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Il fisco entra in Matrix? pronta una vera e propria arma digitale

Se la notizia è buona o cattiva giudichi chi legge. Il fatto è che da marzo il fisco potrà controllare conti correnti e carte di credito dei contribuenti italiani incrociando le banche dati.

È arrivato infatti il via libera del Garante della Privacy che ha dato l’ok a quello che è considerato un passaggio fondamentale per arrivare a stanare chi froda il fisco.

Caccia grande agli evasori dunque. Per farlo Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza avranno adesso a disposizione una vera e propria arma digitale. Spazio dunque a un arsenale fatto di algoritmi, data analysis, machine learning, intelligenza artificiale, incrocio dei dati, in particolar modo quelli dei pagamenti fatti con carte di credito e, naturalmente, i movimenti sui conti correnti bancari.

Grazie all’incrocio dei dati il fisco potrà così creare due «dataset» – in pratica si tratta di due liste ma usare l’inglese, si sa, fa più impressione e soprattutto fa capire di meno – dove i contribuenti saranno classificati in base al rischio di evasione.

1) La prima lista – o dataset che dir si voglia – definita di analisi che servirà a individuare, sulla base di (non ben definiti) parametri e analisi da parte del software, i contribuenti a rischio di evasione fiscale.

2) Il secondo dataset, cioè la seconda lista, definita invece di controllo la quale riguarderà quei contribuenti che secondo l’analisi possiedono uno o più rischi fiscali. Nei confronti di queste posizioni fiscali potranno scattare le attività di controllo ovvero, secondo lo schema che ha incassato l’ok del Garante, «le attività volte a stimolare l’adempimento spontaneo»: la cosiddetta «tax compliance». In pratica si tratta delle lettere di accertamento che molti, se non tutti i contribuenti ben conoscono e che l’Agenzia invia per invitare a mettersi in regola col pagamento delle tasse. Il fisco potrà conservare questa specie di black list per almeno dieci anni.

I due dataset serviranno quindi a garantire monitoraggio e controlli mirati.

Nel mirino, secondo quanto comunicato dal ministro Orlando, anche l’omessa fatturazione da contrastare con la fatturazione elettronica – presto estesa anche al regime forfettario -, con la spinta ai pagamenti elettronici e l’aggiornamento sistematico del sistema delle pagelle fiscali (Isa, il regime premiale che assegna dei voti ai contribuenti concedendo benefici a quelli più affidabili).

I nuovi controlli andranno approvati con decreto da parte del ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha già predisposto uno schema. Come anticipato, lo schema ha ricevuto il via libera da parte del Garante per la privacy che però ha fatto alcune osservazioni che il Mef dovrà recepire nel testo finale.

Il Garante ha chiesto all’Agenzia delle Entrate di indicare in maniera più puntuale le banche dati a cui intende ricorrere, in particolare per quel che riguarda le detrazioni per le spese sanitarie. Anche se questi dati verranno trattati sotto forma aggregata, c’è il pericolo che tra i parametri adottati per stimare il rischio di evasione vengano impiegati anche dati sensibili come quelli sulla salute personale.

Altra garanzia per il rispetto della privacy dovrebbe essere la «pseudonimizzazione» dei dati personali a tutela dell’identità dei contribuenti selezionati per essere sottoposti ai controlli. Vale a dire che i contribuenti saranno indicati con nomi di fantasia fino al momento dell’effettivo controllo.

Quanto tempo servirà per caricare questa specie di Matrix fiscale? Non c’è una data precisa, perché mancano ancora due passggi. Il primo è appunto il decreto del Mef, che andrà a recepire le osservazioni del Garante. Il secondo passaggio mancante è la valutazione di impatto complessiva che l’Agenzia delle Entrate dovrà elaborare e poi sottoporre sempre al Garante.

Dal Mef assicurano, si legge oggi sul Sole 24ore, che «l’utilizzo di strumenti di data analysis sarà sempre accompagnato dalla componente umana, in sostanza non saranno i “robot” o cervelli elettronici a definire la posizione di cittadini e imprese».

Staremo a vedere. Per il momento il nuovo sistema di controllo ha ricevuto il plauso della Cgil che considera questo come il primo passo per avviare una seria lotta all’evasione fiscale in Italia. «Da tempo – si legge nel comunicato della Cgil Nazionale – chiediamo che i dati fiscali, reddituali e patrimoniali vengano incrociati e analizzati per individuare profili di rischio. Finalmente si potrà procedere alla creazione di un archivio che permetterà il confronto tra le fatture in entrata e in uscita di tutti gli operatori, ponendo le basi affinché ognuno di essi diventi `verificatore´ di tutta la filiera. Un sistema di questo tipo, se ben fatto, renderà molto più difficile l’evasione da omessa fatturazione».

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