L’Antitrust multa Samsung e Apple

Con una decisione unica al mondo l'AGCM ha sanzionato i due giganti della telefonia accusandoli di obsolescenza programmata per i propri dispositivi.

L’Antitrust italiana prima e unica al modo, il 24 ottobre tramite comunicato stampa, ha annunciato la decisione di multare i due colossi della telefonia mobile: Samsung e Apple. A seguito di una indagine dei funzionari dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che si sono avvalsi dell’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, si è accertato come le due aziende produttrici di cellulari abbiano volutamente messo in atto un meccanismo di obsolescenza programmata sui propri sistemi di telefonia mobile, causa di malfunzionamenti e di un più rapido invecchiamento.

Il tema dell’obsolescenza programmata riguarda l’inevitabile tendenza in ambito tecnologico a produrre software sempre più complessi per dispositivi sempre più spinti, imponendo però costanti aggiornamenti anche a quei proprietari di cellulari più obsoleti, senza che questi abbiano la possibilità di rifiutarli e bloccarli, così da ridurre in modo deliberato la vita di un dispositivo elettronico e anticiparne la sostituzione. L’utente quindi, a causa di questo accelerato decadimento di funzionalità, viene di fatto obbligato a sostituire il suo prodotto con un modello più recente, prima che questa sostituzione sia effettivamente necessaria.

Nel comunicato dell’Antitrust

“le società del gruppo Apple e del gruppo Samsung hanno realizzato pratiche commerciali scorrette in violazione degli artt. 20, 21, 22 e 24 del Codice del Consumo in relazione al rilascio di alcuni aggiornamenti del firmware dei cellulari che hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni, in tal modo accelerando il processo di sostituzione degli stessi”.

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Comportamento questo tanto più grave, perché secondo quanto si è accertato, da parte delle case produttrici vi è stata un’insistente richiesta all’effettuare il download verso i nuovi sistemi operativi, senza informare dei gravi malfunzionamenti che sarebbero stati causati da una maggior sollecitazione dell’hardware e a cui sarebbero andati incontro i possessori dei dispositivi, senza allo stesso tempo, mettere in atto alcun tipo di assistenza per cellulari spesso  fuori garanzia .

Le indagini dell’AGCM hanno interessato il Galaxy Note 4 della Samsung (il lancio di questo dispositivo risale al 2014) , per il quale è stato chiesto a partire da maggio 2016, di installare un nuovo sistema operativo Android, Marshmallow, predisposto però per il Galaxy Note 7; mentre Apple viene accusata di aver “insistentemente proposto dal settembre 2016 ai possessori di vari modelli di iPhone 6 di installare il nuovo sistema operativo iOS 10” sviluppato per il modello successivo, l’iPhone 7, senza informare gli utenti delle maggiori richieste di energia e dei possibili conseguenti inconvenienti, oltre a non avvertirli che questo aggiornamento avrebbe portato a una riduzione delle funzionalità dei dispositivi con un consumo anomalo della batteria, fino a giungere a un continuo spegnimento degli stessi. Comportamento questo ritenuto ancor più grave a causa della mancata predisposizione da parte dell’azienda di Cupertino di alcun tipo di misura di assistenza.

Solo nel dicembre 2017 Apple a seguito delle numerose lamentele dei consumatori e di un calo di immagine, per quegli iPhone che avevano sperimentato problemi di funzionamento non coperti da garanzia legale, ha previsto la possibilità di sostituire le batterie a un prezzo scontato, non fornendo però ai consumatori le adeguate informazioni circa le caratteristiche essenziali delle stesse batterie al litio.

Non a caso, sempre nei confronti di Apple, l’Antitrust ha accertato una seconda tipologia di condotta fallace in violazione dell’art. 20 del Codice del Consumo, infatti il produttore non fornito ai consumatori alcun tipo di informazione relativa alle caratteristiche essenziali delle batterie al lito, quali la loro vita media e deteriorabilità e le corrette procedure per poterne preservare nel tempo la piena funzionalità.

Sanzioni al massimo edittale per Samsung e Apple

Alle due imprese sono state applicate sanzioni pari al massimo edittale, tenuto conto della gravità delle condotte e della dimensione dei professionisti: a Samsung 5 milioni di euro e ad Apple 10 milioni di euro (5 milioni per ciascuna delle due pratiche contestate), inoltre a entrambe le aziende è stato imposto l’obbligo di pubblicare sulla pagina in italiano, del proprio sito internet, una dichiarazione che informi la clientela della decisione dell’Antitrust, con il link al provvedimento di accertamento.

Misure queste, soprattutto quelle sanzionatorie, che hanno per i due colossi della telefonia un valore relativo e che tuttavia possono aprire scenari inediti come quello di una eventuale class-action da parte dei consumatori, cioè di un’azione collettiva di tipo legale condotta solitamente da più soggetti rappresentativi di una determinata categoria, che chiedono la soluzione giuridica a una questione comune, per tutti i componenti presenti e futuri di quella stessa categoria.

Non a caso la pronuncia dell’autorità è stata salutata con grande soddisfazione da parte delle associazioni dei consumatori. «È una decisione storica che finalmente ristabilisce il diritto del consumatore a poter fruire di prodotti funzionanti» ha commentato il responsabile delle relazioni esterne di Altroconsumo,  sullo stesso piano Federconsumatori la quale ha affermato: «Grande apprezzamento per una condotta che denunciamo da anni», mentre Codacons si è spinta anche oltre, dichiarando come l’Antitrust abbia aperto «la porta ad azioni risarcitorie contro Apple e Samsung da parte degli utenti». Codacons ha presenterà un esposto a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia. Nella fattispecie ha richiesto di aprire indagini sul territorio nei confronti di Apple e Samsung, per eventuali reati legati alle comunicazioni telematiche sulla base degli artt. 616 del codice penale e 315 bis cpp.

Samsung e Apple ricorrono in appello

Le due aziende produttrici hanno però immediatamente risposto di voler ricorrere in appello, contro le misure sanzionatorie dell’AGCM, in modo particolare Samsung è intervenuta affermando come la soddisfazione dei propri clienti sia un obiettivo primario strettamente legato al proprio business e di non condividere la decisione presa, aggiungendo di «non aver mai rilasciato aggiornamenti software con l’obiettivo di ridurre le performance del Galaxy Note 4. Al contrario, Samsung ha sempre rilasciato aggiornamenti software che consentissero ai propri utenti di avere la migliore esperienza possibile».

Gli scenari futuri, per quello che si prospetta un lungo percorso  di battaglie legali, appaiono del tutto incerti ma molto pericolosi per i due colossi industriali, se anche appello dovessero essere confermate le accuse dell’Antitrust infatti, si potrebbe aprire la strada a una class action che potrebbe portare le due aziende, se l’esempio dovesse essere seguito anche in altri stati, a dover sborsare delle cifre considerevoli per poter risarcire i propri clienti danneggiati.

 

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