La quarantena lunga 20 anni di Chico Forti

Chico Forti si trova ingiustamente in carcere da 20 anni a Miami per un omicidio macchiato da un corpo di polizia inetto e corrotto. Chico non deve morire in carcere.

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La storia di Chico Forti rappresenta per l’Italia una vicenda post-datata. Vent’anni di carcere scoperti vent’anni dopo. Merito di una iena che è riuscita a far risorgere un’avventura altrimenti dimenticata ed un uomo altrimenti sconfitto senza difese. Era il febbraio del 1998 quando il cadavere di Dale Pike venne ritrovato su una spiaggia di Miami con il viso che mangiava la sabbia ed era il 2000 quando il suo (presunto) assassino finiva dietro le sbarre.

Chi ha incastrato Chico Forti?

Chico Forti nasce a Trento nel 1959, diventa un campione di windsurf, un produttore televisivo e dopo la vincita di una grossa somma di denaro partecipando al programma Telemike, sbarca a Miami nel 1994. Insegue il sogno americano e lo trova: diventa un imprenditore televisivo di successo, gestisce affari immobiliari e divorzia dalla sua prima moglie italiana per sposarsi con l’ex “Miss-America” Heather Crane, con cui ha tre figli. Chico entra in trattativa con Tony Pike, padre di Dale, per l’acquisto del famoso “Pykes Hotel” di Ibiza e l’affare va concludendosi. Le carte vengono firmate e tutto sembra filare liscio sino al 15 febbraio 1998, giorno in cui Dale Pike torna a Miami. Dale viene ucciso da due colpi di pistola e rinvenuto dalla polizia con il volto riverso a terra su una spiaggia.

Chico Forti viene immediatamente sequestrato dalla polizia di Miami il 18 febbraio come primo sospettato della morte di Dale Pike, figlio di Tony, e durante l’interrogatorio gli uomini in divisa pronunciano quella che sembra essere un’ammissione – “Non rivedrai mai più la tua famiglia. Così impari a parlare male di noi” – facendo riferimento a un documentario TV realizzato da Chico nel 1997 che evidenziava grosse lacune nell’operato e nelle indagini della polizia di Miami su un caso di omicidio avvenuto quell’anno. Le prove contro Chico Forti sono inesistenti. E’ stato incastrato. Chico Forti è condannato all’ergastolo per avere pestato i piedi alla polizia di Miami con un’inchiesta che gettava ombre sulle loro indagini.

Sean Crowley, ex detective consulente di Chico Forti, punta il dito su un altro sospettato, Thomas Knott: truffatore tedesco dalla fedina penale non immacolata trasferitosi a Miami dopo aver scontato qualche anno di galera nel suo paese d’origine. Il destino, sempre lui, vuole che Thomas Knott vada a vivere nello stesso quartiere di Chico e decide di farli incontrare. Thomas, tenetevi forte, aveva sul groppone una condanna per truffa proprio ai danni di Tony Pike e suo figlio Dale, quel maledetto 15 febbraio ’98, era tornato a Miami per affrontarlo sul fatto che avesse rubato migliaia di dollari al padre. “L’ultima cosa che sappiamo è che Dale Pike è stato trovato morto sulla spiaggia” racconta il nuovo avvocato di Chico, Joe Tacopina.

In seguito, anche lo stesso Tony Pike sceglie di esporre ad un’emittente televisiva tedesca i suoi dubbi riguardo l’incriminazione di Chico al posto del truffatore Thomas Knott per l’assassinio del figlio. Il farabutto tedesco la notte dell’omicidio si trovava a una festa e questo rappresenta un alibi di ferro confermato da parecchi testimoni, ma l’ex-moglie svela invece un retroscena: “Lui ha mentito su cosa ha fatto e dov’era. Ha mentito alla polizia. La notte dell’omicidio è andato via con qualcuno per un paio d’ore ed è tornato da solo”.

Il caso Gianni Versace e lo scomodo reportage di Chico Forti:

Come detto, Chico si afferma nella TV oltreoceano realizzando reportage sportivi e documentaristici, tra i quali uno su un famoso caso di omicidio uscito per il pubblico nel 1997 (un anno prima della morte di Dale Pike). L’inchiesta si basa sull’assassinio di Gianni Versace, famosissimo stilista italiano fondatore dell’omonimo marchio di moda ucciso da due colpi di pistola nel luglio del ’97. Il reportage si chiama “Il sorriso della medusa” e narra una differente versione dei fatti rispetto a quelli delle indagini. Per la polizia, l’autore dell’omicidio fu Andrew Cunanan, trovato però morto suicida (?) a casa sua dopo ben 8 giorni di stretta caccia all’uomo. La scena del crimine raccontata nel documentario di Chico Forti fa invece intendere che Cunanan sarebbe stato ammazzato e poi solamente dopo trasportato a casa sua inscenandone il suicidio. L’inchiesta mette in evidenza errori e contraddizioni dell’operato della polizia di Miami e contemporaneamente regala ai giornali e ai TG di tutto il mondo pagine e pagine di scoop.

Sulla scia di tutto ciò, trovano poi l’occasione di esporsi testimoni, amici e collaboratori di Versace, alimentando le voci della “soluzione più comoda” dimostrata dall’inchiesta di Chico. Persino lo stesso capo della polizia di Miami, Richard Barreto, si unisce ai dubbi fomentati sul vero assassino di Versace. Anche Frank Monte, detective privato assunto dallo stesso stilista prima della sua morte, ipotizza che Cunnanan non fosse il colpevole, ma solo una persona sacrificabile: “Secondo me è successo che una persona vicino a Gianni, ma non parte della famiglia, abbia commissionato il suo omicidio. Un lavoro da professionisti”. Insomma, molti tra giornalisti, esperti, detective e investigatori supportano la seconda versione” emersa dall’inchiesta di Chico, cioè del suicidio messo in scena da colui che in realtà è il vero assassino. Chico Forti aveva pestato i piedi agli uomini della polizia di Miami e screditato le indagini da loro condotte. La stessa polizia che poi l’anno dopo, nel 1998, collegherà senza prove Chico al cadavere di Dale Pike. Questo è secondo i suoi legali il vero motivo della condanna all’ergastolo.

Scavando a fondo nella storia si arriva a sospettare vari nomi, tra cui Torsten Reineck, Gary Schiaffo e ancora lo stesso Thomas Knott che l’anno dopo si metterà in mezzo tra la vita di Chico Forti, di Tony e Dale Pike: tutte persone direttamente o indirettamente coinvolte con il caso Versace. All’enigma si aggiunge poi anche un altro tassello, ovvero il libro “Metastasi” di Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli, in cui si suppone l’intromissione della criminalità organizzata: “Posso immaginare che Gianni Versace sia stato ucciso per un problema di debiti”: sono le parole di Giuseppe Di Bella, pentito della ‘ndrangheta. A sostegno della pista mafiosa anche un dettaglio forse non casuale, un piccione morto davanti ai gradini della villa di Versace. Forse un messaggio della ‘ndrangheta.

Chico Forti non deve morire in carcere:

La iena Gaston Zama ha ridato respiro a una storia senza fiato. Ha ridato speranza a un uomo innocente a cui sono stati ingiustamente strappati 20 anni di vita. Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio si è mosso per riportare Chico in Italia. Anche “Lo Zoo di 105” si traveste da megafono e grida giustizia. I tifosi della Curva Sud del Milan sostengono Chico come fosse uno di loro. La sua mamma si è mantenuta giovane sino a 92 anni. Non può andarsene prima di rivedere suo figlio libero.

Riccardo Chiossi