Negli ultimi anni Cina e Stati Uniti hanno visto crescere nuove e frizzanti realtà nel campo dell’industria automobilistica. I loro nomi sono Nio, XPeng, Li Auto in Oriente. Rivian, Lucid Motors, Fisker, Lordstown Motors in Occidente. Ancora sconosciuti al grande pubblico, intendono diventare, come il loro modello Tesla, dei marchi rinomati capaci di fare business e portare succosi profitti in dote ai loro azionisti.
Tutti questi brand hanno un punto di forza in comune: quello di essersi interamente affidati a modelli alimentati a batteria, sull’esempio di quanto fecero diciotto anni fa i fondatori di Tesla. Una manna dal cielo: la tecnologia elettrica a batteria infatti è ormai promossa quasi in tutto il mondo per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 fissati dagli Stati. Stando alle previsioni dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), le vendite annuali di nuovi veicoli elettrici in tutto il mondo dovrebbero raggiungere i 15 milioni di unità nel 2025 e i 25 milioni nel 2030, ovvero il 15% delle vendite totali.
Ma la svolta che ha portato questi nuovi produttori a concentrare il loro focus sull’elettrico ha anche ragioni tecniche.
Pare infatti che la produzione e l’assemblaggio di veicoli a batteria sia un’operazione molto più semplice. E questo ha favorito l’ascesa di nuovi outsider. Passare da un veicolo con motore a combustione a un veicolo elettrico vuol dire rimuovere una significativa barriera all’entrata per poter produrre nuove auto. In soldoni: meno costi fissi per le nuove aziende che vogliono entrare nel mercato dell’auto.
Molti imprenditori negli ultimi anni – e anche qualche avventuriero – si sono aggiunti ai ranghi dei produttori di automobili, incoraggiati dal facile accesso ai mercati azionari. Gli investitori hanno infatti creduto in questa svolta da parte delle nuove case automobilistiche e le valutazioni dei loro prodotti raggiungono livelli stratosferici se teniamo conto che si tratta di aziende che non hanno ancora prodotto veicoli in serie. La start-up americana Rivian, che ha iniziato a consegnare i suoi primi pick-up a fine 2021, può esibire una capitalizzazione pari al valore di 54 miliardi di dollari (48 miliardi di euro), poco meno di Stellantis che è a quota 53 miliardi di euro, e al decimo posto di tutte le case automobilistiche mondiali.
Certo non è tutto rose e fiori. Come nel caso di Nikola, il costruttore specialista dei camion elettrici, quotato in borsa a metà del 2018 tramite una Spac. Nikola ha dovuto penare per rifarsi una reputazione industriale dopo alcune frodi, culminate in un famoso video di un camion elettrico – in realtà non funzionante – filmato in discesa da una collina. In realtà era solo trascinato verso il basso dal suo peso… Oggi Nikola ha ancora una valutazione che si aggira sui 3 miliardi di dollari, anche se a quanto si sa nel 2021 ha consegnato pochissimi camion (si parla di due soli). Anche i compatrioti di Lordstown Motors, quotati a loro volta in borsa grazie a una Spac, hanno avuto i loro problemi con migliaia di ordini fittizi del pick-up elettrico Endurance.
Pure le start-up cinesi come Nio, Xpeng e Li Auto hanno cercato fondi negli Usa. Nell’agosto 2018 Nio ha raccolto più di un miliardo di dollari, proprio come Li Auto due anni dopo, seguita a ruota da Xpeng (1,5 mld).
Da allora in avanti sono state protagoniste di una crescita folgorante sul mercato cinese. E a differenza dei loro concorrenti americani, stanno già producendo in serie. Nio è riuscita a vendere 93 mila auto elettriche nel 2021, Xpeng 100 mila e Li Auto 90 mila. Grazie alle dimensioni del mercato cinese e allo stimolo provocato dalla concorrenza di storici colossi come Saic, Geely, Great Wall, ecc., Nio e Xpeng sono entrati nella classifica mondiali dei maggiori produttori di auto elettriche, rispettivamente al 20° e 21° posto. I “piccoli costruttori” cinesi hanno già mosso i loro primi passi in Europa scegliendo la Norvegia, eldorado dell’auto elettrica (64,5% di quota di mercato). I cinesi, dicono i bene informati, non vengono in Europa per fare grandi affari quanto per conoscere il mercato: la loro vera battaglia si gioca in Cina, dove realizzano economie di scala.
Detto questo, siamo ancora ben lontani dalla vetta del mercato dell’elettrico, dominata da Tesla: l’anno scorso la creatura di Elon Musk ha consegnato 900 mila auto realizzando profitti per 5,5 miliardi di dollari.
Ma oltre a Tesla i nuovi arrivati sul mercato dell’elettrico devono anche affrontare la controffensiva dei produttori tradizionali. Così ad esempio negli Stati Uniti Ford e General Motors stanno lanciando sul mercato pick-up elettrici per sbarrare la strada a Rivian e ad altre giovani imprese. “È un periodo darwiniano”, come ha detto il Ceo di Stellantis Carlos Tavares riferendosi all’incertezza che regna nel campo dell’industria automobilistica.











