Scienza

Boris e Sparta: i cuccioli di leone delle caverne conservati nel ghiaccio

article-post
Aggiungi QuotidianPost tra le tue fonti preferite su Google

Nuove informazioni emergono a partire dai resti di due cuccioli di leone delle caverne – Sparta e Boris – provenienti dalla Jacuzia.

Recenti analisi hanno permesso agli scienziati di appurare il sesso di Sparta e l’epoca in cui morì, risolvendo così un piccolo mistero che aveva accompagnato questo esemplare fin dalla sua scoperta.

Inoltre, i ricercatori intendono sfruttare le ottimali condizioni di preservazione per ricostruire l’aspetto di questa specie ormai estinta.

Il leone delle caverne

Nascosta fra la vegetazione, una femmina di leone osserva affamata alla preda. Non vista, si avvicina silenziosamente, preparando la prossima mossa. Improvvisamente, ecco che scatta fuori dal suo nascondiglio e si dirige a grandi balzi verso lo sfortunato erbivoro.

Ogni tentativo di fuga è vano, e in un attimo è tutto finito. Il cacciatore può così godersi il meritato pasto: uno splendido esemplare di renna.

“C’è qualcosa che non va”, direte voi, “Quando mai si è visto un leone divorare una renna”, eppure non c’è da meravigliarsi dal momento che non stiamo parlando di un leone qualsiasi, ma del leone delle caverne.

Questa specie – Panthera spelea – si separò dal moderno P. leo circa 1,9 milioni di anni fa. Rispetto al suo cugino africano, presentava dimensioni leggermente superiori e uno spesso strato di pelo che lo proteggeva dal freddo.

Infatti, il leone delle caverne abitava le gelide steppe e foreste che, durante le glaciazioni, si estendevano su gran parte dell’Eurasia, arrivando fino ai territori dell’Alaska.

I primi reperti furono rinvenuti all’interno di una grotta in Germania, ma negli ultimi anni alcuni esemplari ottimamente conservati sono stati estratti dal permafrost – uno strato di terreno congelato comune alle latitudini più elevate.

Qui, le basse temperature e la mancanza di ossigeno hanno praticamente bloccato i processi di decomposizione, offrendoci un’occasione unica per studiare gli organismi del passato.

Nel 2017, un uomo di nome Boris Berezhnev stava attraversando i territori della Siberia orientale alla ricerca di zanne di mammut – vendibili a caro prezzo sul mercato dell’avorio. Tuttavia, mai avrebbe immaginato di trovare proprio i resti di un leone delle caverne.

Boris e Sparta

Questo esemplare – un maschio di nome Boris, in onore del suo scopritore – era un cucciolo di pochi mesi, vissuto 44mila anni fa. I numerosi traumi suggerivano che fosse morto in seguito al collasso di una grotta, dove la madre lo aveva lasciato per andare a cacciare.

L’anno successivo, un altro cucciolo fu ritrovato ad una decina di metri di distanza dal primo esemplare e, per tale ragione, si era ipotizzato che i due fossero fratelli.

Tuttavia, qualcosa non tornava.

Infatti, questo nuovo leone si presentava in condizioni molto diverse. Gli evidenti segni di malnutrizione indicavano che non era morto sotto delle macerie, bensì di fame – forse rimasto orfano, forse abbandonato dalla madre perchè troppo debole.

Recenti studi hanno finalmente svelato il mistero.

Non solo questo individuo era in realtà una femmina – chiamata Sparta – ma era vissuta ben 18mila anni dopo Boris; per puro caso, i due leoni si erano preservati a pochi metri di distanza.

Ma non è tutto.

Il principale obiettivo della ricerca consisteva nel ricostruire le sembianze di P. spelea a partire dagli esemplari ritrovati, i quali sono ancora ricoperti da una spessa pelliccia.

Alcune pitture rupestri raffigurano leoni delle caverne maculati, e tali macchie sono state effettivamente rinvenute sia su Boris che su Sparta.

D’altro canto, è ancora un mistero se questa specie fosse dotata di una folta criniera – caratteristica dei leoni africani. Rispondere a questo quesito potrebbe darci “un’idea della loro gerarchia sociale – ad esempio, non sappiamo se formassero dei branchi costituiti da maschi alfa e numerose femmine come fanno i moderni leoni”, ci spiega Albert Protopopov, ricercatore presso la Yakutian Academy of Science.

Grazie all’eccezionale stato di conservazione dei reperti, futuri studi potranno rivelare ulteriori, preziose informazioni. Inoltre, non è escluso che, un giorno, le moderne tecniche di clonazione permetteranno di riportare in vita il leone delle caverne.

Leggi anche L’ammonite prigioniera nell’ambra


Quotidianpost.it è stato selezionato dal nuovo servizio di Google News, se vuoi essere sempre aggiornato dalle nostre notizie SEGUICI QUI

Potrebbe interessarti anche

  • preview

    I mostri di ghiaccio: 6 fenomeni naturali

    Ogni inverno, sulle pendici del Monte Zao in Giappone, si manifesta uno spettacolo naturale affascinante e a tratti inquietante: i “mostri di neve” (Juhyo). Queste sculture di ghiaccio monumentali, modellate da condizioni meteorologiche estreme, trasformano il paesaggio in un regno surreale, attirando turisti e fotografi da tutto il mondo. Ma cosa sono esattamente questi mostri […]

  • preview

    Spazio pieno di rifiuti: la soluzione è riparare e riciclare

    Lo spazio non è più un “posto lontano” riservato a poche missioni all’anno: tra satelliti commerciali, mega-costellazioni e nuovi lanci, l’orbita terrestre sta diventando un’infrastruttura affollata, costosa e fragile. Ogni missione porta valore (dati, comunicazioni, ricerca), ma lascia anche un’ombra: hardware che invecchia in fretta, componenti impossibili da riparare e oggetti che restano in giro […]

  • preview

    Cancro: un nuovo esame fa “brillare” le cellule tumorali

    Individuare il cancro in fase iniziale è spesso la differenza tra un percorso terapeutico più semplice e uno molto più complesso. Il problema è che molte tecniche di analisi dei tessuti richiedono passaggi lunghi: preparazione del campione, colorazioni, valutazioni al microscopio e tempi di refertazione che, nella pratica clinica, possono trasformarsi in attese. In questo […]

  • preview

    Microrobot e autonomia: come funzionano i robot più piccoli mai creati

    Il futuro della robotica potrebbe stare nel palmo di una mano, anzi: potrebbe essere più piccolo di un granello di sale. Un recente lavoro su microrobot autonomi mostra che è possibile integrare in dimensioni microscopiche sensori, memoria e capacità di eseguire istruzioni, con un consumo energetico ridottissimo. Il risultato non è un “giocattolo” da laboratorio: […]

  • preview

    Microplastiche: perché alcuni organismi imparano a preferire il cibo contaminato

    Le microplastiche non sono solo un problema “chimico” o visibile a occhio nudo: possono diventare un problema di comportamento. Un nuovo filone di ricerca mostra che, dopo esposizioni ripetute per più generazioni, alcuni organismi minuscoli possono arrivare a preferire il cibo contaminato rispetto a quello pulito. Il caso più sorprendente riguarda i nematodi, piccoli vermi […]

  • preview

    Ghiacciai in Antartide: i nuovi sciami sismici che preoccupano gli scienziati

    Quando pensiamo ai terremoti, immaginiamo faglie, vulcani e placche in movimento. Negli ultimi anni, però, la scienza sta mettendo sotto i riflettori un’altra sorgente di onde sismiche: i ghiacciai. In Antartide, un nuovo lavoro ha individuato oltre 360 eventi sismici collegati al distacco e al ribaltamento di iceberg tra il 2010 e il 2023, con […]

  • preview

    Imprecare in palestra migliora davvero la performance?

    Imprecare durante un esercizio “da ultima ripetizione” sembra una cosa istintiva, quasi inevitabile. La novità è che la scienza sta iniziando a trattare questa reazione come una vera strategia di performance: alcune ricerche suggeriscono che ripetere una parolaccia (senza necessariamente urlare o disturbare gli altri) può aumentare forza e resistenza in test fisici brevi e […]

  • preview

    Aviaria, dal pollame ai bovini: come il virus sta ampliando il suo raggio

    L’influenza aviaria H5N1 non è più solo una questione legata a pollame e uccelli selvatici: negli ultimi anni ha mostrato una capacità crescente di “saltare” tra specie diverse, con episodi documentati in mammiferi e, in alcuni contesti, esposizioni umane. Un nuovo studio guidato da ricercatori della Iowa State University ha aggiunto un tassello che sta […]

  • preview

    La longevità spiegata da chi compie 100 anni

    Dick Van Dyke, storico volto di “Mary Poppins” e “Chitty Chitty Bang Bang”, ha compiuto 100 anni il 13 dicembre 2025 e, parlando del suo segreto, ha ripetuto un’idea semplicissima: evitare rabbia e rancore, restare positivo, circondarsi di affetto. La parola longevità torna spesso quando si racconta la sua energia: non è solo una questione […]

  • preview

    Genetica e terapia genica: la svolta che sta cambiando il destino delle malattie rare

    Quando si parla di malattie rare, spesso si pensa a diagnosi difficili e cure limitate. In questo scenario, la genetica sta offrendo strumenti nuovi: non solo per capire l’origine della malattia, ma per intervenire direttamente sul difetto che la provoca. È qui che si inserisce il caso di un bambino con sindrome di Hunter, seguito […]