Le festività natalizie, con i loro sontuosi banchetti e le delizie culinarie, rappresentano un momento di gioia e condivisione. Per chi soffre di allergie alimentari, tuttavia, questo periodo può trasformarsi in un vero e proprio campo minato. Una nuova speranza arriva dalla Francia, dove un team di ricercatori ha sviluppato un vaccino promettente, capace di contrastare lo shock anafilattico nei topi, aprendo la strada a una potenziale terapia a lungo termine per le allergie alimentari.
Una rivoluzione per chi soffre di allergie? Il vaccino IgE-K
Verso un futuro senza paura per i soggetti allergici
Secondo le stime, oltre tre milioni di persone in tutto il mondo vivono con allergie alimentari, mentre un numero ancora maggiore soffre di reazioni allergiche a pollini, polvere o peli di animali. Sebbene i farmaci da banco possano alleviare i sintomi, in alcuni casi le reazioni allergiche possono essere fatali, sfociando in anafilassi.
Anafilassi
- Definizione: Reazione allergica grave e potenzialmente letale, caratterizzata da un rilascio massiccio di sostanze infiammatorie che causano difficoltà respiratorie, calo della pressione sanguigna e perdita di coscienza.
- Curiosità: Il termine “anafilassi” deriva dal greco “ana” (contro) e “phylaxis” (protezione), indicando una reazione opposta alla protezione immunitaria.
- Dati chiave: L’anafilassi richiede un intervento medico immediato, spesso tramite l’iniezione di epinefrina (adrenalina) con un autoiniettore (EpiPen).
In caso di anafilassi, il sistema immunitario reagisce in modo eccessivo, rilasciando una cascata di sostanze chimiche infiammatorie che provocano il restringimento delle vie aeree. Questo evento mette a dura prova il cuore e i vasi sanguigni, limitando l’apporto di ossigeno al cervello e agli altri organi vitali. La diagnosi precoce, soprattutto per le allergie a crostacei o frutta a guscio, è fondamentale per evitare l’esposizione a questi alimenti. In caso di emergenza, l’EpiPen, un autoiniettore di epinefrina, può rilassare le vie aeree e salvare la vita, ma deve essere sempre a portata di mano, un aspetto che può risultare problematico, soprattutto per i bambini.
Il nuovo approccio: educare il sistema immunitario
Un approccio alternativo consiste nell’educare il sistema immunitario a neutralizzare la sua reazione eccessiva. Proprio in questa direzione si muove la ricerca condotta dall’Università di Tolosa, in Francia, che ha presentato un trattamento a lungo termine in grado di prevenire lo shock anafilattico nei topi. Attraverso un vaccino, i ricercatori hanno riprogrammato una parte del sistema immunitario per combattere le immunoglobuline E (IgE), proteine coinvolte nelle reazioni allergiche gravi. Una singola iniezione nei topi ha scatenato una vera e propria ondata di anticorpi contro le IgE, i cui livelli sono rimasti elevati per almeno 12 mesi, un periodo significativo considerando la breve vita media di un topo. Nonostante questa “guerra civile” immunitaria, le difese dei topi sono rimaste in grado di combattere un’infezione parassitaria. In teoria, il vaccino potrebbe rappresentare una terapia universale per la maggior parte delle allergie alimentari, dalle arachidi ai crostacei.
Sebbene siano necessari ulteriori test prima di poter avviare le sperimentazioni cliniche sull’uomo, il trattamento si presenta come un “candidato terapeutico molto allettante che soddisfa un’importante esigenza”, come ha sottolineato Danielle Libera della McMaster University, che non ha partecipato allo studio.
Come funziona il sistema immunitario e perché impazzisce?
Un esercito di cellule immunitarie pattuglia costantemente il nostro corpo per sorvegliare e combattere gli invasori. Quando il sistema rileva un pericolo, come patogeni, cellule tumorali o organi estranei, entra in azione. Alcune cellule individuano la minaccia e fungono da segnale per altre truppe immunitarie. I linfociti T si attivano e si legano fisicamente al bersaglio, rilasciando sostanze chimiche tossiche che perforano la membrana protettiva dell’invasore. I linfociti B inviano anticorpi su misura per neutralizzare ulteriormente il nemico.
A volte, però, questa macchina ben oliata si inceppa. Le allergie sono causate dal fuoco amico dei linfociti B, che producono anticorpi per soddisfare le esigenze del corpo. Le immunoglobuline G (IgG) forniscono un supporto immunitario generale. Le immunoglobuline A (IgA) proteggono il rivestimento dell’intestino e dei polmoni. Le IgE combattono i parassiti e, purtroppo, scatenano anche gravi reazioni allergiche.
Nel caso delle allergie alimentari, ad esempio, gli allergeni presenti nell’intestino inducono i linfociti B a passare dalla produzione di IgG a IgE specifiche per l’allergene. Nel flusso sanguigno, le IgE incontrano i mastociti, li sensibilizzano all’allergene e li mantengono in stato di allerta. Se la persona ingerisce nuovamente un alimento contenente lo stesso allergene, quest’ultimo si lega alle cellule sensibilizzate, inducendole a rilasciare un’ondata di sostanze chimiche, come l’istamina.
Sintomi immediati e reazioni a catena
I sintomi sono immediati: i vasi sanguigni si dilatano e diventano permeabili, causando arrossamento, gonfiore e un improvviso calo della pressione sanguigna. I muscoli lisci si contraggono e restringono le vie aeree. I mastociti reclutano un numero ancora maggiore di cellule immunitarie e l’infiammazione e la produzione di muco nei polmoni aumentano vertiginosamente.
L’EpiPen contrasta immediatamente alcune di queste reazioni e fornisce tempo prezioso per un trattamento più intensivo. I pazienti devono averlo sempre a portata di mano e non ha un effetto preventivo. Nel 2024, la FDA statunitense ha approvato una terapia a base di anticorpi che riduce i livelli di IgE nel corpo dopo un’esposizione accidentale all’allergene, come misura preventiva. Il trattamento richiede un’iniezione ogni due o quattro settimane, è costoso e, paradossalmente, può inavvertitamente scatenare l’anafilassi in alcune persone.
La soluzione suto-prodotta: Il vaccino IgE-K
Invece di iniettare un anticorpo contro le IgE, perché non indurre il corpo a produrlo da solo? L’idea è stata proposta per la prima volta all’inizio degli anni ’90, ma presentava ostacoli, soprattutto a causa degli effetti collaterali. I primi tentativi di sviluppare un vaccino contro le IgE attivavano inaspettatamente i mastociti e scatenavano reazioni immunitarie incontrollate. Inoltre, il sistema immunitario si adattava rapidamente, contrassegnando i nuovi anticorpi IgE come invasori e scatenando un contrattacco che ne riduceva i livelli nel tempo.
Gli autori dell’ultimo studio hanno avuto accesso a una vasta quantità di nuove informazioni. Scansioni a livello atomico hanno rivelato che le IgE oscillano tra due stati. In uno stato “aperto”, le IgE si legano ai mastociti e agli allergeni, formando un ponte che innesca le reazioni allergiche. Ma alcuni anticorpi possono bloccare le IgE in uno stato “chiuso”, in cui non si connettono più ai mastociti, interrompendo la cascata anafilattica.
Il team ha quindi progettato un vaccino utilizzando questi anticorpi per mantenere le IgE nel loro stato chiuso. Il vaccino stimola anche il sistema immunitario a produrre alti livelli di questi anticorpi. Chiamato IgE-K, il vaccino ha protetto i topi da molteplici reazioni allergiche, comprese quelle alle arachidi, e ha completamente prevenuto l’anafilassi. Due dosi di vaccino hanno prodotto anticorpi persistenti che sono durati per un anno a livelli sufficientemente elevati










