Alzheimer, passi avanti nella diagnosi precoce e nella terapia del morbo

La ricerca sta per rispondere alle domande che definiscono l'evoluzione della malattia e la fisiopatologia. Gli ultimi traguardi annunciati durante la Settimana mondiale del cervello.

Annachiara Cagnin, responsabile del Centro per i disturbi cognitivi e le demenze della clinica neurologica dell’Azienda Ospedaliera dell’Università di Padova ha riferito che la ricerca sta ottenendo informazioni sempre più chiare in relazione all’evoluzione e alla fisiopatologia dell’Alzheimer.

Presto si potrebbe rispondere a domande come “Qual è il momento migliore per intervenire? oppure “La patologia inizia con il manifestare dei sintomi o molto prima?“. Considerando che nel mondo ci sono più di 55 milioni di persone che soffrono di demenza arrivare a conclusioni diagnostiche e terapeutiche significherebbe evitare che tale numero aumenti.

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La diagnosi precoce della malattia

Fino a pochi anni fa non esistevano strumenti diagnostici che potessero identificare l’Alzheimer prima della manifestazione dei sintomi. Oggi ci sono esami clinici, test neuropsicologici, esami strumentali di imaging cerebrale che diagnosticano la patologia nel momento in cui il paziente inizia ad avere i primi problemi di memoria. Ciò non è abbastanza.

I sintomi, infatti, segnalano che il morbo sta agendo già da quindici/vent’anni. L’obiettivo della ricerca – quasi raggiunto, la stima è di due anni – è poter diagnosticare la malattia in una fase molto precoce e pre-sintomatica tramite un banale esame del sangue. Un biomarcatore nel sangue, infatti, sembrerebbe dare una risposta valida al pari di quella della puntura lombare.

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Le nuove cure su cui puntare

La scienza tenta da decenni di trovare farmaci che possano aggredire la patologia di Alzheimer. Si è puntato, dice Cagnin, sulla distruzione delle proteine amiloide e tau per arrestarne la produzione, il deposito e l’espansione nel cervello. La comunità scientifica ha sviluppato anticorpi monoclonali per attaccare e rimuovere i depositi di questi attori principali del morbo in modo tale da rallentare il declino cognitivo. I farmaci funzionano quando i sintomi sono molto lievi, da qui l’importanza correlata della diagnosi precoce.

Valentina Trogu
Valentina Trogu
Web content writer, scrittrice e mediatrice familiare. Laureata in sociologia-analisi delle politiche sociali. Mi occupo della stesura di articoli toccando varie tematiche tra cui economia, salute, tecnologia. In questo modo posso coltivare la mia passione per la scrittura e cercare di rendere fruibili le informazioni ad un maggior numero di persone.