Assistenti vocali: l’indagine dell’Antitrust sui dati degli utenti

Per ora, nessuna azienda è sotto accusa, si tratta solo di un'indagine conoscitiva

assistenti vocali
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L’Autorità Antitrust europea ha avviato un’indagine di mercato riguardante i dispositivi IoT, e in particolare il settore degli assistenti vocali, come ad esempio Alexa o Google Assistant, etc. L’obiettivo finale sembra essere la necessità di stabilire alla luce del sole, come vengono utilizzati i dati degli utenti raccolti da questi prodotti, e se vengano eventualmente monetizzati o ceduti a terze parti.

Perché l’Antitrust sta indagando

L’Internet delle cose, o IoT, crescerà significativamente nei prossimi anni, diventando parte integrante della vita dei consumatori. Le possibilità sono infinite, ma di contro, si diffonde anche un grande numero di dati. Dunque, l’Antitrust intende assicurarsi che gli operatori del mercato non controllino quei dati per distorcere la concorrenza. I rischi legati ai dispositivi e assistenti digitali che acquisiscono queste informazioni possono essere esemplificati in questo modo: prendiamo un frigorifero che fa la lista della spesa e la invia allo smartphone. Lo smartphone a sua volta ordina i prodotti direttamente e li fa arrivare a casa. Chi gestirà questi dati, potrà conoscere molto bene le abitudini di acquisto del consumatore. Questo significa che potrebbe usarli direttamente a suo vantaggio, o peggio, cederli a terze parti senza consenso. Nella pratica, è un’azione possibile principalmente perché i dispositivi connessi ed equipaggiati con assistente vocale, solitamente interagiscono tra loro. Questo vale per prodotti di un dato marchio, che possono dialogare con prodotti di altre marche proprio per evitare problemi di concorrenza utilizzando “ecosistemi di prodotti chiusi”.

Precisazioni

L’indagine è puramente conoscitiva, dato che al momento non ci sono particolari aziende apertamente sospette. Più che altro l’Antitrust europeo vuole approfondire le dinamiche di un segmento di mercato in forte espansione. Il caso raccoglierà informazioni da 400 società che operano nel settore e cercherà le prove dell’eventuale uso distorto dei dati acquisiti dagli assistenti vocali. Nei prossimi mesi, si avranno i primi riscontri.