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Parental Bornout come il Covid ha aumentato il fenomeno

L’avvento del Covid e della pandemia ha rivoluzionato la quotidianità di tutti, l’approccio alla vita sociale ma anche a quella famigliare.
Il Parental Bornout si manifesta nei genitori in modo evidente quando questi subiscono situazioni di stress tali da procurare disagio e affaticamento, una situazione aggravata con il Covid che ha costretto le famiglia a riadattarsi ad un mood quotidiano non prevedibile. E’ definibile come una sindrome da esaurimento che porta i genitori a provare un distacco dai propri figli e di conseguenza anche a non sentirsi all’altezza del loro compito educativo.
Secondo gli addetti ai lavori il Parental Bornout esprime il lato negativo d’essere genitori, quella faccia della medaglia che si tende a tenere nascosta e che invece esprime preoccupazione, stanchezza e affaticamento che ad un certo punto non si può fare a meno di manifestare. Katia Marilungo psicoterapeuta e psicologa ha dichiarato in alcune interviste quanto sia importante non sottovalutare questa patologia e ha anche accennato ai quei sintomi di cui è importante tenere conto:
“Il parental burnout si manifesta con alcuni sintomi come la sensazione di affaticamento, la difficoltà a gestire gli impegni, alterazioni del sonno, somatizzazioni come mal di testa o disturbi gastrointestinali, fantasie di fuga. ” L’esperta ha sottolineato quanto sia importante non sentirsi in colpa nei confronti dei figli, il disagio è una conseguenza naturale che va gestita con estrema sensibilità ma anche attenzione critica. I genitori in molte circostanze possono sentirsi inadeguati ma questo non deve far perdere mai l’entusiasmo che il ruolo di padre e madre comportano.
Covid e Parental Bornout, ecco come il virus ha accentuato il problema
Con il Covid questo stato di disagio e insofferenza si è accentuato soprattutto perchè le case sono diventate ambienti da condividere senza un distacco quotidiano. Lo stress subito da i genitori particolarmente pressati è superabile grazie ad una condivisione, parlare con qualcuno vicino è il primo passo per denunciare un proprio momento negativo che impedisce di svolgere in modo soddisfacente il compito di genitore:
“Se sintomi come stanchezza, alterazione del sonno, mal di testa o difficoltà di concentrazione si protraggono per due mesi o più, se il genitore perde totalmente di vista sé stesso è bene iniziare a chiedere aiuto.” Ha dichiarato l’esperta concludendo la sua analisi: “Oggi non possiamo chiedere aiuto ai nonni o a una rete familiare, ma al nostro partner sì. Non dobbiamo mai avere timore di chiedere un sostegno all’altra metà del nostro nucleo familiare”









