Basilicata e gas Radon: 10 comuni a rischio

10 comuni della Basilicata a rischio gas Radon

radon

La Basilicata è sotto la lente d’ingrandimento per quanto riguarda il gas Radon. Sono stati  rilevati valori oltre 400 becquerel/mc superiori a quelli dettati dalla direttiva Ue.

La situzione Radon in Basilicata

Dopo l’allarme di Lagonegro è cresciuta la sensibilità di enti scolastici e genitori verso gli ipotetici pericoli per la contaminazione radioattiva, seppur di bassa intensità. In atetsa della road map che varerà la Basilicata, viene rivalutata con attenzione un’indagine dell’Arpab avviata nell’autunno del 2013 e conclusa nel mese di luglio del 2018 relativa ad analisi eseguite in tutti i comuni lucani. La normativa che vige al momento in Italia è quella del decreto legislativo 241 del 2000 in cui i valori raccomandati sono di 500 becquerel a metro cubo, in contrasto con la direttiva europea in vigore già dal 2014 (ma non ancora recepita nel nostro Paese) la quale prevede che la soglia di esposizione al radon non dovrebbe superare i 300 becquerel per metro cubo. Ancora più restrittiva l’Organizzazione mondiale della sanità che stabilisce un valore non superiore a 100 becquerel per metro cubo. Lo studio dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente mostra come nel 70 per cento dei comuni lucani le concentrazioni di radon sono sempre inferiori ai 200 becquerel per metro cubo, nonostante in alcuni casi sono state esaminate molte scuole (come per esempio a Potenza dove le misurazioni di radon hanno riguardato 15 edifici scolastici).

I 10 comuni lucani attenzionati

Nei comuni della Basilicata presi in considerazione – nel 14 per centro di questi – si superano i 200 becquerel per metro cubo. Tra questi comuni figura Matera dove i valori più alti sono stati rilevati nella zona dei Sassi. Nel restante 16 per cento dei comuni sono stati rilevati valori superiori a 300 becquerel per metro cubo, e in circa la metà di questi comuni si superano anche i 400 becquerel a metro cubo. Le zone calde , dal punto di vista del radon, sono il Lagonegrese, una parte della Val d’Agri e del Vulture–Melfese e alcune aree dell’entroterra materano. Sono dieci, in particolare, i comuni in cui esiste un rischio elevato con valori superiori a 400 becquerel per metro cubo. Si tratta di Maratea, Lagonegro, Marsicovetere, Sant’Angelo le Fratte, San Fele, Rotondella, Stigliano, Campomaggiore, Rionero e Forenza. In una parte di questi comuni sono state trovate strutture scolastiche in cui la media annuale di concentrazione del radon ha superato il valore soglia di 500 becquerel per metro cubo, motivo per cui è stato notificato l’obbligo di eseguire i necessari interventi di risanamento nell’arco dei tre anni successivi all’esito delle analisi. L’indagine dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha coperto tutti i 131 comuni della Basilicata, interessando 268 edifici scolastici e 32 luoghi di lavoro, per un totale di 300 strutture. In ogni territorio comunale sono state generalmente esaminate almeno il 50 per cento delle scuole esistenti, dando priorità alle scuole dell’obbligo e dell’infanzia.

Che cos’è il Radon?

rn 86

Il Radon è l’elemento chimico che nella tavola periodica viene rappresentato dal simbolo Rn e numero atomico 86.

Scoperto nel 1899, è un gas nobile e radioattivo che si forma dal decadimento alfa del radio, generato a sua volta dal decadimento alfa dell’uranio. Polonio e bismuto sono i prodotti, estremamente tossici, del decadimento radioattivo del radon.

Il radon è un gas molto pesante, pericoloso per la salute umana se inalato in quantità significative.

Il radon è un elemento chimicamente inerte (in quanto gas nobile), naturalmente radioattivo. A temperatura e pressione standard il radon è inodore e incolore. Nonostante sia un gas nobile alcuni esperimenti indicano che il fluoro può reagire col radon e formare il difluoruro di radon. Il radon è solubile in acqua e poiché la sua concentrazione in atmosfera è in genere estremamente bassa, l’acqua naturale di superficie a contatto con l’atmosfera (sorgenti, fiumi, laghi…) lo rilascia in continuazione per volatilizzazione anche se generalmente in quantità molto limitate.

D’altra parte, l’acqua profonda delle falde può presentare una elevata concentrazione di Rn rispetto alle acque superficiali. In Italia gli enti preposti alla misura del radon nelle abitazioni e nei luoghi chiusi sono le ARPA, a cui si può fare riferimento per adottare provvedimenti di bonifica nei casi di superamento dei limiti di legge.

I rischi del gas Radon

radon pericolo

Allora vediamo cosa c’è da sapere sul Radon e i suoi rischi.

Il radon presente nell’aria viene inalato ed in gran parte espirato. I prodotti di decadimento del radon, invece, si trovano nel particolato atmosferico presente negli ambienti chiusi, che viene trattenuto a livello bronchiale.

Il radon e i suoi “figli” possono generare un danno al DNA dei tessuti polmonari a causa dell’energia rilasciata dalle particelle alfa emesse nel decadimento.
Mentre una buona parte dei danni al DNA viene riparata grazie ad appositi meccanismi cellulari, la parte di DNA che rimane danneggiata col tempo può trasformarsi in tumore.
Maggiore è la quantità di radon e dei suoi “figli” inalata, maggiore è il rischio che qualche danno non venga riparato e che si trasformi in tumore; in particolare il rischio aumenta se il danno alle cellule è associato a quello da fumo di tabacco.
Tra il danno al tessuto polmonare e l’insorgere di un tumore possono trascorrere anni o decenni.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS nel 1988 ha classificato il radon e i suoi prodotti di decadimento fra le sostanze per le quali vi è la massima evidenza di cancerogenicità per l’uomo (gruppo 1).
I primi studi epidemiologici che hanno mostrato un incremento di tumori polmonari associato con l’esposizione al radon, sono quelli su gruppi (coorti) di minatori di miniere sotterranee di uranio, caratterizzate da valori molto alti di concentrazione di radon (IARC, 1988; NRC, 1999).

Le incertezze connesse all’estrapolazione dei risultati degli studi epidemiologici sui minatori, hanno indotto ad effettuare nuovi studi epidemiologici (di tipo caso-controllo) su una popolazione costituita da maschi e femmine in tutte le fasce d’età, per valutare direttamente il rischio di tumore polmonare connesso all’esposizione al radon nelle abitazioni. Negli ultimi anni sono stati pubblicati i risultati delle analisi combinate (per aumentare la potenza statistica) di tutti i principali studi epidemiologici condotti in Europa (13 studi, di cui uno italiano), nel Nord-America e in Cina.

I risultati di questi studi confermano che l’esposizione al radon nelle abitazioni aumenta in modo statisticamente significativo il rischio di tumore polmonare, che aumenta al crescere del livello medio di concentrazione di radon e della durata media dell’esposizione; altri effetti sulla salute connessi all’esposizione al radon non sono stati dimostrati in modo adeguato.

La percentuale di tumori polmonari connessi al radon, che è la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo di sigaretta, è compresa fra il 3% e il 14%, a seconda della concentrazione media nazionale. Il rischio per i fumatori è 25 volte più alto che per i non fumatori, ma il radon è prima la causa di tumore polmonare fra le persone che non hanno mai fumato.

È anche importante sottolineare che il rischio è statisticamente significativo anche per esposizioni prolungate a concentrazioni di radon medio-basse, che non superano 200 Bq/m3 e che sono abbastanza comuni sul territorio nazionale. Inoltre non è possibile stabilire una soglia al di sotto della quale il rischio è nullo.

Una ultima importante considerazione che va tenuta presente è che la maggior parte dei tumori polmonari è causata da concentrazioni medie e basse, piuttosto che alte, perché un numero di persone molto basso è esposto a valori elevati della concentrazione di radon.

L’Istituto Superiore di Sanità ha stimato che in Italia, sulla base degli studi epidemiologici più recenti, il numero di casi di tumore polmonare attribuibili al radon è il 10% del totale di circa 32.000 tumori polmonari che si verificano ogni anno; l’intervallo di confidenza va dal 3% al 16%. La gran parte di questi casi avviene tra i fumatori a causa della sinergia tra radon e fumo di sigaretta: il rischio da radon per i fumatori risulta infatti circa 25 volte superiore a quello per i non fumatori.

Un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sul Rischio di tumore polmonare attribuibile all’esposizione al radon nelle abitazioni delle Regioni italiane, pubblicato nel 2010, fornisce anche una prima stima del numero di casi di tumore polmonare per anno attribuibili all’esposizione al radon, regione per regione. Le valutazioni sono basate su risultati dell’Indagine Nazionale sull’esposizione alla radioattività naturale nelle abitazioni. Per la Toscana, si tratta di 127 casi fra i maschi e 32 fra le femmine, per un totale di 159 casi stimati ogni anno, nell’intervallo di confidenza 52-289.
 

Antonia Butera
Giornalista pubblicista, videomaker e fotografa. Amo osservare e raccontare la realtà nelle sue mille sfaccettature.
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