Videogiochi quando il free to play diventa pay to win

Le microtransazioni in denaro che mascherano un vero e proprio gioco d'azzardo

Il mondo dei videogiochi nelle ultime settimane è stato molto in fermento per il caso che ha avuto come protagonista Star WarsBattlefront II. Nei confronti del videogame di Electronic Arts disponibile da metà novembre su Playstation 4, Xbox One e PC, dedicato all’amatissimo universo immaginifico creato da George Lucas, la presenza delle loot box, scatole virtuali da acquistare con denaro reale ed in cui si trovavano potenziamenti casuali per il nostro alter ego da utilizzare nelle modalità multiplayer del gioco, hanno portato a roventi polemiche.

Alcuni stati come il Belgio hanno anche parlato di gioco d’azzardo mascherato con il risultato finale che la software house ha deciso di rimuovere queste “scatole della fortuna” per sopire le polemiche letteralmente esplose nei social con alcune petizioni che addirittura invitavano la Disney, da qualche anno proprietaria dei diritti del marchio Star Wars, a togliere la licenza ad Electronic Arts per la serie.

In realtà non si tratta affatto di un caso isolato. Sempre di più le microtransazioni in denaro all’interno dei videogiochi stanno facendo parlare di sé. Il fenomeno oramai ha preso il largo anche nei videogiochi per PC e console casalinghe ma in realtà il tutto ha avuto inizio dalle app per tablet e smartphone. Qualcuno ha avuto l’idea veramente geniale di lanciare la formula del free to play. In pratica la app è scaricabile sul nostro device gratuitamente ma poi all’interno del gioco vari tipi di aggiunte saranno a pagamento. A volte si tratta di abbellimenti estetici fini a sé stessi se non accontentare la vista del giocatore (o giocatrice!) di turno. Altre volte invece si tratta esplicitamente di potenziamenti che aumentano le possibilità di vincere una partita in qualsiasi genere di videogiochi possibili: dagli sportivi agli sparatutto in prima persona, passando per i puzzle games ed i giochi di ruolo. Tra le app di maggior successo planetario possiamo citare, per fare alcuni nomi, Clash of Clans, League of Legends eCandy Crush.

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L’accusa che spesso i giocatori lanciano è quella che da free to play, questi videogiochi diventano in realtà pay to win, ovvero tocca pagare per vincere. Una questione intricata che anche in questo caso mette in risalto possibili similitudini con il gioco d’azzardo. Anzi, i più polemici nei confronti di questi tipo di videogiochi si spingono a dire che il “gambling” sia più cristallino. Una volta fatto inizialmente un deposito in denaro sui tanti siti web specializzati nel gioco si continuerà infatti fino a quando avremo fondi nel nostro portafoglio virtuale e con anche la possibilità di mettere dei limiti al numero e alla quantità di denaro spendibile.

Nei giochi free to play invece la spinta a fare acquisti non è una tantum ma è quasi permanente nel corso della nostra esperienza virtuale con i casi più clamorosi in cui alcuni giocatori (a volte anche minorenni i cui genitori non hanno vigilato sul proprio smartphone, PC o tablet) hanno speso decine di migliaia di euro o di dollari per fare acquisti all’interno di una applicazione.