Decessi da Covid e per altre patologie, i conti non tornano

I dati Istat aggiornati mostrano un calo dei decessi nei primi mesi di quest'anno che ci riporta sostanzialmente in linea con il periodo 2015-19, allargando il dibattito sull'utilità delle misure restrittive anti Covid

Il prolungarsi della pandemia scatena le polemiche tra chi vuole mantenere tutto chiuso, in attesa che decessi e ricoveri diminuiscano e chi contesta la strategia del lockdown, anche perché sui decessi legati al Covid e ad altre patologie i conti non tornano neppure con l’aiuto delle statistiche.

I dati Istat sui decessi aprono un nuovo interrogativo

L’ultima nota Istat del 30 marzo: “Aggiornamento dei decessi giornalieri per il complesso delle cause” sembra aumentare i dubbi anziché ridurli e Paolo Becchi, filosofo, accademico e blogger, contesta il conteggio quotidiano delle vittime e sviscera i dati ufficiali in un articolo scritto a a quattro mani con Giovanni Zibordi.

- Advertisement -

Da quanto emerge nella nota dell’Istituto di statistica, i decessi totali per il primo bimestre 2021 sono 126.866, 1.125 in più rispetto ai 125.741, calcolati nella media del quadriennio 2015-19. La variazione è solo +0,8% e questo risultato non fa quadrare i conti perché, con circa 400 decessi Covid giornalieri tra gennaio e febbraio, si ottiene il risultato di 23.440 vittime da pandemia nel primo bimestre di quest’anno che dovrebbero essere deceduti in eccesso rispetto al normale, ma c’è un effetto di compensazione poco chiaro e quindi risultano 22mila morti in meno per altre cause, dato che anche l’Istat conferma questa tendenza al calo da inizio 2021.

Il calo delle vittime non Covid ha molte cause

I precedenti articoli di Paolo Becchi hanno contestato la chiusure per motivi non scientifici, ma legate a “opportunità politica”, e il continuo richiamo mediatico ai decessi, peraltro da correggere anche secondo Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele di Milano.

- Advertisement -

L’Istat sottolinea che il calo delle morti dipenderebbe dall’uso delle mascherine e distanziamento che hanno evitato quest’anno l’arrivo dell’influenza stagionale, responsabile di circa ottomila decessi ogni anno. Inoltre, gli opinionisti si rifanno al calo delle vittime da incidente che, secondo le statistiche ufficiali, sono diminuite del 26,3%, da 3.173 del 2019 a 1.788 nel 2020, grazie alle restrizioni anti Covid che hanno imposto forti limiti alla circolazione stradale.

La spiegazione ufficiale non risolve tutti i dubbi

Queste spiegazioni però risolvono solo parzialmente il problema perché, pur ammettendo che alcune regioni possano ritoccare con leggeri rialzi i dati definitivi dei deceduti, le stime Istat sono già largamente orientative e anche se l’influenza può provocare la morte di ottomila persone, bisogna considerare che l’aggressività dei virus non è la stessa da un anno all’altro e molto dipende dalla quantità di persone che si vaccina.

- Advertisement -

In ogni caso, si può fare facilmente una sottrazione: Dai 22.000 morti in meno del previsto, defalchiamo 8mila decessi evitati da influenza e 1.385 da incidente, ma restano comunque da spiegare quasi 13mila morti mai avvenute, a meno che non siano miracolosamente diminuite le vittime di malattie oncologiche, cardiovascolari, neurologiche o renali.

I punti oscuri su decessi e lockdown

Paolo Becchi critica ancora una volta i lockdown, decisi proprio sulla base del calcolo giornaliero dei deceduti, che impone uno slittamento quasi infinito alla riapertura della attività economiche ormai allo stremo, mentre i dati andrebbero approfonditi in base ai fatti:

  • I dati in controtendenza sui decessi complessivi, certificati Istat, dovrebbero ricevere grande spazio mediatico, ma non è così e il governo si basa sul calcolo giornaliero e discutibile dei morti da Covid per rinviare le riaperture
  • Secondo l’interpretazione di Becchi, la situazione tende a normalizzarsi più di quanto sembri, perché l’osservatorio europeo sulla Mortalità conferma che i decessi totali in Italia tendono a scendere anche a marzo, confermando un trend al ribasso ormai su base stagionale, che è in contrasto con i bollettini quotidiani
  • L’idea che si muoia solo di Covid-19 e molto meno di tumore o infarto, rispetto agli anni precedenti, non ha senso considerando che la sanità si è concentrata sulla pandemia e tratta le altre patologie in ordine d’urgenza
  • Sono slittati milioni di accertamenti diagnostici, le persone spaventate si curano meno è l’impossibilità di viaggiare liberamente, riduce l’esposizione al sole e all’aria aperta, con danni evidenti al nostro sistema immunitario
  • Mascherine e distanziamento non sempre proteggono dal Covid, come tanti hanno purtroppo sperimentato, e pensare che contrastino altre gravi patologie è ovviamente assurdo.

Il dibattito ancora aperto

La conclusione di Becchi e Zibordi si basa quindi su alcune questioni che vanno approfondite: “È abbastanza assurdo sostenere che in soli due mesi i morti “non Covid” si siano ridotti di 22mila grazie al lockdown, che semmai avrebbe dovuto farli aumentare. Ridurre il livello di assistenza sanitaria (e impedire le vacanze) dovrebbe peggiorare lo stato di salute e aumentare anche i rischi di morte. Sembra invece logico pensare che, visto che i morti totali nel 2021 sono come gli altri anni, i decessi classificati Covid siano in maggioranza dovuti ad altre cause“.

In effetti, sui decessi da Covid e per altre patologie, i conti non tornano come dovrebbero, e questi nuovi dati alimenteranno lo scontro tra chiusuristi e aperturisti. Il giornalismo deve attenersi comunque a fatti e cifre in grado di confermare torti e ragioni, compresi vantaggi e danni delle chiusure generalizzate e a oltranza.