Scienza

Arsenico nell’acqua: quali sono i rischi per la nostra salute

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L’acqua è un elemento naturale estremamente prezioso, attorno al quale le nostre giornate ruotano senza soluzione di continuità. Il gesto di bere acqua ci viene automatico, poiché è legato a doppio filo alla nostra stessa sopravvivenza: è atavico, insomma. Diamo la presenza di questo liquido nelle nostre vite sempre per scontata, la usiamo per svolgere tutta una serie di attività che sono legate principalmente alla cucina come ad esempio la preparazione dei cibi e relativo lavaggio. Soprattutto la beviamo, quando è potabile, soddisfacendo così un bisogno primario del nostro organismo.

Ci sono alcuni pericoli che si nascondono a volte nell’acqua potabile che sgorga dai rubinetti e che proviene dalle falde freatiche. Tra questi c’è l’eventuale presenza di arsenico, un semimetallo che si trova nell’ambiente in forma sia organica che inorganica. Quest’ultima è la forma tossica per gli esseri umani, quella trivalente è peraltro la più difficile da eliminare oltre che la più pericolosa. Si trova solitamente nell’acqua, mentre la forma organica e meno tossica può invece essere presente più che altro negli alimenti. Le operazioni di rimozione dell’arsenico nell’acqua potabile si rendono dunque necessarie poiché altrimenti possono esserci effetti molto negativi sulla salute delle persone (i maggiori effetti si riscontrano nei bambini). La concentrazione di arsenico può avere effetti sul cuore, aumentando il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

I valori da rispettare, le falde acquifere e i controlli preventivi

L’OMS ha proposto come valore limite della concentrazione di arsenico per l’acqua potabile – dunque destinata al consumo umano – 0,01 mg/litro. Bisogna comunque prestare grande attenzione poiché in alcune tipologie ben precise di sottosuolo l’arsenico è presente naturalmente, quindi viene rilasciato direttamente nelle falde acquifere dai sedimenti. Il rischio insomma è quello di vederlo sgorgare nelle nostre cucine quando apriamo il rubinetto. In alcune zone d’Italia si è verificata una simile situazione negli ultimi tempi e a risultare maggiormente interessati da tali episodi sono in generale quei Comuni e loro cittadini che non risultano essere allacciati all’acquedotto pubblico ma che però fanno uso di pozzi privati. Da sottolineare, inoltre, che la presenza nelle falde acquifere dell’arsenico non è legata solo e unicamente a un fenomeno naturale. Spesso infatti capita che questa sostanza venga immessa nell’ambiente più che altro dalle industrie, assieme per esempio a pesticidi o ad altre sostanze fossili.

E’ il Ministero della Sanità che provvede al rilascio del riconoscimento delle acque minerali e questo può avvenire soltanto dopo che è stato condotto un controllo accurato e meticoloso proprio in merito alla presenza di arsenico. Vengono in questa occasione inoltre imposte delle urgenti azioni correttive nel caso in cui risulti essere stata superata la soglie di 10 μg/l. Sono poi le ASL che, in ultima istanza e in stretta collaborazione con i laboratori di analisi, controllano con cadenza regolare sia le sorgenti che le linee d’imbottigliamento. Tutto ciò, ovviamente, portando avanti anche verifiche casuali nei vari punti di commercializzazione dei prodotti.

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