Karex Berhad è l’azienda leader nel campo della produzione di preservativi. Il 20% di tutti i condom venduti nel mondo (uno su cinque) viene prodotto da questo colosso dei profilattici con sede in Malesia.
All’inizio della pandemia di Covid-19 Karex Berhad si aspettava una crescita a due cifre della domanda di preservativi. La previsione aveva una sua logica: i governi chiedevano alla gente di lavorare da casa e in tempi di incertezza nessuno vuole avere figli.
Tempi d’oro per il mercato degli anticoncezionali. Almeno così stimava Goh Miah Kiat, amministratore delegato di Karex.
E invece le sue previsioni sono state seccamente smentite: nell’ultimo biennio le vendite di condom sono crollate del 40%. A riportarlo è il sito statunitense Quartz.
E così Karek, che normalmente produce una media di 5,5 miliardi di preservativi all’anno, ha dovuto riconvertire parte della produzione nella fabbricazione di guanti in lattice per compensare il calo delle vendite di profilattici.
Il crollo del fatturato non ha colpito soltanto Karex. Anche gli altri giganti del settore hanno fatto registrare perdite consistenti. Laxman Narasimhan, amministratore delegato di Reckitt Benckiser, il produttore britannico di Durex, se n’era accorto già nell’aprile del 2020: i lockdown stavano facendo drasticamente diminuire il “numero di occasioni intime”. Le restrizioni fornivano meno occasioni ai rapporti occasionali e il clima pandemico produceva un’ansia crescente. Risultato di questo mix fatale: un crollo mondiale degli acquisti di preservativi. A confermarlo anche diversi studi che rilevavano una diminuzione dell’attività sessuale legata al progredire della pandemia.
A influenzare al ribasso le vendite di profilattici non sono stati soltanto fattori psicologici ma anche vincoli logistici. A cominciare dalla chiusura forzata di hotel e motel. La loro serrata ha ridotto al minimo lo spazio per l’intimità extra-domestica (a partire dal sesso extra-coniugale). Goh ricorda come gli hotel siano frequentati anche da quelle coppie che, vivendo in abitazioni affollate, vanno in hotel per trovare del tempo per stare assieme.
Anche per i sex workers gli affari sono andati male in pandemia: il business del sesso a pagamento ha visto quasi azzerare i profitti.
Un altro colpo pesante all’industria dei profilattici è venuto dai governi e dalle agenzie umanitarie che hanno temporaneamente sospeso l’acquisto e la distribuzione di condom. “Ad esempio, nel Regno Unito”, ha dichiarato Goh, “il NHS [Servizio Sanitario Nazionale] ha chiuso la maggior parte delle cliniche non essenziali a causa del covid, e sono state chiuse anche le cliniche per il sexual wellness che distribuiscono preservativi”.
Per farsi un’idea dell’entità delle perdite basti ricordare che governi e organizzazioni no profit sono tra i più grandi acquirenti di preservativi. Ogni anno ne acquistano miliardi. La Cina ad esempio distribuisce 1 miliardo di condom all’anno per via del suo programma di pianificazione familiare. Ogni anno la città di New York regala invece più di 30 milioni di preservativi e di altri prodotti per garantire il “sesso sicuro” . Nel 2016, UNAIDS (il Programma delle Nazioni Unite per l’HIV/AIDS) ha fatto appello a donatori disposti ad acquistare e a distribuire – entro il 2020 – 20 milioni di profilattici all’anno nei paesi a reddito medio-basso. Nel 2018 la AIDS Healthcare Foundation ha distribuito 600 milioni di preservativi in 37 paesi e lo stesso ha fatto l’International Planned Parenthood Federation distribuendone altri 300 milioni.
La sospensione o la frenata di questi programmi ha portato nel 2020 a una significativa contrazione del fatturato per Karek, che ha così sperimentato la prima perdita su base annuale dal 2013.
Va detto che anche prima della pandemia il mercato dei preservativi non navigava in buonissime acque. Secondo i dati di Iri Research riportati da QuiFinanza, nel 2017 e nel 2018 il settore aveva già registrato cali nelle vendite, rispettivamente del 2,4 e del 3,4%. Segno positivo (+1,96) invece nel 2019, prima del crollo del 2020 (-4,4%), primo anno della crisi sanitaria.











