Economia

Istat, +540mila posti di lavoro nel 2021. Ma per l’80% sono “a termine”

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Qual è lo stato del lavoro in Italia? A dare qualche risposta quantitativa, trattandosi (anche, ma non solo) di dati quantitativi, viene in aiuto l’Istat. Secondo le ultime rilevazioni dell’istituto di statistica, a dicembre 2021 l’occupazione è rimasta stabile rispetto al mese precedente (tasso stabile al 59 per cento).

La buona notizia salta fuori se facciamo il confronto con dicembre 2202. In questo caso registriamo un aumento del 2,4 per cento, equivalente a 540mila contratti in più. C’è da dire, e questa è la nota meno positiva, che si tratta soprattutto (per circa l’80 per cento) di contratti a termine: +434mila, pari al + 16,4 per cento.

Come osserva Dario Di Vico sulla pagina economica del Corriere della sera, “i flussi di occupazione privilegiano abbondantemente la forma del contratto a tempo determinato che sta diventando, in questi mesi di incertezza nelle decisioni delle imprese, una sorta di vero e proprio contratto di ingresso che ha come soggetti privilegiati soprattutto giovani e donne”.

Sempre a giudizio dell’analista del Corriere il mercato del lavoro tende a decelerare: dopo aver tirato per gran parte dell’anno scorso, “negli ultimi mesi ha perso sprint a causa delle nuove restrizioni sanitarie e dei riflessi che hanno avuto a cascata soprattutto sulle attività terziarie”.

Se è ancora presto per allarmarsi e dire “tutti precari”, dato che la quota di contratti a termine resta ancora ampiamente all’interno della media europea, certamente il dato dell’80 per cento di contratti a termine tra i neo-assunti deve far riflettere.

I neo-assunti arrivano prevalentemente dall’aumento del numero di occupati tra le donne, i dipendenti a termine e i lavoratori under 50. A questa crescita si accompagna invece una diminuzione degli occupati tra gli uomini, i lavoratori autonomi e gli over 50. Dalla sintesi di queste due tendenze, una al rialzo e l’altra al ribasso, viene fuori il tasso di occupazione stabile al 59 per cento.

Se confrontiamo il trimestre ottobre-dicembre 2021 col trimestre precedente (periodo luglio-settembre) possiamo osservare un livello di occupazione più elevato dello 0,3 per cento, con una crescita pari a 70 mila occupati in più. Il surplus di occupazione osservata nel confronto tra i due ultimi trimestri si accompagna alla situazione stabile del numero di chi è alla ricerca di occupazione e al calo dei soggetti inattivi (-1,3 per cento, che significa una diminuzione di 178mila unità). La percentuale degli occupati alla fine del 2021 supera del 2,4 per cento (+540mila occupati) quella del dicembre 2020. Cresce per tutte le classi d’ età il tasso di occupazione (+1,9 punti per cento), salvo che per la fascia 35-49 di età che rimane stabile.

Altra nota positiva è il calo della disoccupazione, scesa in dicembre al 9 per cento (-0,1) in totale al 26,8 per cento tra i più giovani (in calo di 0,7 punti percentuali). Scende anche la quota di chi cerca lavoro (-1,3 per cento, 29mila persone in meno rispetto al mese precedente) e la decrescita si registra tra le donne e tutte le fasce d’età, sempre ad eccezione della classe 35-49 anni. Stabili gli inattivi (tassi di inattività fermo al 35,1 per cento) tra i 15 e i 64 anni: anche questa stabilità si spiega da un lato con l’aumento della quota di inattivi tra gli uomini e gli over 50 e dall’altro con la diminuzione di questa stessa quota tra le donne e gli under 50. In discesa, rispetto al dicembre del 2020, sia il numero di individui in cerca di lavoro (-7,6 per cento, -184mila), sia il numero degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-4,7%, equivalente a -653mila).

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