«It’s the economy, stupid!». È il pensiero che sorge spontaneo a leggere che Pfizer, il colosso farmaceutico Usa che ha fatto affari d’oro col vaccino, ha annunciato di voler tagliare posti di lavoro nel suo stabilimento di Catania, nato nel 1959 e specializzato nella produzione di antibiotici per uso ospedaliero. In mobilità finiranno 130 dei 663 dipendenti. Anche le modalità degli esuberi lasciano perplessi: stando a quanto riporta il Fatto Quotidiano pare infatti che alcuni dipendenti abbiano saputo di essere tra i candidati all’esubero da una chat di lavoro tra colleghi creata su WhatsApp.
Nel 2019, ultimo anno dell’era pre-Covid, la casa farmaceutica aveva fatturato “solo” 51,7 miliardi di dollari. Ma adesso i guadagni sono quasi raddoppiati: merito, neanche a dirlo, dei preparati anti Covid che hanno inciso sulla metà del surplus. A comunicarlo è stata la stessa Pfizer, che ha reso note le previsioni di guadagno per il 2022: i profitti previsti sono stimati nell’ordine dei 98-102 miliardi di dollari, i vaccini e le cure contro il Covid porteranno la bellezza di 54 miliardi nelle casse dell’azienda con sede a New York. Ma anche il 2021 non è precisamente andato male per il gruppo guidato dal greco Albert Bourla: qualche giorno fa Pfizer ha annunciato di aver chiuso il 2021 a quota 81,3 miliardi.
Grazie alle cure anti Covid, Pfizer in tre anni ha raddoppiato il suo business e all’inizio del mese ha chiesto alla Food and Drug Administration (FDA), assieme alla casa tedesca BioNTech, l’autorizzazione all’uso di emergenza per il suo vaccino anti Covid per i bambini under 5. Senza contare l’ultima arrivata in casa Pfizer, la pillola antivirale Paxlovid, che può essere impiegata per curare i pazienti affetti da Covid-19 a casa prima che si ammalino in forma grave. Dopo che FDA ha approvato Paxlovid a dicembre. Pfizer ha comunicato di attendersi un guadagno di 22 miliardi di dollari dalla nuova pillola nel 2022. A dire il vero gli analisti si aspettavano di più: le previsioni parlavano di quasi 23 miliardi di dollari. Numeri che ad ogni modo non hanno convinto il mercato: il titolo Pfizer, che nel 2021 era cresciuto del 60%, è dato in calo a Wall Street.
In sostanza, che Pfizer non sia un ente benefico non dovrebbe essere un mistero, anche se il Ceo Albert Bourla nel luglio 2021 ha confessato a Yahoo Finance di sentirsi una specie di salvatore dell’umanità: «Sono soddisfatto del fatto che l’azienda stia andando molto bene finanziariamente, ma ancora più soddisfatto quando entro in un ristorante e ricevo una standing ovation perché tutti sentono che abbiamo salvato il mondo».
I fatti però raccontano un’altra storia, meno edificante: quella messa in fila nel libro La morte del Phronimos dove Fulvio Di Blasi elenca molte informazioni interessanti non solo su Pfizer ma, più in generale, sulle case farmaceutiche, uno dei settori industriali più segnati dagli scandali e il secondo tra quelli più detestati dagli americani. Scopriamo così che in 24 anni le case farmaceutiche hanno dovuto sborsare 35,7 miliardi di dollari solo per i risarcimenti da frode.
Anche Pfizer è stata coinvolta in diversi scandali, a partire da quello del 1996 quando, durante una terribile epidemia di meningite, l’azienda farmaceutica decide di sperimentare un nuovo farmaco – il Trovan – su dei bambini nigeriani. Ne moriranno 11 e altri rimarranno invalidi: la casa farmaceutica viene accusata di aver usato i bambini come cavie per testare un farmaco senza approvazione né consenso. Quando il processo sembra volgere al peggio, nel 2009 l’azienda americana chiude un accordo transattivo per risarcire le vittime.
Quello stesso anno Pfizer – accusata dal Dipartimento di Giustizia Usa di aver promosso farmaci per usi non autorizzati, otre che di aver pagato tangenti – paga 2,3 mld di dollari per chiudere il più grande accordo transattivo della storia per frode sanitaria. Nel 2012 Pfizer paga ancora: più di un altro miliardo per lo scandalo Prempro: un farmaco per la terapia ormonale sostitutiva per il quale la casa farmaceutica dovrà transigere circa 600 cause risarcitorie di donne che avevano sviluppato un tumore al seno dopo l’uso del farmaco. L’anno dopo scoppia lo scandalo Chantix, un farmaco usato per smettere di fumare: ma si scopre che Chantix può causare seri disturbi mentali e depressione fino a tentare il suicidio. Questa volta le cause risarcitorie sono 2000 e Pfizer deve pagare 273 milioni per transigere.
Niente illusioni quindi: anche le case farmaceutiche sono guidate dal loro interesse, non certo dall’altruismo o dall’amore per l’umanità.











