computer moderno e più denaro – pari a quello che hanno a disposizione gli altri detenuti –, nonché l’abolizione delle perquisizioni corporali.
Ovviamente il governo norvegese ha rimandato le accuse al mittente, spiegando che il detenuto a possibilità di spostamento nella sua cella, uno spazio per la ginnastica, per guardare la televisione e persino una console per i videogiochi.
Intanto domani, mercoledì 15 marzo, Anders Breivik – che sottoposto ad una perizia psichiatrica è stato giudicato capace di intendere e di volere e presenta solo un elevato disturbo narcisistico della personalità – è comparso nuovamente davanti alla Corte nella palestra della struttura carceraria, adibita a tribunale. Alcuni parenti delle sue vittime hanno comunicato che non avrebbero seguito l’udienza, indignati anche perchè l’uomo è ancora sotto i riflettori.











