La moda aveva subito un duro colpo dallo scoppio della pandemia di Covid, ma nel 2021 c’è stata una veloce ripresa e il giro d’affari del settore è cresciuto del 32% nei primi nove mesi dell’anno, con una crescita attesa per l’intero anno pari al 28%. Quote che permettono alle multinazionali della moda di superare del 10% i livelli pre-pandemia. Sono questi i principali dati che emergono dallo studio sul Sistema Moda dell’Area studi Mediobanca: la ricerca mette assieme i dati di 70 big mondiali del fashion e delle 134 grandi imprese italiane della moda, che secondo previsione nel 2021 dovrebbero avere un’impennata dei del 22%. La classifica vede in testa proprio l’Italia con 7 imprese nelle prime posizioni, seguita a ruota dal Regno Unito con 5, da Francia e Germania con 4 a testa.
A favorire il rilancio del settore è stato anche il vero e proprio boom delle vendite online, impennate del 60% nel 2020 e del 25% nel 2021. Il commercio via web ha raggiunto così una quota pari a un quarto del giro d’affari totale. Accanto all’online, il mondo del fashion ha sviluppato una grande attenzione per le tematiche Esg, sigla che sta per Environmental, Social and Governance e indica la volontà di adottare, negli investimenti, criteri che tengano conto del loro impatto non solo dal punto di vista puramente economico, ma sotto quello della sostenibilità sul piano ambientale, sociale e di governance.
Dai bilanci di sostenibilità appare così che nel 2020 per ogni milione di fatturato (e dunque non seguendo l’andamento dei ricavi) le multinazionali della moda hanno assottigliato i consumi di acqua del 13,1%, del 10% la produzione di rifiuti e le emissioni di CO2 dell’1%. Aumentato invece del 7% il ricorso all’energia elettrica ricavata da fonti di energia rinnovabili arrivata al 57,6% del totale (dal 49,9%).
La ripresa del comparto emerge in maniera più evidente se si fa un confronto col 2020, l’anno delle chiusure e dell’arresto totale a viaggi e turismo. Nel 2020 i 70 maggiori gruppi mondiali della moda (con profitti superiori a 1 miliardo) avevano fatturato 379 miliardi facendo registrare una diminuzione del 13,8% rispetto all’anno precedente. In testa per giro d’affari si trova la Francia col 38% del fatturato aggregato. La classifica dei big del fashion vede primeggiare il gruppo francese del lusso Lvmh con 44,7 miliardi. Ma considerando solo il fatturato nella moda, equivalente a circa 25 miliardi, Lvmh deve cedere la prima posizione all’americana Nike che nel 2020 ha incassato 36,3 miliardi. In subordine vengono gli spagnoli di Inditex (che hanno il controllo di Zara) con 20,4 miliardi, la tedesca Adidas (19,8 mld), la svedese H&M (18,6 mld), la giapponese Fast Retailing (marchio Uniqlo, con 15,9 mld) e EssilorLuxottica, con sede in Francia, (14,4 mld). Il primo italiano fra i top player mondiali della moda è il gruppo Prada con 2,4 miliardi, al 38esimo posto della classifica.
In Italia il giro d’affari delle 134 maggiori imprese del comparto moda (più di 100 milioni di ricavi) nel 2021 secondo le attese dovrebbe crescere del 22% e nel 2022 ci si aspetta di ritornare ai livelli pre-Covid (attualmente siamo ancora sotto del 6%). Il 38,5% del fatturato riguarda società di proprietà straniera, francese per il 19,1% con Kering (8,7%) e Lvmh (6,4%). I grandi gruppi del fashion italiano nel 2020 hanno guadagnato 49,8 miliardi (pari allo 0,9% del Pil), con un calo del 22,8% e 265 mila addetti occupati. Il 66,6% del giro d’affari si realizza all’estero, una percentuale che arriva a sfiorare il 70% nel campo dell’abbigliamento e tocca quota 75,7% in quello della gioielleria. Di grande rilievo la presenza nel nostro paese dei fornitori dei gruppi europei della moda, oltre un quarto dei quali ha sede in Italia, arrivando a toccare l’80% nella fascia topo del mercato.
Nella graduatoria dei top 20 italiani su tutti svetta Prada (2,4 mld di fatturato nel 2020), segue in seconda posizione Luxottica group con 2,12. Nel rapporto si specifica però che dal 2019 il consolidato italiano di Luxottica non è più disponibile, dopo che il gruppo si è fuso con Essilor, e che il giro d’affari consolidato di Luxottica group, incorporato in EssilorLuxottica, giunge a 7,7 mld. La classifica prosegue con Calzedonia (1,9 mld), Giorgio Armani (1,6), Moncler (1,4), Otb (Diesel) con 1,3, Max Mara (1,2), Decathlon Italia e Gucci con 1,1 e Ovs (1 mld circa). Dei 20 top player 8 sono di proprietà estera.











