Brasile: il padre lo perde di vista un attimo e una tigre lo aggredisce

Il dibattito acceso tra chi si batte per la protezione degli animali e chi vorrebbe maggiore sicurezza spesso celata da interessi di tipo commerciale

Una piacevole gita allo zoo locale si è trasformata in una tragedia per un bambino di 11 anni. Una tigre gli ha, infatti, morso un braccio, dopo che il piccolo era sfuggito al controllo del padre per entrare nella “zona rossa”.

Così, in pochi attimi lo zoo di Parana si è tinto di sangue. Disperata la corsa in ospedale, ma non c’è stato nulla da fare per tamponare la ferita inflitta dalla potente dentatura del felino e i medici sono stati, quindi, costretti ad amputare il braccio del bambino.

La tigre è il più grande felino esistente sul pianeta; in genere vive in solitudine, tranne nel momento in cui avviene la nascita e l’educazione dei cuccioli o quando si unisce ad altri esemplari per cacciare le prede. Ama gli spazi aperti, si muove nella foresta, ma anche nella taiga siberiana, adattandosi a climi anche molto diversi tra loro. Ha bisogno, in ogni caso, della sua libertà, come ogni altro animale, e rinchiusa in gabbia va facilmente incontro a disturbi da stress, che possono renderla particolarmente aggressiva.

Proprio qualche giorno fa, esattamente il 28 luglio, è stato celebrato in tutto il mondo il Tiger Day, ossia la giornata internazionale dedicata alla tigre e alla sua protezione, dal momento che questo elegante felino sta lentamente scomparendo dal nostro pianeta. Si tratta di una celebrazione istituita nel 2010 nel corso del Summit sulla tigre di San Pietroburgo, in Russia, proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sul rischio estinzione di questo felino.

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Infatti, i dati pubblicati e diffusi dal WWF, che ha dato via al Progetto TX2, per raddoppiare le popolazioni selvatiche di questi felini entro il 2022,  parlano di una diminuzione della presenza delle tigri pari a circa il 97%, rispetto a non più di un secolo fa. Si pensa che, ormai, ne siamo rimaste non più di 3.200 esemplari, sparsi in diverse zone della Terra, e queste sono le ultime stime al momento disponibili.

 

Non conoscendo, quindi, gli attuali areali della  tigre, le specie ancora in essere e, soprattutto, le condizioni di vita in cui le stesse versano, diventa ben difficile anche avviare una campagna di tutela nei loro confronti. Oggi sono disponibili censimenti di questi grandi felini solo in India, Nepal e Russia, mentre non si sa nulla per quanto concerne altre nazioni, quali l’Indonesia, la Thailandia, la Malesia, il Laos, il Vietnam, il Myanmar e la Cambogia. Cina e Bangladesh stanno ultimando le rilevazioni.

Il bracconaggio è, come sempre avviene per gli animali selvatici, la principale causa di uccisione di massa di questi felini. Infatti pellicce e ossa di tigri hanno un valore molto alto in Asia e si stima una media di due animali eliminati ogni settimana, per accontentare le velleità del mercato orientale. Tali dati sono ovviamente solo indicativi, ma è altrettanto vero che sono orientati ad un’indicazione di sottostima del reale fenomeno, perché, laddove non c’è un censimento delle tigri, non è neppure possibile capire quante ne stiano sparendo.

La tragedia avvenuta a Parana torna a far riaccendere i riflettori su questioni ormai da tempo dibattute: zoo si, zoo no. Animali liberi, animali in cattività. Tigri feroci, tigri solo felini che seguono la propria natura. E mentre il confronto va avanti e l’opinione pubblica si divide tra chi scende a difesa del mondo animale e chi, al contrario, si batte a difesa di meri interessi commerciali,  rimangono vittime sul campo al di là e al di qua della barricata…anzi no, al di la e al di qua di fredde sbarre d’acciaio di una gabbia, come è successo con quest’ultimo avvenimento di cronaca, in cui un bambino ha perso un braccio e una tigre ancora una volta la propria dignità.

3 Commenti

  1. Complimenti per l’articolo… la tragedia poteva essere evitata se la tigre fosse rimasta nel sui habitat naturale… io credo che al giorno d ‘oggi gli animali non debbano finire negli zoo.. ma devono essere protetti nelle zone dove nascono tutelando anche i cittadini.

    • Sono perfettamente d’accordo, ma purtroppo l’avidità che porta a sfruttare gli animali nei circhi e negli zoo o anche nei delfinari, non si ferma né davanti al dolore degli animali stessi, né, tanto meno, di fronte alla sofferenza di chi, come il papà del bambino in Brasile, riporta indietro segni indelebili e cicatrici profonde da quella che era stata pensata solo come una piacevole gita

      • Nei circhi ho visto la sofferenza degli animali…le frustate…e mi viene in mente l ultimo film del pianeta delle scimmie….forse se guarderemmo gli abimali con altri occhi li proteggeremmo invece di schiavizzarli.. forse il mondo … mah dietro c’è un giro di soldi troppo ampio…

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