5G: cos’è e come cambierà la nostra vita. Milioni di lavoratori a rischio?

La tecnologia 5G sarà una rivoluzione a tutti gli effetti, ecco le sue caratteristiche

Il 5G è una sfida tecnologica quindi bisogna capire cos’è e come cambierà la nostra vita a livello di comunicazione wireless, considerando che non è un semplice aggiornamento delle versione 4G, ma dovrebbe essere un’innovazione capace di aprire nuovi orizzonti ancora inesplorati a livello industriale e nel lavoro dei singoli.

Le caratteristiche del 5G per capire cos’è e come ci cambierà la vita

Nonostante la tecnologia 5G sia ancora poco sfruttata si possono già individuare tre pilastri da cui partire per comprendere in cosa consiste e quanto cambierà le nostra vita quotidiana, a partire da un aspetto essenziale: la velocità di connessione.

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Attualmente la velocità con fibra ottica può raggiungere 2 Gbps in download per l’utenza privata e a non più di 200 mega al secondo in upload. Il 5G, al contrario la decuplicherà arrivando fino al picco di 20 e 10 Gbps (download/upload) con grande affidabilità nella trasmissione dati.

Altro aspetto è la cosiddetta latenza, cioè la trasmissione in tempo reale che è altrettanto importante perché il sistema deve essere sempre più reattivo e, a questo riguardo, i tempi di risposta del sistema passerebbero da 20 a un solo millisecondo con un tempo di risposta ridotto di venti volte rispetto al 4G.

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La rivoluzione delle connessioni del 5G

Last but not least, conta anche la densità, cioè il volume di traffico che questa specie di autostrada telematica può reggere senza andare in tilt, come se fossimo in coda sotto il sole alla vigilia di ferragosto.

Secondo le previsioni, il 5G potrebbe connettere oltre un milione di dispositivi per chilometro quadrato nello stesso momento, garantendo sicurezza e stabilità della rete a livelli ben superiori rispetto al 4G.

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Le potenzialità della nuova tecnologia

Il 5G schiera quindi una potenza di fuoco dieci volte superiore al suo predecessore per garantire una prestazione di alto livello e, in questo modo, la comunicazione wireless non avrà nulla da invidiare a quella tradizionale via cavo, rivoluzionando completamente l’attività in rete.

E’ quindi necessario rifarsi non solo alla velocità e alla latenza, ma anche a un traffico dati immenso e milioni di dispositivi diversi collegati nello stesso tempo che devono interagire nel modo migliore.

Il 5G punta a cambiare profondamente la strategia aziendale

Fino ad oggi, si è dibattuto molto sulla capacità delle imprese di stare al passo con l’innovazione tecnologica che impone cambiamenti radicali in tutti settori economici e, di conseguenza, nell’intera filiera produttiva a una velocità sempre crescente.

Le grandi industrie sono favorite rispetto alle piccole e medie imprese nel fare il salto di qualità tecnologico, perché dispongono di risorse economiche più consistenti da destinare proprio all’aggiornamento al 5G.

E il caso, ad esempio, delle grandi industrie dell’automazione che seguono con particolare interesse questo balzo in avanti della comunicazione wireless attraverso una riorganizzazione completa del sistema produttivo, il potenziamento della ricerca hardware e lo sviluppo di software dedicati, in grado di gestire il 5G al massimo della sua prestazione.

La prospettiva delle piccole e medie imprese

Le pmi partirebbero quindi svantaggiate, specie in Italia dove, per tradizione, il 90% delle imprese ha meno di dieci dipendenti, opera spesso a conduzione familiare e risente della mancanza di un sistema che unisca sinergicamente in rete la spina dorsale del sistema produttivo.

Nonostante le singole pmi abbiano un proprio orizzonte di mercato, operando forse un po’ troppo a compartimenti stagni, non c’è dubbio che la loro vitalità e capacità di riposizionarsi sul mercato interno e internazionale, anche in tempo di crisi, sia un punto di forza indiscutibile che il 5G potrebbe valorizzare.

La nuova tecnologia infatti sarà testata all’interno dell’infrastruttura pubblica 5G e questo permetterà anche alle pmi di adeguarla alle loro esigenze, nonostante le piccole aziende non abbiano la forza economica delle grandi industrie per investire in ricerca e sviluppo.

La flessibilità è un punto di forza del 5G

Le aziende non dovranno sostituire ogni macchina già operativa perché la nuova tecnologia 5G è supportabile da molti dispositivi già esistenti, quindi i sensori installati sono in grado di trasmettere via cavo, attraverso programmi o computer che regolano la comunicazione e lo scambio dei dati fra due o più reti con protocolli diversi (gateway).

Questa prospettiva apre nuovi scenari a livello industriale che spaziano dalla comunicazione semplificata tra macchine durante il processo produttivo, al supporto nel settore dell’intelligenza artificiale, compreso il funzionamento di veicoli a guida autonoma.

L’impatto del 5G nella vita quotidiana

Se, a partire da quest’anno, il 5G dovesse cominciare a diffondersi non ci sarebbe solo una semplificazione nelle connessioni aziendali e nel passaggio dati, anche in caso di flussi molto alti, ma i comuni si trasformerebbero in smart city, cioè città tecnologicamente avanzate che offriranno nuovi vantaggi alla nostra vita quotidiana:

  • L’impiego di dispositivi d’illuminazione “intellligenti”, regolati dai sensori basati sulla tecnologia 5G, saranno in grado di garantire maggiori risparmi energetici, attivandosi solo quando è necessario, ad esempio per rilevare veicoli o pedoni oppure segnalando perdite nelle forniture idriche
  • 5G può semplificare la manutenzione ordinaria, perché si potrà usare un’applicazione da smartphone, in modo efficiente e interattivo, per segnalare in tempo reale guasti e anomalie agli operatori che faranno interventi di manutenzione molto più rapidi e mirati in ogni zona della città
  • Il 5G prevede anche un impiego nella realtà aumentata che sarebbe utile per individuare problemi nelle aree urbane molto più rapidamente, attraverso un visore dedicato
  • In tempi di Covid-19 un casco sperimentale con visore è già in dotazione alla polizia cinese per lo screening della temperatura su più persone
  • I lavoratori, preposti ai servizi urbani, potrebbero inoltre usare da remoto le attrezzature e, in questo caso, svolgerebbero più attività contemporaneamente da un unico centro di controllo, senza dover essere fisicamente presenti
  • Il 5G può migliorare car sharing e mobilità smart per supportare i trasporti pubblici con l’obiettivo di ridurre il traffico
  • La nuova tecnologia può contribuire, di conseguenza, a ridurre anche l’inquinamento, riducendo le emissioni nocive nell’atmosfera
  • Si potrà scaricare un film o un CD musicale, in qualche decina di secondi, anziché in 4-5 minuti
  • Il 5G prevede inoltre di rivoluzionare la sanità permettendo interventi chirurgici a distanza, il monitoraggio da remoto dei parametri vitali per pazienti in convalescenza o affetti da malattie croniche e il teleconsulto in tempo reale attraverso l’invio di dati clinici, quali analisi e radiografie.

Le trasformazioni del 5G nel lavoro informatico

La nuova tecnologia produrrà una rivoluzione anche nel nostro lavoro quotidiano, ma attualmente è difficile quantificarne la portata. Gli osservatori del mercato del lavoro stanno però già facendo alcune osservazioni a partire dalle professioni più richieste nel prossimo futuro.

A quanto sembra, i lavori più qualificati nel settore informatico spazieranno dal tecnico per le reti d’accesso, cioè lo specialista nei processi di collegamento tra un utente e il suo provider, il consulente per il business ICT fino a gli esperti di cyber security.

La capacità del 5G di gestire un flusso di dati decuplicato rispetto al 4G, valorizzerà ovviamente gli analisti big data, ovvero gli addetti all’analisi del flusso dati per trarre informazioni utili al processo decisionale delle aziende, alle strategie produttive e alle campagne di marketing più adeguate.

Inoltre, la progettazione e l’ingegneria legata alle piattaforme di reti e servizi, i consulenti per l’assistenza alla clientela e gli esperti di programmazione dovranno aggiornarsi per offrire prestazioni adeguate alla rivoluzione 5G.

Il 5G nell’era dello smart working

Tuttavia, i cambiamenti coinvolgeranno tutti i settori del mercato del lavoro e, secondo i giuslavoristi, due terzi dei ragazzi, che attualmente frequentano la scuola dell’obbligo, svolgeranno lavori da adulti che non sono stati ancora inventati.

La grave emergenza Covid-19 ha indotto molte aziende a puntare sullo smart working in tempo di quarantena, ma il fenomeno esiste già da diversi anni, dato che molti sono in grado di lavorare da casa con un computer e una connessione internet, specie se in fibra ottica.

Programmatori, grafici, copywriter, collaboratori giornalisti, progettisti, editor video e professionisti della comunicazione sono solo alcune delle categorie che possono servirsi della smart working a tempo pieno.

Sia lavoratori autonomi, sia dipendenti potranno lavorare da remoto con più soddisfazione grazie alle potenzialità del 5G, legate all’aumento della velocità e gestione traffico dati, risparmiando sugli spostamenti nel traffico e gestendo con molta più autonomia le ore lavorative, aumentando anche la possibilità di collaborare con più aziende.

Secondo i dati di Assotelecomunicazioni, lo smart working, è stato adottato da due aziende su tre (64%), pari al 90% degli addetti nel settore Asstel, con un aumento del 15% della produttività, una riduzione del tasso di assenteismo di circa il 20% e dei costi di gestione circa il 30%. Inoltre l’80% dei dipendenti dichiara di aver migliorato il rapporto tra vita professionale e privata. Lo sviluppo della tecnologia 5G dovrebbe probabilmente consolidare questa tendenza già in atto.

Il 5G cambierà ulteriormente le abitudini lavorative

Il fatto che molte professioni potrebbero diventare free lance, grazie allo smart working potenziato dal 5G, presenta anche problemi legati al cambiamento dello abitudini lavorative.

Secondo alcuni manager, è più difficile mantenere un legame continuativo con l’azienda quando ognuno lavora in modo autonomo, con il rischio che non tutti sappiano separare il lavoro dal tempo libero, e crescano gli stati ansiosi in coloro che non riescono ad assolvere tutti gli impegni della giornata per mancanza di organizzazione e flessibilità.

Sarà quindi necessario insegnare a dipendenti e autonomi a svolgere il telelavoro secondo obiettivi precisi, per imparare a dare priorità agli impegni in ordine di urgenza, saper disconnettersi al momenti giusto, per preservare gli spazi quotidiani dedicati al riposo, e a mantenere buone relazioni sociali senza isolarsi eccessivamente, puntando sempre alla massima resa con il minimo stress.

La nuova tecnologia ridurrà i posti di lavoro?

In pratica, la tecnologia sta rivoluzionando anche gli impieghi tradizionali e il lavoro manuale. Non si esclude infatti che i processi di automazione permettano ai robot industriali con tecnologia 5G di sostituire gran parte del personale in molti lavori usuranti e nelle catene di montaggio.

il rischio riguarda quindi molte attività manuali che potrebbero essere escluse dal salto tecnologico del 5G, al pari delle persone più anziane e della classi sociali svantaggiate che spesso non possiedono computer e tablet in numero sufficiente.

Al momento è prematuro quantificare il problema, ma non c’è dubbio che smart working, automazioni e robotica sono una grande rivoluzione che tende a selezionare le professioni più qualificate a scapito delle altre.

In realtà il 5G non merita di essere considerato la causa scatenante, perché dagli anni novanta c’è un cambiamento tecnologico crescente: l’industria pesante ha lasciato spesso il posto alle piccole e medi e imprese attraverso riconversioni industriali, realizzate a cavallo tra i due millenni, e il settore bancario, che era considerato uno degli approdi professionali più sicuri, è costretto già dal 4G a riorganizzare la filiera, perché i cittadini sono in grado di fare da soli una serie di operazioni on line senza l’aiuto dell’impiegato allo sportello, usando lo smartphone o il pc.

Di conseguenza, Deutsche Bank si ritrova in Europa con almeno ventimila esuberi e le banche italiane non fanno eccezione, a partire da Unicredit che chiuderà circa 450 filiali. Il modello prevalente di servizio bancario s’impronterà sempre più su family banker e consulenti aziendali specializzati, in grado di offrire un servizio personalizzato alla clientela.

Già agli albori del 2017, Cristiano Amon, presidente di Qualcomm CDMA Technologies, ha sintetizzato il quadro dell’avvento del 5G parlando di veicoli autonomi, città intelligenti e onnipresente realtà virtuale e aumentata, precisando che i veicoli autonomi elimineranno camion e tassisti. Il Bureau of Labor Statistics ha previsto che si perderanno 1,8 milioni di posti di lavoro nel settore degli autotrasporti, a $ 40.000 all’anno. Stesso destino per i tassisti con 233.700 posti di lavoro a $ 23.510 all’anno, che saranno sostituti da veicoli autonomi.

Altro esempio drammatico che verrà rafforzato dalla tecnologia 5G è il modello di negozi di alimentari Go di Amazon, ovvero una catena di negozi senza cassa. Attualmente la perdita dei posti di lavoro dei cassieri è stata compensata dall’assunzione di circa 3,4 milioni di posti di lavoro delle guardie di sicurezza, posizionati dinnanzi ai negozi. Ma è ovvio che l’avvento del 5G, favorendo il meccanismo degli acquisti in base alla realtà aumentata e virtuale, porterà come conseguenza il licenziamento di tutte le guardie di sicurezza.

L’evoluzione tecnologica non toccherà solo i lavori manuali ma inciderà anche sui lavori intellettuali. La telemedicina e la teleeducazione VR consentiranno alle compagnie assicurative e alle imprese educative di ottenere maggiori profitti tagliando il personale. Ci sarà ancora posto per medici e insegnanti, ma il loro numero verrà ridotto drasticamente, poiché le nuove tecnologie consentiranno a ciascun lavoratore di servire più persone. Circa 3 milioni di insegnanti, 1,5 milioni di professori universitari e probabilmente circa un milione di dottori e assistenti medici possono essere sostituiti da gestori di macchine meno qualificati e meno pagati.

Gli esempi di come l’impiego della tecnologia avanzata, in un futuro ormai prossimo, possa cambiare gli scenari lavorativi, sono innumerevoli. Sarà in grado di raggiungere settori in cui l’impiego dell’uomo fino a qualche decennio fa sembrava inattaccabile ed insostituibile. Si assiste inesorabilmente ad un escalation che condurrà sempre più verso un automazione che avrà come effetto l’eliminazione di milioni di posti di lavoro tradizionali.

Le possibili soluzioni

La paura di essere esclusi professionalmente da un mondo sempre più tecnologico è quindi comprensibile ma, secondo molti economisti e osservatori del mercato del lavoro, esistono alcune soluzioni riassumibili come segue:

  • Lo Stato deve fare al più presto una grande rivoluzione fiscale, burocratica e giudiziaria, sia a livello penale, sia civile, per modernizzarsi, favorire la competitività delle imprese e attirare nuovi investitori
  • Sostenere gli imprenditori disposti ad assumere e a riqualificare il personale attraverso corsi di aggiornamento
  • Incentivare lo smart working e il lavoro autonomo come alternativa all’assunzione tradizionale in azienda
  • Favorire lo sviluppo delle start up e l’ingegno degli imprenditori che conoscono il mercato e sanno adeguarsi alle nuove esigenze di consumo
  • Puntare sulle imprese che creano brevetti innovativi, riscuotendo l’interesse dei mercati, creando ricchezza e nuovi posti di lavoro nella filiera produttiva
  • Aiutare i lavoratori manuali a reinserirsi attraverso corsi formativi retribuiti, potenziando ad esempio i servizi di consegna a domicilio legati all’enorme crescita di acquisti online
  • Studiare forme di sostegno economico in tempo di crisi, da unire sempre alla riqualificazione professionale, per non lasciare indietro nessuno
  • Riorganizzare i servizi, dove opera l’80% degli italiani, non deve trascurare un ammodernamento del settore manifatturiero, per salvaguardare il restante 20% della popolazione attiva
  • Inventare letteralmente nuovi lavori in base alle novità tecnologiche.

Pechino e Washington studiano le prossime mosse sulla tecnologia 5G

Il 5G è terreno di scontro tra Stati Uniti e Cina, che attraverso il colosso Huawei, punta a svolgere un ruolo centrale nella diffusione della nuova tecnologia, tuttavia, secondo la ricostruzione di Paolo Mauri per Insider Over, la rubrica di approfondimento internazionale del Giornale, sembra ci saranno novità.

Non si esclude, infatti, un prudente riavvicinamento tra le due potenze nel settore 5G per ragioni tecnologiche ed economiche che Mauri basa sulla recente esclusiva pubblicata da Reuters.

In pratica, sembra che Washington sia disposto ad ammorbidire il divieto assoluto a Huawei di svolgere attività sul territorio nazionale, consentendo alla holding cinese di collaborare con società americane di telecomunicazione, proprio nello sviluppo di una tecnologia 5G.

Le ragioni delle caute aperture degli Stati Uniti al 5G

L’obiettivo degli Stati Uniti sarebbe duplice: colmare un gap di conoscenze nel settore ed eventuali ritardi tecnologici, per rendere più competitive le aziende made in Usa, e realizzare, anche se in collaborazione con la Cina, un 5G tutto americano da promuovere sui mercati.

Si presume quindi che anche la Cina potrebbe accettare ottenendo un vantaggio nello scambio di conoscenze, ma permetterebbe al presidente Donald Trump di stabilire gli standard tecnologici, cioè i paletti entro i quali incardinare questa partnership.

In questo modo, ci sarebbe un’apertura economica e diplomatica senza dipendere da una rete 5G interamente made in China per evitare che il paese del dragone sia predominante e venga in possesso di segreti americani, attraverso la gestione del flusso dati, compresi quelli più strategici.

Al momento mancano ancora conferme ufficiali, ma la Casa Bianca potrebbe imboccare questa nuova fase di collaborazione, grazie anche alla lettera di sei senatori, tra i quali i tre “falchi” anticinesi Marco Rubio, James Inhofe e Tom Cotton, indirizzata ai segretari del Commercio, di Stato, dell’Energia e della Difesa, con la richiesta urgente di nuovi regolamenti per la partecipazione degli Stati Uniti agli standard 5G, superando i vecchi divieti a Huawei.

La parola definitiva spetta al ministero del Commercio e il presidente Trump, ma anche il dipartimento di stato di Mike Pompeo, che non è certo compiacente verso la Cina, ha lasciato trapelare di essere favorevole alla risoluzione definitiva della questione.

Il chiarimento sui rischi di salute legati al 5G

L’avvio del 5G e la presenza di antenne con relative emissioni elettromagnetiche spaventano molti che si appellano al principio di precauzione: se esiste un rischio meglio fermare tutto, ma non sembrano esserci al momento prove che evidenziano, al di là di ogni ragionevole dubbio, rischi gravi per la salute.

L’agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Airc) ha fatto chiarezza su alcuni punti e associazioni come Altroconsumo hanno rilanciato queste conclusioni per diffondere una corretta informazione:

  • Sulle onde elettromagnetiche emesse con il 5G, non ci sono ancora dati che permettono di capire se ha effetti dannosi, quindi mancano le prove scientifiche
  • Airc considera limitata la correlazione tra l’utilizzo intensivo di telefoni cellulari e lo sviluppo di tumori cerebrali, mentre non è neppure dimostrata scientificamente per tutti gli altri tipi di cancro
  • Airc ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come cancerogeni di gruppo 2B: “ovvero come possibilmente cancerogeni, agenti per i quali vi è una limitata prova di cancerogenità negli esseri umani e un’insufficiente prova di cancerogenicità in animali di laboratorio
  • Non sono stati identificati i meccanismi di danno al Dna delle cellule negli studi sui campi elettromagnetici a radiofrequenza, mentre ci sono prove riguardo al rischio cancerogeno per eccessiva esposizione ai raggi UV
  • L’Istituto superiore di sanità specifica che: “I dati disponibili non fanno ipotizzare particolari problemi per la salute della popolazione connessi all’introduzione del 5G“. Tuttavia occorre monitorare i livelli corretti di esposizione per non superarli e proseguire la ricerca
  • I limiti di sicurezza in Italia relativi all’intensità dell’emissione di onde elettromagnetiche non devono superare 6 volt/metro per quanto riguarda i campi elettromagnetici generati dalle antenne (tv, radio, ripetitori telefonici…) e sono molto inferiori alla media europea di 60 volt/metro
  • La correlazione tra 5G e coronavirus è fantasiosa, dato che la diffusione avviene per via aerea e non tramite onde elettromagnetiche. Inoltre, l’epidemia si è diffusa velocemente anche in Paesi dove il 5G non è ancora nato.

Le conclusioni devono quindi basarsi su prove certe e, anche se occorre adottare tutte le precauzioni possibili nel rispetto del diritto primario alla salute, non ci sono, allo stato dell’arte, evidenze tali da impedire lo sviluppo del 5G.