La Fiat venderà Magneti Marelli al Calsonic di KKR

La fusione tra Giappone ed Europa genererà $ 17 miliardi di vendite

Fiat Chrysler Automobiles venderà la Magneti Marelli al KKR & Co. Calsonic Kansei.

L’indiscrezione arriva da Bloomberg, che annuncia uno dei più grandi affari italo-americani guidato dall’amministratore delegato Michael Manley.

L’accordo privato dopo essere trapelato sarà annunciato lunedì. Il valore della transazione potrebbe arrivare a 6,2 miliardi di euro (7,1 miliardi di dollari). I rappresentanti di Fiat e KKR non hanno lasciato commenti.

Dalle indiscrezioni, Fca prima di concludere l’accordo con la KKR avrebbe avuto ulteriori colloqui nel mese di agosto con potenziali acquirenti, tra cui Apollo Global Management, Bain Capital e un fornitore di ricambi asiatico di cui non si conosce l’identità.

Magneti Marelli produttore di ricambi d’auto ad alta tecnologia, grazie alla fusione con Calsonic Kansei creerebbe un produttore di ricambi auto con oltre 17 miliardi di dollari di entrate annuali, ma non solo ci sarebbero assunzioni per circa 65.000 lavoratori tra Tokyo e Milano.

Chi è Magneti Marelli?

Magneti Marelli fa parte di FCA (Fiat Chrysler Automobiles N.V.). Lavora a livello internazionale come fornitore di prodotti soluzioni e sistemi ad alta tecnologia per il mondo automotive. La sede centrale è a Corbetta in provincia di Milano.

Con 7,9 miliardi di Euro di fatturato nel 2016, conta circa 43.000 lavoratori, 85 unità produttive, 15 centri R&D, il gruppo è presente in 20 Paesi (Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Turchia, USA, Messico, Brasile, Argentina, Cina, Giappone, India e Malesia).

Mike Manley è il fautore numero uno per  la vendita, questa sarà la sua prima operazione di fusione, dopo essere divenuto il successore del manager Sergio Marchionne, scomparso nel mese di luglio. Il tutto svolto sotto la supervisione del presidente John Elkann.

Anche Sergio Marchionne, prima della sua morte, affermò che la Fiat era aperta ad un cambiamento, nonostante le intenzioni iniziali erano di separare l’attività distribuendo azioni agli investitori. Ma l’opzione per la vendita e non la quotazione in borsa, seguì in base alle incertezze sia della politica italiana che del mercato automobilistico.

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