Scienza

Il computer del futuro è già qui: qubit 15 volte più stabili

Computer quantistici e la sfida della decoerenza

article-post
Aggiungi QuotidianPost tra le tue fonti preferite su Google

Il computer quantistico promette di rivoluzionare campi come crittografia, intelligenza artificiale e progettazione di nuovi farmaci, ma incontra ancora un ostacolo enorme: la decoerenza. I qubit, i “mattoncini” di base di questi sistemi, perdono molto rapidamente le loro proprietà quantistiche a causa del rumore dell’ambiente. Questo limita il tempo utile in cui si possono eseguire calcoli complessi e obbliga i ricercatori a progettare algoritmi ultra rapidi e sofisticati sistemi di correzione degli errori.

In questo contesto si inserisce una nuova ricerca dell’Università di Princeton, che ha sviluppato un tipo di qubit superconduttore in grado di mantenere la coerenza per tempi fino a 1,6 millisecondi, circa 15 volte più lunghi rispetto agli standard industriali. Un risultato che, se integrato in architetture scalabili, potrebbe cambiare le regole del gioco per il quantum computing.

Qubit più longevi: cosa cambia per il computer quantistico

Nei computer quantistici i qubit sono l’equivalente dei bit classici, ma con una differenza cruciale: possono trovarsi in una sovrapposizione di stati, consentendo calcoli paralleli su larga scala. Proprio questa caratteristica li rende però estremamente fragili. Qualsiasi interazione indesiderata con l’ambiente (vibrazioni, calore residuo, difetti nei materiali) porta il qubit a “collassare” in uno stato classico, cancellando l’informazione.

I qubit superconduttori più utilizzati oggi, i cosiddetti transmon, lavorano su chip raffreddati quasi allo zero assoluto e operano in tempi dell’ordine di poche decine di microsecondi. Il nuovo design sviluppato a Princeton porta questo tempo di coerenza fino a 1,6 millisecondi, offrendo quindi un margine molto più ampio per eseguire più operazioni quantistiche prima che gli errori si accumulino. Per chi vuole approfondire il funzionamento di base di questi sistemi, è disponibile un chiaro approfondimento sui qubit.

Materiali “puliti” per qubit più stabili

Il salto di qualità non dipende solo dal design del circuito, ma soprattutto dalla scelta dei materiali. Nei transmon tradizionali viene usato quasi sempre l’alluminio, un metallo che presenta numerosi difetti superficiali su scala nanometrica. Questi difetti agiscono come minuscole “trappole” che assorbono energia dal qubit, accorciando il tempo di coerenza e introducendo errori.

I ricercatori di Princeton hanno sostituito l’alluminio con il tantalio, un metallo noto per la sua maggiore stabilità e per la minore presenza di difetti superficiali. In una versione precedente del loro qubit, il tantalio era depositato su un substrato di zaffiro. Analisi più accurate hanno mostrato che anche lo zaffiro contribuiva alla perdita di energia, così il team ha deciso di usare come base il silicio ultra puro, lo stesso materiale alla base dell’industria dei semiconduttori.

Computer quantistici e integrazione con le architetture esistenti

Una delle caratteristiche più interessanti di questo nuovo qubit è la sua compatibilità con le architetture di computer quantistici superconduttori già sviluppate da grandi colossi tecnologici. Si tratta sempre di un transmon, ma realizzato con materiali e processi più raffinati: questo significa che, almeno in linea teorica, i chip futuri potrebbero integrare questo design senza stravolgere completamente l’hardware e il software esistente.

Per dimostrare la fattibilità pratica dell’approccio, il team ha realizzato un chip con sei qubit basati su tantalio e silicio, testandone le prestazioni in condizioni realistiche di laboratorio. Il passo successivo sarà aumentare il numero di qubit, mantenendo tempi di coerenza elevati e una buona “fedeltà” delle operazioni logiche, condizione essenziale per implementare protocolli di correzione degli errori su larga scala.

Decoerenza, errori e strada verso la tolleranza ai guasti

Anche con qubit più longevi, la decoerenza non scompare del tutto: gli errori rimangono, ma crescono più lentamente. Questo offre ai ricercatori una finestra temporale più ampia per applicare codici di correzione degli errori, indispensabili per costruire un computer quantistico a fault tolerance, cioè in grado di eseguire calcoli di lunga durata senza che il rumore distrugga il risultato.

Molti schemi teorici di correzione degli errori richiedono tempi di coerenza e tassi di errore che finora erano fuori portata per i dispositivi superconduttori commerciali. Estendere di 15 volte la durata media di un qubit significa avvicinarsi alle soglie richieste da questi schemi e rende più realistico immaginare, nel medio termine, processori quantistici in grado di affrontare problemi di chimica computazionale, ottimizzazione e crittografia su scala industriale.

Un passo in avanti nella corsa al quantum computing

Il percorso per trasformare questa tecnologia in prodotti commerciali rimane complesso: bisogna dimostrare che i tempi di coerenza restano elevati anche su chip con centinaia o migliaia di qubit, perfezionare le tecniche di fabbricazione e ridurre i costi. La direzione, però, è chiara: migliorare la qualità del singolo qubit è una strategia complementare alle architetture di correzione degli errori e può accelerare in modo decisivo l’intera corsa al quantum computing.

Potrebbe interessarti anche

  • preview

    I mostri di ghiaccio: 6 fenomeni naturali

    Ogni inverno, sulle pendici del Monte Zao in Giappone, si manifesta uno spettacolo naturale affascinante e a tratti inquietante: i “mostri di neve” (Juhyo). Queste sculture di ghiaccio monumentali, modellate da condizioni meteorologiche estreme, trasformano il paesaggio in un regno surreale, attirando turisti e fotografi da tutto il mondo. Ma cosa sono esattamente questi mostri […]

  • preview

    Spazio pieno di rifiuti: la soluzione è riparare e riciclare

    Lo spazio non è più un “posto lontano” riservato a poche missioni all’anno: tra satelliti commerciali, mega-costellazioni e nuovi lanci, l’orbita terrestre sta diventando un’infrastruttura affollata, costosa e fragile. Ogni missione porta valore (dati, comunicazioni, ricerca), ma lascia anche un’ombra: hardware che invecchia in fretta, componenti impossibili da riparare e oggetti che restano in giro […]

  • preview

    Cancro: un nuovo esame fa “brillare” le cellule tumorali

    Individuare il cancro in fase iniziale è spesso la differenza tra un percorso terapeutico più semplice e uno molto più complesso. Il problema è che molte tecniche di analisi dei tessuti richiedono passaggi lunghi: preparazione del campione, colorazioni, valutazioni al microscopio e tempi di refertazione che, nella pratica clinica, possono trasformarsi in attese. In questo […]

  • preview

    Microrobot e autonomia: come funzionano i robot più piccoli mai creati

    Il futuro della robotica potrebbe stare nel palmo di una mano, anzi: potrebbe essere più piccolo di un granello di sale. Un recente lavoro su microrobot autonomi mostra che è possibile integrare in dimensioni microscopiche sensori, memoria e capacità di eseguire istruzioni, con un consumo energetico ridottissimo. Il risultato non è un “giocattolo” da laboratorio: […]

  • preview

    Microplastiche: perché alcuni organismi imparano a preferire il cibo contaminato

    Le microplastiche non sono solo un problema “chimico” o visibile a occhio nudo: possono diventare un problema di comportamento. Un nuovo filone di ricerca mostra che, dopo esposizioni ripetute per più generazioni, alcuni organismi minuscoli possono arrivare a preferire il cibo contaminato rispetto a quello pulito. Il caso più sorprendente riguarda i nematodi, piccoli vermi […]

  • preview

    Ghiacciai in Antartide: i nuovi sciami sismici che preoccupano gli scienziati

    Quando pensiamo ai terremoti, immaginiamo faglie, vulcani e placche in movimento. Negli ultimi anni, però, la scienza sta mettendo sotto i riflettori un’altra sorgente di onde sismiche: i ghiacciai. In Antartide, un nuovo lavoro ha individuato oltre 360 eventi sismici collegati al distacco e al ribaltamento di iceberg tra il 2010 e il 2023, con […]

  • preview

    Imprecare in palestra migliora davvero la performance?

    Imprecare durante un esercizio “da ultima ripetizione” sembra una cosa istintiva, quasi inevitabile. La novità è che la scienza sta iniziando a trattare questa reazione come una vera strategia di performance: alcune ricerche suggeriscono che ripetere una parolaccia (senza necessariamente urlare o disturbare gli altri) può aumentare forza e resistenza in test fisici brevi e […]

  • preview

    Aviaria, dal pollame ai bovini: come il virus sta ampliando il suo raggio

    L’influenza aviaria H5N1 non è più solo una questione legata a pollame e uccelli selvatici: negli ultimi anni ha mostrato una capacità crescente di “saltare” tra specie diverse, con episodi documentati in mammiferi e, in alcuni contesti, esposizioni umane. Un nuovo studio guidato da ricercatori della Iowa State University ha aggiunto un tassello che sta […]

  • preview

    La longevità spiegata da chi compie 100 anni

    Dick Van Dyke, storico volto di “Mary Poppins” e “Chitty Chitty Bang Bang”, ha compiuto 100 anni il 13 dicembre 2025 e, parlando del suo segreto, ha ripetuto un’idea semplicissima: evitare rabbia e rancore, restare positivo, circondarsi di affetto. La parola longevità torna spesso quando si racconta la sua energia: non è solo una questione […]

  • preview

    Genetica e terapia genica: la svolta che sta cambiando il destino delle malattie rare

    Quando si parla di malattie rare, spesso si pensa a diagnosi difficili e cure limitate. In questo scenario, la genetica sta offrendo strumenti nuovi: non solo per capire l’origine della malattia, ma per intervenire direttamente sul difetto che la provoca. È qui che si inserisce il caso di un bambino con sindrome di Hunter, seguito […]