Scienza

Covid-19 l’immunità dura solo un mese, lo studio scientifico

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La possibilità di riammalarsi di Covid 19 esiste perché l’immunità dura solo un mese, la conferma arriva da nuovi studi scientifici condotti dai ricercatori della Nanjing University.

La risposta dell’Università di Padova: l’immunità Covid 19 dura più mesi

A livello internazionale e interdisciplinare, vengono criticati i dati sulla durata del sistema immunitario contro il Covid 19. Infatti, il professor Andrea Crisanti dell’Università di Padova ha risposto a questa nuova ricerca con i risultati raccolti al Vo Euganeo. Lo studioso afferma che l’immunità dura cinque o sei mesi mentre per gli asintomatici risulta più breve.

L’università di Nanchino ha pubblicato le sue ricerche nell’archivio libero Plos Pathogens. I medici di questi nuovi studi affermano che gli anticorpi prodotti dopo l’infezione durino più a lungo. I tempi di produzione variano nell’arco di circa sette settimane su diciannove pazienti non gravi e sette molto gravi. Inoltre, un paziente su cinque ha dimostrato di non avere più gli anticorpi anti Covid 19 subito dopo le dimissioni dall’ospedale. Spiegano che i livelli del sistema immunitario sono scesi nell’arco di tre/quattro settimane, i soggetti hanno quindi riportato un’immunità uguale a quella prima del contagio.

Sistema immunitario e vaccino Covid 19, buone notizie dallo Spallanzani di Roma

Che sia di un mese o di cinque mesi, lo studio dei tempi sull’immunità sono importanti per lo sviluppo del vaccino. Dall’Istituto di ricerca romano, Spallanzani, intanto arrivano delle buone notizie. A primavera, dichiara Francesco Vaia, si potrebbe arrivare ad una formula per commercializzare un vaccino tutto italiano.

Il direttore sanitario ha raccontato che il lavoro di ricerca sulla cura anti covid ha seguito i diversi stadi della Fase Uno, Fase Due e Fase Tre a livello sanitario. Le risposte immunologiche sono state studiate fin dai primi casi arrivati in ospedale e in terapia intensiva.

“Sul nostro vaccino abbiamo cominciato la fase uno, che è la fase tipica della sicurezza e sarà la fase della immunogenicità, cioè quella in cui la dose inoculata all’interno dell’organismo deve determinare la produzione di anticorpi neutralizzanti che sono in grado di bloccare la replicabilità del virus. Fino ad oggi, non abbiamo avuto nessuna reazione avversa. Entro fine ottobre dovremo avere i primi dati sull’immunogenicità”.

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