Una finestra sull’Asia: il pomodoro San Marzano conquista il Giappone

San-MarzanoPiù che un “semplice” pomodoro: il San Marzano infatti è un prodotto speciale, dalla storia singola lunga e interessante, e dal gusto unico in grado di arricchire tutte le ricette in cui viene impiegato.

Non è un caso che La Fiammante, storica azienda napoletana specializzata nella produzione di conserve di pomodoro, presenti una linea tradizionale di pomodori pelati, prodotti con soli pomodori italiani, ma anche una specifica dedicata proprio a questa antica varietà, che trova la sua massima applicazione nelle ricette della dieta mediterranea e, soprattutto, nella pizza, il piatto italiano più famoso e amato al mondo.

Una lunga storia. Come da tradizione, si ritiene che il primo seme di questa tipologia di pomodoro arrivò in Campania nel 1770, grazie a un viceré del Perù che intese, in questo modo, fare un dono speciale al re di Napoli Ferdinando IV di Borbone.

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Il sovrano accolse il regalo di buon grado, e decise di estenderne la coltivazione a cominciare da un punto specifico, riconosciuto nell’attuale comune di San Marzano sul Sarno, dove la pianta trovò terreno fertile nel suolo vulcanico e cominciò a farsi strada sulle tavole del Meridione d’Italia, per poi partire alla conquista di tutto il mondo.

In questi tre secoli circa di vita, infatti, il Pomodoro San Marzano è diventato uno dei fiori all’occhiello dell’agroalimentare del nostro Paese, con tutte le conseguenze – anche “negative” – che questo comporta, come vedremo.

Interesse asiatico. Sul fronte delle buone notizie, va assolutamente segnalata la presenza di una delegazione di buyer giapponesi, provenienti dalla cittadina di Tohno, nel Nord-Est del Paese, che ha voluto visitare da vicino uno stabilimento industriale per la produzione e la trasformazione dei pomodori per valutare la possibilità di instaurare possibili relazioni commerciali.

Uno dei promoter dell’iniziativa, il direttore di Coldiretti Salerno, Enzo Tropiano, si è soffermato a valutare il possibile impatto positivo che deriva da questo incontro: “Il Giappone può diventare un partner importante per l’agroalimentare salernitano. Si tratta di un mercato interessato ai prodotti Made in Italy, di cui apprezza l’elevata qualità”.

Per quanto riguarda i pomodori San Marzano, poi, i buyer hanno potuto verificarne i molteplici utilizzi e le proprietà, comprendendo soprattutto il forte e indissolubile legame con il territorio.

Un legame da preservare. È questo uno degli aspetti attualmente più critici della vita del San Marzano, che già nel 1996 ha ottenuto il riconoscimento di denominazione d’origine protetta (DOP) “Pomodoro San Marzano dell’agro sarnese-nocerino” da parte dell’Unione Europea, coltivabile all’interno di una vasta area che coinvolge 41 comuni nelle province di Salerno, Napoli e Avellino.

Tuttavia, come spiega ancora Trupiano, “il San Marzano Dop va tutelato perché è tra i prodotti più contraffatti all’estero, mentre è necessario lavorare per scongiurare scippi, offrire ai consumatori prodotti di qualità e creare le condizioni per rendere più redditizie le produzioni degli agricoltori”. Proprio in queste settimane, infatti, questo sta diventando un argomento di scontro in ambito comunitario, vista la posizione del commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan, secondo il quale la denominazione può essere attribuita anche a produzioni coltivate fuori dall’area geografica campana, come nel caso dei pelati commercializzati in Belgio e negli Stati Uniti.

Risposta italiana. Sollecitato sull’argomento, il ministro italiano per le Politiche agricole, Maurizio Martina, ha innanzitutto spiegato che attualmente risultano iscritte quatto varietà di pomodoro che contengono nel nome il riferimento al San Marzano e che sono coltivabili nel territorio europeo, ma anche che è vietato e non saranno comunque consentite azioni che evochino l’Italia o l’area di produzione per sfruttare commercialmente il valore di un prodotto straordinario come il Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese Nocerino.

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