Un’ app per crescere: i rischi dell’infanzia digitale

La maggior parte dei bambini tra i due e i cinque anni è capace di utilizzare uno smartphone o un tablet ma non sa come si allacciano le scarpe o come mangiare in maniera autonoma. Queste le scioccanti conclusioni emerse analizzando le abitudini attuali dei più piccoli.

I bambini di oggi sono mentalmente agili ed elastici quando si parla di sapere operazionale, meccanico, intuitivo e di facile accesso. Dietro questa presunta progressione però,si nasconde una regressione simbolica a cui si dovrebbe prestare un’attenzione maggiore.

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All’estremamente precoce indipendenza tecnologico/digitale,infatti, si contrappone un’allarmante e stretta dipendenza dai genitori sul piano del reale, dipendenza frutto in buona parte della dilagante iperprotettività di madri sempre più paurose e restie a fare esperienza del mondo coi propri piccoli.

Quello che oggi manca nella relazione genitore-figlio sono il contatto e la possibilità di imparare dal piacere del saper fare, elementi questi,agevolmente attuabili attraverso la pratica principe del contesto educativo: il gioco.

Di gioco si parla anche all’ultimo salone del libro di Torino, dove la multinazionale danese “Kompan”, leader della costruzione di giochi all’aperto, ha presentato una nuova app chiamata “Smart Playground”, che permette ai bambini che ne fanno uso su smartphone o tablet di poter esplorare  qualsiasi spazio di gioco, che sia un grande parco o il giardinetto sotto casa. L’applicazione sarà in grado di dare consigli al piccolo per decidere se utilizzare o meno lo scivolo o l’altalena, in modo da evitare eventuali pericoli.

montessori-

Parlando di gioco come strumento educativo è d’obbligo citare la pedagogista che rivoluzionò l’insegnamento globale a bambini ed adolescenti, Maria Montessori. Il metodo Montessori, ora largamente praticato in quasi 20.000 scuole in tutto il mondo, predilige la scoperta come approccio alla crescita personale del bambino, favorendo la crescita di sensibilità e individualità.

Il movimento non è soltanto espressione dell’io,

ma fattore indispensabile per la costruzione della coscienza,

essendo l’unico mezzo tangibile che pone l’io in relazioni

ben determinate con la realtà esterna. Perciò il movimento

è un fattore essenziale per la costruzione della intelligenza,

che si alimenta e vive di acquisizioni ottenute dall’ambiente

esteriore. Maria Montessori

Il bambino oggi non esplora, ma naviga comodamente seduto facendo pseudo-esperienza virtuale di ciò che più lo attrae. Non è raro incontrare bambini costantemente sintonizzati davanti a mini schermi portatili a vedere cartoni animati o a giocare, magari mentre sono al ristorante con la famiglia. Il genitore italiano medio infatti, pur di passare una serata fuori quantomeno piacevole non si fa scrupolo a piazzare il figlio per ore davanti a tablet e cellulari di ultima generazione, estraniandolo dal contesto conviviale al quale è bene che il piccolo partecipi con piacere.

L’abbinamento tecnologia/sviluppo, per quanto comodo e innovativo, si rivela sempre più spesso deleterio poiché provoca un progressivo rallentamento delle capacità relazionali fondamentali, prima fra tutte il linguaggio, che viene, oltre che ignorato e surclassato, mortificato con esempi di neo-lingue continuamente semplificate.

Se l’apprendimento è un processo che avviene primariamente per imitazione si rende necessaria la messa in atto di un’impresa quasi titanica: una radicale presa di coscienza da parte della categoria genitoriale, che deve tornare ad appropriarsi delle sue responsabilità educative e del suo tempo in maniera costruttiva.

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