Potere totalitario

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Nel mondo c’è una dittatura che terrorizza il suo popolo, è una dittatura sanguinaria quella che uccide per un sì o per un no o per aver perso una partita di calcio. La Corea del Nord rappresenta l’esempio più vicino ai vecchi totalitarismi del Novecento: sistemi di potere invasivi e pervasivi, capaci di penetrare nelle latebre psicologiche dell’uomo ed esercitare il potere mediante il terrore. La Corea del Nord ha perso allo scadere dei tempi supplementari contro l’odiata Corea del Sud. Perdere la finale dei Giochi Asiatici in casa ha disturbato non poco Kim Jong-un, il despota totalitario. Ora i calciatori sono stati rinchiusi in carcere e stando al Rodong Sinmun, il giornale «ufficiale» di Pyongyang, rischierebbero la pena capitale. Dopo la sconfitta i calciatori sarebbero stati scortati su un autobus e trasferiti in una prigione di massima sicurezza in attesa di giudizio. Nulla di nuovo poiché il regime di Kim Jong-un, nel 2010, punì con la tortura le sconfitte rimediate al mondiale. La Corea del Nord è un “enclave” dell’orrore, protetta da un assoluto controllo delle informazioni e da una violenta censura. E’ stata capace di erigere attorno ai suoi confini una fortezza imperforabile, entro le cui mura si consumano quotidianamente atrocità inaudite. Le poche informazioni che trapelano ci descrivono un potere totalitario rispettoso della tradizione.

Hannah Arendt, in Le origini del totalitarismo, ci descrive minuziosamente le peculiarità senza precedenti di questo sistema di potere. Ebbene, la Corea del giovane Kim Jong-un, è la copia asiatica del nazionalsocialismo, dello stalinismo e di tutti quei sistemi di potere che annullano la personalità dell’uomo e che fanno dell’eliminazione fisica una prassi abituale, un modo per risolvere le questioni e liquidare ciò che viene ritenuto inadatto e perdente.

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Questa notizia mi ha riportato alla mente l’immagine di un Hitler contrariato dinanzi alle vittorie di Jesse Owens nelle olimpiadi del 1936, svoltesi a Berlino. Il potere totalitario non tollera la sconfitta, non tollera che gli altri siano più forti, capaci e validi. Esercita un’estrema violenza per nascondere un’insita debolezza.