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Bankitalia: nel 2020 fallite meno imprese che nel pre-Covid

La crisi sanitaria – non si finirà di ripeterlo – ha costituito un vero dramma per l’economia mondiale, e quella italiana non ha fatto certo eccezione.

Tuttavia la risposta dei governi, quando è stata pronta e efficace, ha permesso al sistema produttivo di reggere il colpo anche in presenza di un calo rilevante del prodotto interno lordo.

In altre parole, senza la mano visibile dello stato sarebbe andata molto peggio per l’economia italiana. Lo testimoniano i dati sulle imprese riportati da Bankitalia.

Se nel 2020 la pandemia ha fatto calare il Pil dell’8,9 per cento, d’altro canto le imprese sono fallite di meno rispetto al 2019. Nel 2020 infatti hanno chiuso i battenti 7.400 imprese, contro i quasi 11mila fallimenti del 2019. Un calo di circa un terzo.

In diminuzione anche il numero di imprese uscite dal mercato, circa il 27 per cento in meno nel 2020 rispetto al 2019: da 70mila a 50mila in numeri assoluti.

È il dato che risulta dalla Nota della Banca d’Italia intitolata ”L’impatto del Covid-19 sui fallimenti e le uscite dal mercato delle imprese italiane”. La riduzione, si legge nel documento, è “riconducibile a un ampio insieme di misure di sostegno adottate dal governo”. Senza questo attivismo il numero dei fallimenti attesi avrebbe potuto superare le 12mila unità, quasi 4.800 in più di quelli effettivamente riscontrati.

Dall’analisi di Bankitalia si ricava che nel 2020 il numero dei fallimenti e quello delle uscite dal mercato sono stati inferiori a quelli del 2019, rispettivamente nella misura del 33 e 27 per cento. Le diminuzioni appaiono particolarmente significative nel periodo che va da inizio marzo a fine giugno, quando era in vigore la moratoria sui fallimenti.

Ad ogni buon conto, a confermare la forte incidenza complessiva degli interventi statali a supporto delle imprese colpite dalla pandemia c’è il dato del 2021, dove il livello dei fallimenti si è mantenuto ancora inferiore a quello registrato nel 2019.

Perciò il calo delle imprese fallite – continua la nota di Bankitalia – può essere solo in parte attribuito al “congelamento” dei fallimenti propiziato dalla moratoria grazie alla quale alcune delle imprese già in crisi prima dello scoppio della pandemia, e che con grande probabilità avrebbero dichiarato fallimento nel corso dell’anno, sono sopravvissute.

Ma la moratoria non spiega tutto: non spiega ad esempio il motivo del basso livello di fallimenti che persiste fino ad ora.

Questa situazione invece può essere ragionevolmente attribuita alle misure di sostegno economico alle imprese adottate dal governo già allo scoppiare della pandemia. Tra queste la moratoria sul rimborso dei prestiti, le garanzie pubbliche su nuovi prestiti e i contributi a fondo perduto.

Il peso di questi provvedimenti è stato proporzionalmente più incisivo in quei settori produttivi più aggrediti dallo choc economico.

La Nota illustra come a fare effettivo ricorso (take-up) ad alcune delle principali misure di supporto sono state le imprese che più avevano sofferto di un calo del fatturato nel primo trimestre della pandemia.

Questo è accaduto con tutte le misure più importanti: la moratoria sui prestiti, che ha permesso alle piccole e medie imprese di poter rinviare le scadenze per il pagamento del montante (la somme complessiva, comprensiva degli interessi, da restituire al creditore) e gli interessi su vari tipi di debito; la garanzia statale sui prestiti (completa o parziale a seconda dell’ammontare); i contributi a fondo perduto, concessi alle imprese che avevano subito un calo dei guadagni superiore a un terzo.

Ciò significa, spiega la Banca d’Italia, che l’intervento statale nel corso della crisi causata dal Covid è stato più forte e incisivo là dove i bisogni e le difficoltà delle imprese erano maggiori.

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