Essere Alex Zanardi

Nel 2001 il primo incidente. Poi la rinascita umana e sportiva. Il 19 giugno scorso la seconda tragedia. Ora è attaccato a una macchina e sopravvive

Alex Zanardi Photocredit https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Alex_Zanardi.JPG

Quando nel 2001 perde in pista entrambe le gambe, non potendo più camminare, decide di imparare a volare (Roberto Vecchioni). Sfuggire alla morte lo rende più vivo che mai, fa di lui un grande simbolo di abnegazione per tutti, grandi e piccini, sportivi e scansafatiche. Porta in giro per le scuole la sua storia e durante un incontro con degli studenti di un liceo romano, la racconta così: “Una gara mi ha tolto le gambe, non la vita. Quella me la prendo io”. Per combattere una guerra in trincea, anche se senza gambe, chiunque vorrebbe lui e solo lui al proprio fianco. Il centro di gravità di queste poche righe si chiama Alex Zanardi e viene da Bologna. I suoi occhi azzurri infondono speranza e fiducia. Sorride sempre e lo fa in modo autentico. Tutti lo ammirano. Non fa pietà a nessuno. Quella di Zanna è una vita spericolata. Vasco Rossi sogna di essere come Steve McQueen, ma anche come Alex Zanardi. Gli uomini come loro passano il tempo inseguendo il rischio per arrivare alla felicità: sfidano la morte per sentirsi vivi. E’ una persona che piace a 360 gradi: la gente vorrebbe essere forte come lui, bella come lui, pazza come lui. Sì, come lui nonostante tutto il resto.

L’incidente del 2001

La sua carriera sportiva è segnata dalla velocità e dal pericolo. Abbandonata la Formula 1 con scarsi risultati, partecipa prima al Rally di Monza e dopo di che entra a far parte di una scuderia di CART (Championship Auto Racing Teams). La prima rovinosa caduta risale al 15 settembre 2001, appena 4 giorni dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York. Il circuito è quello di Lausitzring, vicino a Berlino, in Germania. Le qualifiche del giorno precedente dicono male a Zanardi, costretto a partire dalla 22esima posizione in griglia di partenza. La gara sembra però andare bene e sorpasso dopo sorpasso raggiunge la 1° posizione. Quando mancano ancora 13 giri alla fine, dopo un rifornimento ai box, a causa di un guasto meccanico perde il controllo della propria vettura e finisce per invadere la traiettoria di altre due automobili che in quello stesso preciso momento stavano sopraggiungendo. La prima macchina, guidata da Patrick Carpentier, riesce a schivarlo per un pelo. Lo schianto con la seconda è invece impossibile da evitare. Una piccola coincidenza vuole che a bordo della vettura ci sia un altro Alex: il canadese Alex Tagliani. La collisione avviene a 320 km/h e taglia a metà l’auto di Zanardi. Di seguito allo schianto rimane con un 1 litro di sangue, viene colpito da 7 arresti cardiaci e sottoposto a 15 interventi chirurgici su tutto il corpo.

Uscito più forte di prima dalla tempesta, si cimenta con l’Handbike (sport para-olimpico in cui si pedala con le mani): vince 4 ori olimpici, 12 mondiali e sigla il record alla maratona di NY. Certamente sono i risultati sportivi che lo fanno diventare un campione amato e osannato in tutto il mondo, ma ancora di più il suo spirito allegro e la sua sfrontatezza gentile. Viene ospitato al David Letterman Show ed anche negli Stati Uniti, dove vanno pazzi per i supereroi del cinema e dei fumetti, diventa un idolo.

Lo schianto in Handbike

Il 19 giugno scorso va in scena il remake dell’amaro destino. Durante una competizione non agonistica di Handbike nella zona di Pienza (Siena), all’uscita da una curva si scontra a tutta velocità contro un camion. Per restituire meglio l’dea, in confronto a un camion, la Handbike è solo l’ennesimo moscerino che si spiaccica sul vetro. Zanardi va in coma. Detto con altre parole, torna all’inferno, di nuovo nella casa del diavolo. Dopo quasi un mese, si trova ancora in terapia intensiva. Per ricostruirgli il volto quasi totalmente distrutto, sino ad ora sono stati necessari tre delicati interventi chirurgici. Dal punto di vista cardio-respiratorio, Zanardi risponde bene. Il quadro neurologico invece preoccupa molto. La tragica situazione riporta alla mente Michael Schumacher, che dal 2013 è sdraiato sul letto di una clinica in stato vegetativo. Non vede e non dice niente. In pratica sono 7 anni che esiste ma non esiste. Nessuno vuole lo stesso epilogo anche per Zanna. Lui per primo. Deve continuare ad essere, non a sopravvivere.

Riccardo Chiossi