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Caldo estremo in Italia, l’estate 2026 fa paura, qual è la temperatura oltre la quale il corpo umano non resiste
Qual è la temperatura oltre la quale diventa impossibile vivere?

L’estate 2026 sta mettendo ancora una volta l’Italia di fronte al problema del caldo estremo. Ondate di calore, temperature vicine o superiori ai 40 °C in alcune zone e notti durante le quali diventa difficile trovare sollievo stanno caratterizzando una stagione che si inserisce in una tendenza ormai evidente: le estati europee sono diventate mediamente più calde rispetto a quelle di alcuni decenni fa.
All’inizio di agosto la situazione italiana è diventata particolarmente significativa. Il 4 agosto Reuters riportava che tutte le 27 città italiane monitorate dal sistema di allerta erano destinate al livello rosso, con temperature che in alcune regioni avevano già raggiunto circa 40 °C. Si tratta della quarta ondata di calore dell’estate 2026.
Ma quanto è eccezionale questa estate rispetto al passato? E soprattutto: esiste davvero una temperatura oltre la quale per l’essere umano diventa impossibile sopravvivere?
Estate 2026: giugno è già entrato nella storia
Un primo dato importante arriva dal Copernicus Climate Change Service.
La temperatura media sull’Europa nel giugno 2026 è stata di 19,14 °C, cioè 1,78 °C superiore alla media 1991-2020.
È stato il secondo giugno più caldo registrato in Europa nel dataset ERA5, appena dietro al giugno 2019, quando la media raggiunse 19,23 °C.
Ancora più significativo è ciò che è accaduto in alcune aree dell’Europa occidentale: durante giugno le anomalie mensili hanno raggiunto localmente 3-5 °C sopra la media anche in Italia, oltre che in Francia, Germania, Spagna e Benelux.
Copernicus sottolinea inoltre un particolare impressionante: otto dei nove mesi di giugno più caldi registrati in Europa si sono verificati dal 2019 in poi.
Il confronto con le grandi estati calde degli ultimi anni
Per stabilire dove si collocherà l’intera estate italiana 2026 bisognerà naturalmente aspettare la conclusione di agosto e i dati climatologici completi.
Il confronto con gli anni precedenti è però già interessante.
L’estate europea 2024 è stata la più calda mai registrata secondo Copernicus. Agosto 2024, da solo, risultò il secondo agosto più caldo registrato in Europa, con una temperatura media di 1,57 °C superiore alla media 1991-2020.
Anche il 2023 è stato caratterizzato da eventi di caldo eccezionale, soprattutto nell’Europa meridionale.
L’estate 2026, dunque, arriva dopo una successione di stagioni estremamente calde. E i dati di giugno indicano che anche quest’anno è partito su livelli eccezionalmente elevati.
Ad agosto, inoltre, l’Europa sta vivendo una fase particolarmente calda e secca, con record di temperatura battuti in diversi Paesi e condizioni favorevoli a incendi e siccità.
Qual è la temperatura oltre la quale diventa impossibile vivere?
Quando si parla del futuro del pianeta, una delle domande più inquietanti è inevitabile: a quale temperatura il caldo diventa incompatibile con la vita umana?
Non esiste un unico valore della normale temperatura dell’aria valido in qualsiasi situazione. Il parametro fondamentale è la temperatura di bulbo umido, che tiene conto contemporaneamente del caldo e dell’umidità.
Per molto tempo gli scienziati hanno considerato 35 °C di bulbo umido una sorta di limite fisiologico teorico per l’essere umano. Per capire quanto sia estrema questa condizione, 35 °C di bulbo umido corrispondono, per esempio, a circa 35 °C con il 100% di umidità oppure a circa 46 °C con il 50% di umidità.
In condizioni simili il sudore non riesce più a raffreddare sufficientemente l’organismo. Se l’esposizione continua e non esiste la possibilità di raggiungere un ambiente più fresco, la temperatura interna del corpo può continuare a salire, con conseguenze potenzialmente letali.
E le ricerche più recenti suggeriscono che il limite reale possa essere persino inferiore.
Esperimenti condotti dalla Penn State University su giovani adulti sani hanno rilevato che, negli ambienti caldi e molto umidi analizzati, lo stress termico diventava non compensabile mediamente intorno a 30,5 °C di bulbo umido. In condizioni calde e secche sono stati osservati limiti differenti. Questo dimostra perché non è corretto fissare una singola temperatura dell’aria come confine universale tra “vivibile” e “invivibile”.
Quindi a 50 °C non si può vivere?
Non necessariamente. 50 °C di temperatura dell’aria non rappresentano automaticamente il limite assoluto della sopravvivenza umana.
In un ambiente estremamente secco il sudore può continuare a evaporare e una persona, almeno per un periodo limitato e disponendo di acqua, ombra e riposo, può sopportare temperature dell’aria molto elevate.
La stessa temperatura associata a forte umidità può invece diventare molto più pericolosa.
Per questo due città con 40 °C possono avere condizioni completamente differenti per l’organismo umano.
Il problema più grave nasce quando caldo e umidità raggiungono contemporaneamente valori tali che il corpo non riesce più a disperdere il calore che accumula. È questo il vero confine fisiologico da osservare.








