Netanyahu, l’uomo del cambiamento?

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La rielezione di Benjamin Netanyahu in Israele ha stupito pochi e indignato molti.
Capo di stato cinico e saldamente indottrinato al sionismo, Netanyahu ha saputo ascoltare il coro fondamentalista che gli chiedeva di impedire la formazione dello stato palestinese, e non si è mai tirato indietro quando lo si chiamava a prodursi in prima persona. Indimenticabili le interpretazioni da solista che ha regalato alle platee quando con un disegnino alla mano annunciava l’arrivo dell’atomica Iraniana, o quando a 5 minuti dalla scomparsa dei tre coloni adolescenti già gridava ad Hamas come responsabile di un’escalation di violenza sulla striscia di Gaza.

Ma l’atomica Iraniana tarda a fare capolino nella scenografia tutta israeliana del medioriente ed è stata recentemente sconfessata addirittura dal Mossad. Israele invece sembra possieda più di 250 testate nucleari.

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L’episodio dei tre ragazzi rapiti ha destato molti dubbi (vedi  links) ma è servito da pretesto per lanciare nel luglio 2014 uno degli attacchi più brutali che si ricordino, colpendo cio’ che restava delle infrastrutture di Gaza già devastate da «piombo fuso» e provocando un massacro di civili di proporzioni enormi, troppo gigantesco per nasconderlo dietro le impalcature dei lanciatori di razzi palestinesi. Va detto pero’ che le vittime palestinesi sono un po’ seccanti da contare, persino Ban Ki Moon, sfinito dalla sua insufficenza, preferisce pensare a cose più concrete!

Netanyahu troppo violento? Maldestro nelle sue uscite internazionali? Incapace di gestire la crisi interna?
Macché, Netanyahu rappresenta lo spirito coloniale come Alain Delon rappresentava il cinema poliziesco, è perfetto li’ dove stà e ci starà ancora per molto. Per difendere un progetto illogico servono persone che alla ragione siano immuni, e con buone doti d’attore. Netanyahu ha entrambe queste qualità, la scelleratezza di un dittatore e la faccia del politico.
C’è un aspetto pero’ che non è stato affrontato in questo post elezioni e che dovrebbe invece animare la discussione e il ragionamento: Le elezioni sono vere?

La vittoria del Likud, non era stata prevista né dai sondaggi di opinione delle ultime settimane né dagli exit poll della scorsa notte.
Siamo sicuri che il sistema di potere che sta dietro Netanyahu non abbia sconfinato dai limiti democratici per garantire la stabilità? Se si vota sul serio, e se magari vince Herzog si continua col Grande Israele o si rallenta la colonizzazione? Perchè non ricorrere al sano e rassicurante broglio?

Israele ha esportato i migliori sistemi informatici per falsare le elezioni, in mezzo mondo, perchè non usarli per le proprie?
Israele che con l’AIPAC ha praticamente sostituito il governo degli Stati Uniti con una holding occulta si doterebbe, in casa sua, di un sistema rappresentativo trasparente?
A queste domande risponderà, ne siamo sicuri, l’asse repubblica/corriere/il fatto, ma una cosa è certa, brogli o meno, non è il caso di disperarsi per la normale rielezione di Netanyahu, personaggio che conosciamo, poco amato anche in ambienti sionisti, talmente impopolare che le campagne di boycottaggio fanno passi da gigante anche in europa, peggio sarebbe stato il cammuffaggio della governance militare con un volto nuovo, perchè avrebbe confuso ancora una volta l’opinione pubblica, e d’altra parte non si puo’ mica ammazzare un Rabin ogni quattro anni. Sicuro di un’infiltrazione internazionale ancora forte, va però dato credito a Israele di aver affrontato il problema delle elezioni in modo pacifico, senza spargimenti di sangue, questa volta é bastato un colpo di stato dolce.

Negli USA il primo candidato di colore affascinò tutti con lo slogan del cambiamento, e dal giorno dopo si dedico’ alacremente a non cambiare nulla (Guantanamo, malasanità, guerra permanente ecc..), non poteva fare molto altro perchè il governo era già fatto, lui doveva solo metterci la faccia, e per questo prese anche l’Oscar per la pace. Ma preparandolo nei minimi dettagli, anche servendosi del finto oppositore McCain, le elites militariste ottennero in quel caso il risultato più prezioso: il plebiscito. Ebbene in Israele questa strategia non è pronta, perchè una figura come Obama non è stata trovata e forse non è ancora necessaria. Quindi avanti tutta col Grande Israele, bye bye stato palestinese, niente rivoluzione, nè di sostanza nè di facciata, “show must go on” col migliore interprete disponibile al momento, in ogni caso il più disponibile a continuare la farsa della grande democrazia mediorientale.

 

Brogli in Israele:

www.ynetnews.com 

www.timesofisrael.com

 

Madre di uno dei ragazzi rapiti o attrice?

https://www.youtube.com/watch?v=oyzDOw_MKrg