Covid-19, nuovi dati ospedalieri e statistici alimentano la critica al lockdown

Alberto Zangrillo spiega la decrescita di casi Covid nel pronto soccorso del suo ospedale e Paolo Becchi alimenta la polemica sui lockdown con i dati Istat e della protezione civile

Sul Covid-19 è scontro aperto tra chiusuristi e aperturisti, grazie anche a nuovi dati ospedalieri e statistici che alimentano la critica all’uso del lockdown, dopo oltre un anno dall’inizio della pandemia in Italia, e gli aggiornamenti sull’attività di pronto soccorso in un grande ospedale aiutano a capire meglio l’andamento della malattia.

La curva dei ricoveri offre una nuova lettura dell’emergenza

La cartina di tornasole per comprendere la gravità della pandemia è la crescita o il calo dei pazienti ricoverati e dei decessi ma, su questo punto, ci sono dati ospedalieri in controtendenza, rispetto alla primavera 2020, che si discostano dai continui segnali di allarme che convincono i chiusuristi a respingere l’idea di riaperture a breve, e su larga scala, delle attività economiche e turistiche.

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Il professor Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione all’ospedale San Raffaele di Milano, ha fatto il punto su malattia e ricoveri, in un’intervista rilasciata al direttore del Giornale Alessandro Sallusti, fornendo risultati sorprendenti, perché ogni giorno almeno 120 persone accedono al pronto soccorso di questa struttura sanitaria milanese ma i pazienti Covid, che nella primavera 2020 erano il 50% dei ricoverati, sono scesi al 30% lo scorso ottobre e si sono ridotti al 13 per cento del totale tra febbraio e marzo di quest’anno.

In altre parole, almeno 8 pazienti su 10 si presentano oggi in ospedale con gravi patologie che con il virus non c’entrano nulla e Zangrillo è preoccupato perché troppi trascurano il fatto che ci si ammala e si continua purtroppo a morire di cancro, malattie cardiovascolari e neurologiche. Di conseguenza, c’è un contrasto tra la narrazione mediatica, interamente concentrata sul Covid, e il lavoro quotidiano degli operatori sanitari nei reparti che devono occuparsi di tante altre patologie e vedono una realtà completamente diversa, al punto che si registra addirittura una controtendenza della pandemia tra i nuovi ricoverati.

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Il problema della paura crescente e il focus sui decessi

Zangrillo sottolinea i progressi fatti in questi mesi per contrastare il virus attraverso la ricerca e le pubblicazioni scientifiche, oltre che sull’importanza dei vaccini, ma punta il dito sulla questione del terrorismo continuo che si sta rivelando devastante per la tenuta psicologica di molti anziani, oltre che dei giovani:

Bisogna correggere questa irresponsabile tendenza alla drammatizzazione. Ho vaccinato personalmente nelle Rsa, ma la cosa che più mi ha colpito è stata incontrare a domicilio persone anziane che non vedono le scale di casa da più di un anno e sono convinte di morire non uscendo più dalla loro camera. La depressione e la mancanza di prospettiva uccidono più del virus“.

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Altra questione che Zangrillo denuncia, riguarda la comunicazione sui decessi e le difficoltà a riprendere una vita normale, mentre sono proprio i vaccini, le cure tempestive e il senso di responsabilità che permettono non solo di convivere con il virus, ma anche di far rinascere il Paese ormai allo stremo:

Ce lo chiedono gli anziani abbandonati, i giovani angosciati, le famiglie distrutte dai debiti. Dobbiamo credere in una reale possibilità di risveglio di tutte le attività produttive e la comunicazione deve essere rispettosa della sensibilità delle persone più fragili. Se le cose vanno meglio, va detto chiaramente e soprattutto il continuo richiamo al numero dei decessi è a parer mio, fuori luogo e sono certo, proprio perché vivo in ospedale, che verrà presto corretto“.

Le statistiche sui decessi riaccendono il dibattito

La questione sul numero dei decessi, e delle cause che li provocano, vede sempre in prima fila gli avversari del lockdown e Paolo Becchi, il filosofo, accademico e blogger, che interpreta le statistiche in controtendenza e considera eccessivi i deceduti da Covid, rispetto alle vittime di altre malattie, respinge ogni contestazione al suo metodo e torna alla carica con dati aggiuntivi  e un’analisi conclusiva, pubblicata su Libero, che si basa su fonti esterne.

L’Istat certifica infatti che, nei primi due mesi di quest’anno, abbiamo avuto 126.866 decessi e le vittime da Covid ammontano a 23.540 nello stesso periodo, secondo il bollettino quotidiano della protezione civile. Sottraendoli ai morti complessivi, il risultato è 103.326 che, secondo Becchi, è irrealistico perché indicherebbe un calo di mortalità per tutte le altre patologie del 16,3%, rispetto all’andamento dei decessi mensili e annuali degli ultimi dieci anni.

In pratica, sul Covid-19 i nuovi dati ospedalieri e statistici alimentano la critica al lockdown e, secondo la conclusione di Becchi e dei suoi collaboratori, le cifre Istat sono in linea con quelle dell’Osservatorio europeo per la mortalità, mentre i numeri sulle vittime da Sars-Cov-2, diffuse giornalmente in Italia, sono “inaffidabili e pesantemente sovrastimate” facendo pensare che la decisione di chiudere tutto non abbia a che fare con la vera scienza, ma dipenda da motivi di pura convenienza politica. Il dibattito è quindi aperto e se anche clinici di lungo corso come Alberto Zangrillo invitano a correggere il continuo richiamo ai decessi, sulla base dell’osservazione clinica, un cambiamento di rotta sembra comunque indispensabile.