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Bce, l’Italia replica agli attacchi sul Mes e ai tassi in aumento

La Bce serra le fila e non lascia intravedere un futuro sereno per il governo Meloni: su i tassi  di interesse, che “aumenteranno ancora al ritmo di 50 punti base alla volta per un certo periodo” e i bond degli ultimi otto anni che, a marzo, inonderanno il mercato, senza controllo.

Del resto, era esattamente quello che la presidente della Bce aveva annunciato meno di un mese fa. Ma il risultato, dopo le dichiarazioni esplosive di Christine Lagarde, è repentino: balzo in avanti dello spread, borsa di Milano a picco e scontro aperto tra la maggioranza di governo e la Banca Centrale Europea.

Crosetto: “Decisioni prese e comunicate con leggerezza e distacco”.

Il governo abbandona l’atteggiamento prudente adottato finora e il primo, a rompere le righe, è Guido Crosetto, con un tweet al fulmicotone: un grafico con i Btp in caduta libera commentato con un “decisioni prese e comunicate con leggerezza e distacco”. E, in un altro “Non ho capito il regalo di Natale che la presidente Lagarde ha voluto fare all’Italia”.

La borsa di Milano ha pagato il prezzo più alto, dopo le dichiarazioni di Lagarde: -3,45%, ma anche Parigi e Francoforte perdono un 3%, bruciando in pochissimo tempo miliardi di euro; e  lo spread schizza a 208, per scendere poi a 206: fino a pochissimo tempo fa, era a 180. Insomma, l’Italia a rischio quanto e più della Grecia e torna ad essere uno dei paesi PIGS, come prima dell’era Draghi.

La posizione dell’Italia sul Mes: pomo della discordia

Ma le tensioni con la Bce sono si fermano a questo: la stoccata di Lagarde all’Italia, rea di non voler ratificare il Mes, unica eccezione tra gli euro partner, butta benzina sul fuoco. E qualcuno comincia a sospettare che le posizioni della Bce, mirino proprio condizionare la posizione italiana, a favore del Mes.

“Il Parlamento ha dato un indirizzo, non è che io posso andare contro il Parlamento”, puntualizza Giancarlo Giorgetti, ministro del Mef . “Gli auspici sono legittimi, le scelte, ancora più legittime, saranno del Parlamento italiano”, fa eco Tommaso Foti, capogruppo di FdI alla Camera.  

Per Marattin, Italia Viva, “Ho sentito dire da Giorgetti che non è popolare ma quelli che fanno solo le cose popolari non si chiamano politici si chiamano in altro modo…”. Il Pd, intanto, è deciso a calendarizzare una proposta di legge nel merito.

I problemi già da gennario 2023

E lo scenario è davvero preoccupante: dal 2023, la Bce potrebbe chiudere i cordoni della borsa, dopo aver comprato, negli anni, Btp italiani per 733 miliardi. E si prevedono 330 miliardi di nuove emissioni lorde solo nel nostro paese ed un record di 539 miliardi per la Germania.  

Gli effetti sui mercati potrebbero manifestarsi da subito: a gennaio riprenderanno le aste e, con la ritirata della Bce, insieme alle altre banche, non resta al governo che fare ricorso al ‘Btp SalvaItalia’, una sorta di oro alla patria, targato 2023.

Ma il problema vero rimane comunque l’inflazione nell’Eurozona: sarà al 6,4% per tutto il 2023 e comunque supererà anche l’obiettivo del 2% previsto per il 2025.

Insomma, in pensione il quantitative easing di Mario Draghi, arriva il quantitative tightening. E l’orologio sembra tornare indietro agli anni della Troika.  

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