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La leggenda di Anubi e la bilancia del cuore: il dio che pesava le anime
Esplora il misterioso mondo dell'antico Egitto con Scopri Anubi, il guardiano dell'aldilà egizio. Immergiti nella mitologia e nell'oltretomba.

Anubi, noto in egiziano antico come Inpu o Anpu, è una delle divinità più riconoscibili del pantheon nilotico. Rappresentato con corpo umano e testa di canide, è legato ai deserti, alle necropoli e ai rituali funebri. La sua figura si afferma già nell’Antico Regno come protettore delle tombe e patrono dei sacerdoti imbalsamatori, divenendo nei secoli un simbolo della corretta transizione dall’esistenza terrena al regno dei morti.
Iconografia e simboli
L’iconografia di Anubi combina un corpo atletico con la testa nera di sciacallo o cane del deserto. Il colore scuro non indica ferocia, bensì rigenerazione e fertilità, associata al limo del Nilo e al concetto di rinascita. Spesso porta lo was (scettro del potere), l’ankh (vita) e talvolta indossa una fascia cerimoniale. Lo si vede vegliare sulle mummie, inginocchiato sopra un sarcofago, oppure al fianco di bilance e papiri del giudizio.
Protettore delle necropoli
Anubi presiede agli spazi liminali dove i vivi incontrano la memoria dei morti: cimiteri, wadi aridi e ingressi di tombe. In questi luoghi guida i cortei funebri, purifica l’area di sepoltura e allontana violatori e predatori. Le stele votive rinvenute nelle necropoli riportano spesso invocazioni alla sua vigilanza, a garanzia che i resti mortali non siano profanati e che il nome del defunto continui a essere pronunciato per l’eternità.
Signore della mummificazione
Il culto di Anubi è strettamente intrecciato all’arte dell’imbalsamazione. I sacerdoti addetti al rito indossavano maschere canidi per incorporarne le prerogative divine durante la preparazione del corpo. L’unzione con resine, l’applicazione delle bende e la recitazione di formule protettive erano considerati atti sacri che consentivano al ka di riconoscere la propria dimora e al ba di riunirsi al corpo nelle ore notturne. L’abilità tecnica e la purezza rituale erano viste come un’estensione della mano di Anubi sul defunto.
Il “peso del cuore” nella sala delle due verità
Una delle scene più celebri dei Libri dei Morti raffigura Anubi mentre conduce il defunto davanti alla bilancia della giustizia, nella Sala di Maat, la Dea dell’ordine cosmico. Da un lato viene posto il cuore, sede morale della persona, dall’altro la piuma di Maat. Anubi regola la bilancia con precisione, mentre Thot registra il verdetto. Se il cuore risulta leggero e puro, il defunto può proseguire nel “Campo dei Giunchi”; se risulta gravato da colpe, viene consegnato alla divoratrice Ammit. Questa scena esprime l’ideale egizio di rettitudine, misura e responsabilità.
Relazioni con altre divinità
I testi tardi integrano Anubi nella famiglia osiriaca, presentandolo come figlio di Neftis e talvolta associandolo a Osiride. Nei miti, Anubi aiuta Iside nella ricomposizione del corpo di Osiride, consolidando il suo ruolo di maestro dei riti funebri. Collabora con Horus come guida delle anime e protettore del sovrano, mentre conserva una funzione autonoma di custode delle soglie. Queste relazioni mostrano un pantheon flessibile, in cui i ruoli si sovrappongono per rafforzare il ciclo di morte e rinascita.
Templi, cappelle e luoghi di culto
Sebbene non possedesse un unico grande santuario nazionale, il suo culto era diffuso in tutto l’Egitto, con cappelle nelle necropoli di Saqqara, Giza, Tebe e nel Fayyum. Processioni funebri e festività locali prevedevano offerte, incensi, statuette lignee e bronzette votive raffiguranti Anubi come sciacallo sdraiato. L’archeologia ha rinvenuto tavole d’offerta e maschere rituali che raccontano una devozione capillare e quotidiana.
Amuleti e formule di protezione
Gli Egizi portavano amuleti con l’effigie di Anubi per ottenere protezione in vita e nel viaggio nell’aldilà. Sulle bende delle mummie si trovano spesso cartigli con formule che invocano la sua custodia contro ladri di tombe, parassiti e forze disgregatrici. L’iscrizione di nomi e titoli, unita alla presenza di Anubi, garantiva la continuità dell’identità personale e la fruizione delle offerte per l’eternità.
Anubi nell’arte e nella cultura moderna
Dalle pitture parietali alle statue lignee, l’immagine di Anubi è diventata un’icona globale. In epoca contemporanea appare in musei, romanzi, fumetti e videogiochi come simbolo di mistero e passaggio. Questa longevità culturale riflette l’universalità dei temi che incarna: memoria, giustizia, accompagnamento, rinascita. Anche le pratiche museali moderne, nel rispetto dei resti umani, richiamano l’antica idea di tutela che egli rappresenta.
Etica del rito e visione egizia della morte
La centralità di Anubi illumina l’etica funeraria egizia: preparare il corpo, proteggere il nome, bilanciare le azioni, riconnettersi all’ordine di Maat. Più che temere il post mortem, gli Egizi puntavano a mantenere armonia tra mondo visibile e invisibile. In questa prospettiva, Anubi agisce come pedagogo del limite e garante di giustizia, trasformando il lutto in una liturgia di continuità, memoria e responsabilità personale.
Lessico essenziale
Maat: principio di verità, equilibrio e ordine cosmico; la piuma è il suo emblema.
Ka: forza vitale che necessita di offerte e dimora.
Ba: componente mobile dell’identità, spesso raffigurata come uccello con testa umana.
Campo dei Giunchi: destinazione felice dei giusti, dove si vive in pienezza e abbondanza.
Ammit: creatura ibrida che consuma i cuori dei colpevoli nella Sala del Giudizio.
Eredità di un guardiano immortale
La figura di Anubi continua a ispirare studi, mostre e narrazioni, perché unisce rigore rituale e compassione guida. È il custode che apre la via, il tecnico sacro che preserva l’integrità del corpo, l’arbitro sereno che assicura equità. Conoscere Anubi significa comprendere una civiltà che ha fatto della cura dei morti un atto di giustizia verso i vivi e un ponte stabile tra memoria, identità e speranza.









