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Merlina, il corvo più famoso d’Inghilterra: cosa rivela la sua storia

Merlina, il corvo che ha conquistato la Torre di Londra

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Nel cuore di Londra, tra mura medievali e leggende secolari, vive (e vola) una delle storie più affascinanti del Regno Unito: quella dei corvi della Torre. Protagonista assoluta degli ultimi anni è stata Merlina, un corvo nero lucido dall’intelligenza fuori dal comune, considerata la “regina” del gruppo. Per i visitatori era quasi una star: imitava i richiami degli altri uccelli, si divertiva a fare scherzi ai turisti e, secondo il suo Ravenmaster, aveva un rapporto speciale con chi se ne prendeva cura ogni giorno.

La sua scomparsa, annunciata nel 2021, ha riportato alla ribalta l’antica credenza secondo cui il destino della Corona britannica dipenderebbe dalla presenza di almeno sei corvi alla Torre di Londra. Quando Merlina non è più tornata al suo posatoio, molti hanno parlato di “cattivo presagio”, mentre i guardiani correvano a rassicurare il pubblico: il numero minimo era ancora rispettato, anche grazie ai corvi di riserva.

Merlina, il corvo “regina” tra storia e affetto

Merlina non era una semplice attrazione turistica. I racconti del Ravenmaster la descrivono come una creatura curiosa, giocherellona e molto legata agli umani. Amava allontanarsi oltre le mura della Torre, planare verso il Tamigi e poi rientrare, come se sapesse esattamente fin dove potersi spingere. Alcuni visitatori la ricordano mentre inscenava piccole sceneggiate: finta morta sull’erba, per poi rialzarsi all’improvviso tra le risate stupite del pubblico.

La sua lunga assenza ha spezzato un equilibrio fatto di abitudini quotidiane e piccoli rituali condivisi. Il Ravenmaster ha raccontato di aver vissuto un vero lutto, tanto da doversi prendere qualche giorno di pausa. Merlina era diventata un simbolo, il volto (anzi, il becco) più riconoscibile della colonia di corvi.

Chi vuole ripercorrere i momenti della sua scomparsa può leggere un articolo del Guardian sulla misteriosa assenza di Merlina, che spiega come la notizia sia stata percepita quasi come un presagio nazionale.

La leggenda del corvo e il destino della corona

La Torre di Londra è da sempre un luogo dove realtà storica e narrativa popolare si intrecciano. Qui sono stati imprigionati sovrani, rivali politici e figure scomode; qui sono state custodite le gemme della Corona e qui sono nate alcune delle leggende più suggestive d’Europa. Tra queste, spicca l’idea che se i corvi dovessero abbandonare la Torre, la monarchia cadrebbe e l’edificio stesso si ridurrebbe in polvere.

Nella versione più nota del racconto, la profezia risale al regno di Carlo II nel XVII secolo: il sovrano, avvertito che allontanare i corvi sarebbe stato un cattivo presagio, avrebbe deciso di proteggerli, ordinando che un gruppo stabile vivesse all’interno delle mura. Ogni corvo, quindi, non è soltanto un animale di cui prendersi cura, ma una sorta di guardiano simbolico della stabilità del Paese.

Gli storici, però, hanno dimostrato che la leggenda, così come la conosciamo oggi, è molto più recente. Le prime tracce scritte risalgono alla fine dell’Ottocento, in piena epoca vittoriana, periodo in cui l’Inghilterra amava costruire miti romantici attorno ai propri monumenti storici. Durante la seconda guerra mondiale, l’idea che i corvi proteggessero non solo la Corona ma l’intero Impero ha rafforzato ancora di più questa narrazione.

Corvi “soldati” e maestro dei corvi: la vita quotidiana alla Torre

I corvi della Torre non sono uccelli qualunque: vivono in spazi dedicati, hanno una dieta controllata e ricevono attenzioni degne di veri “personaggi pubblici”. A prendersene cura è il Ravenmaster, un ufficiale dei celebri Yeomen Warders. Il suo compito è nutrirli, controllarne la salute, monitorare i loro comportamenti e, quando necessario, gestire il rapporto con i visitatori.

Ogni corvo ha un nome, un microchip identificativo e piccole differenze nel piumaggio o nel carattere che lo rendono riconoscibile. Per impedire fughe permanenti, viene accorciata una parte delle penne su una delle ali: in questo modo gli uccelli possono svolazzare nel cortile, ma non allontanarsi troppo. Non mancano, comunque, le eccezioni: nella storia della Torre si ricordano corvi destituiti per “cattiva condotta”, altri fuggiti per esplorare i pub vicini, e alcuni diventati famosi per la loro abilità nel parlare o nel rubare cibo ai turisti.

Durante la seconda guerra mondiale i corvi sono stati perfino descritti come “avvistatori non ufficiali di bombe”, capaci di reagire in modo particolare al passaggio degli aerei nemici. Al di là della leggenda, la loro presenza costante ha accompagnato alcuni dei capitoli più drammatici della storia inglese.

Quando la leggenda incontra il turismo moderno

Oggi la storia dei corvi della Torre di Londra è una delle attrazioni più amate dai visitatori. Le guide la raccontano con tono divertito, mescolando dati storici e aneddoti coloriti, mentre i turisti cercano di fotografare i corvi più famosi, nella speranza di immortalare un loro gesto curioso. I social network hanno amplificato questa fama: foto e video dei corvi vengono condivisi da ogni parte del mondo, trasformando questi uccelli in piccole icone pop.

La scomparsa di Merlina ha dimostrato quanto forte sia il legame affettivo creato attorno a questi animali. Per molti, la notizia è stata l’occasione per scoprire che la leggenda è più recente di quanto si pensasse e che, dietro al mito, esiste un lavoro quotidiano di cura, gestione e tutela. Per altri, è stato un promemoria del fatto che perfino nei luoghi più turistici d’Europa la relazione tra esseri umani e animali può essere autentica e profonda.

Nel gioco di rimandi tra superstizione, marketing turistico e amore genuino per gli animali, i corvi della Torre continuano a occupare un posto unico nell’immaginario collettivo. Merlina, con il suo carattere teatrale e il suo modo di “giocare” con il pubblico, resta il simbolo più recente di questa lunga tradizione fatta di piume nere, storie sussurrate e antiche mura che osservano in silenzio.

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