Dall’arresto del super latitante, sono già finite in carcere 14 persone, tutte accusate di averlo aiutato durante la sua lunghissima latitanza.
Ora sono scattate le manette per altri tre personaggi, definiti insospettabili, ma imputati di aver contribuito alla latitanza del super boss Matteo Messina Denaro.
Si tratta di L.G. M.G. e C.L..
L’accusa per L. G. è concorso esterno in associazione mafiosa.
Invece per l’architetto M. G. e per il medico radiologo C. L. l’accusa è associazione mafiosa.
Le indagini sono state coordinate dal procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, dall’aggiunto Paolo Guido e dai PM Gianluca De Leo e Piero Padova.
Secondo gli inquirenti, l’architetto M. G. nel corso degli anni avrebbe “ceduto” la sua identità a Messina Denaro in più di un’occasione. E questo anche grazie alle conoscenze di G., originario di Mazara del Vallo ma da anni residente in Lombardia a Limbiate, dove ricopriva un incarico amministrativo negli uffici comunali del paese.
Le indagini hanno messo in evidenza come G. ha agevolato Messina Denaro consentendogli di intestarsi automobili, effettuare transazioni bancarie, nonché circolare nel paesino dove si nascondeva dotato di regolare documento d’identità.
Il radiologo C. L., invece, è accusato di avere occultato la presenza del boss mafioso all’interno della clinica dove si recava per le cure mediche. Gli inquirenti sostengono che L. fosse perfettamente cosciente di chi era l’anziano paziente a cui ha effettuato tac all’addome e al torace.











