La sfida di Obama sulla crescita

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«Dobbiamo tornare ad investire, ce lo possiamo permettere». Con queste parole Obama, presidente USA, lancia la sfida al proprio Paese e all’Europa per la creazione di un ciclo di crescita forte e duraturo attraverso un investimento in infrastrutture di 428 miliardi di dollari e agevolazioni fiscali alla classe media per 277. Il tutto accompagnato da una politica di tassi bassi da parte della Federal Reserve la quale, per il momento, non ha intenzione di alzarli. Si tratta quindi, di una politica monetaria espansiva accompagnata da una politica fiscale dello stesso segno.

Sarà la Storia a dire se la manovra di Obama supererà il vaglio del Congresso ma quello che importa è il segnale che sta lanciando al mondo e alla Vecchia Europa in particolare. Pur avendo gli States imboccato la strada della crescita, il Presidente non vuole correre rischi, imboccando un sentiero virtuoso che duri nel tempo.

La scelta di investire in infrastrutture è utile sia per il breve periodo che per il lungo. Nel breve periodo causa un aumento della richiesta di materie prima per la costruzione e di manodopera. Se le imprese vendono di più, naturalmente guadagnano di più, assumendo o pagando di più i propri dipendenti i quali spenderanno di più, acquistando beni e servizi di ogni genere. Ciò causerà un aumento delle vendite di imprese di settori totalmente lontani da quello edile; portando a nuove assunzioni e nuovi consumi. Di fronte ad un forte aumento dei consumi, le imprese, se non riescono a produrre quanto necessario, saranno costrette ad investire, agevolate dai tassi bassi tenuti dalla Banca Centrale. Alla fine, secondo il cosiddetto moltiplicatore Keynesiano, l’aumento di PIL derivante dall’aumento della spesa pubblica in infrastrutture sarà multiplo della spesa complessiva. In questa misura si intravede lo spirito Keynesiano: i consumi sono la base della vita economica.

Importante è anche nel lungo periodo. Uno Stato con ferrovie, autostrade e aeroporti migliori è uno Stato più competitivo nel corso del tempo. In un contesto più competitivo e ben collegato le imprese saranno invogliate a trasferirvisi.  Il capitale fisico, infatti, insieme all’Innovazione, sono la base per una crescita duratura.

Per quanto riguarda la seconda componente, le agevolazioni fiscali alla classe media, è da leggersi nella medesima ottica: meno tassazione comporta redditi più alti.  Di norma, all’aumentare del reddito dovrebbero aumentare i consumi, rientrando nel meccanismo in precedenza.

L’insieme delle politiche di Obama e della Federal Reserve hanno anche un effetto rassicurante importante: le Istituzioni degli Stati Uniti stanno mettendo in campo risorse ingenti per una crescita forte e duratura. I mercati e i consumatori, reputando tale intervento credibile, saranno più sereni e più inclini a consumare ed ad investire con importanti conseguenze a livello sociale. Una Nazione che crede nella crescita e che la vede, è una Nazione in cui le persone stanno sempre meglio a livello economico, con minori angosce e con una qualità della vita superiore. Alla fine, dietro al PIL, ai numeri e agli indici c’è sempre la vita delle persone le quali, al netto delle differenze, cercano sempre di vivere senza patemi e felicemente.

L’importante piano di Obama lancia la sfida all’Europa: servono politiche monetarie e fiscali espansive per rafforzare la crescita. La sapremo cogliere? Ai posteri l’ardua sentenza.

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