Cala il sipario sul Banco di Napoli

E' ufficiale l' acquisizione definitiva ,da parte del Gruppo Intesa, dello"storico" Banco di Napoli

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Dal 26 novembre c.a, lo storico Banco di Napoli sarà interamente inglobato dal Gruppo Intesa Sanpaolo (banca milanese), che gia’ controlla l’Istituto di credito del meridione, da circa quindici anni.

Si chiude il sipario, ma il logo resta

E’ giunto il momento, dell’ufficiale inclusione del Banco di Napoli nel Gruppo Intesa, che aveva rilevato la banca in questione nel 2002, assumendo successivamente il nome di Sanpaolo Banco di Napoli. La banca, con sede amministrativa nel capoluogo campano, negli anni ex post all’accorpamento ha continuato a operare sul territorio in maniera capillare (Campania, Puglia, Basilicata), proseguendo la politica di attenzione e gestione del credito alla clientela. Alla luce di quanto comunicato dalla direzione d’ Intesa, per i più nostalgici, il logo con la classica insegna, non scomparirà dall’ingresso delle filiali, evitando in tal modo, una drastica interruzione con il passato dell’ Istituto.

Dal Banco del Regno, a Banco di Napoli

Quello che da domani, sarà parte integrante del gruppo Intesa, rappresenta uno dei primi istituti di credito nati sulla nostra penisola. VI secoli di storia, dalla nascita a Napoli dei Banchi pubblici, riuniti successivamente dall’allora sovrano Ferdinando IV di Borbone, nel Banco Nazionale di Napoli, alla fondazione di matrice napoleonica (voluto da G. Murat, re di Napoli) del Banco del Regno delle  due Sicilie. Con l’Unita’ d’Italia del 1861, l’Istituto assume l’attuale nome di Banco di Napoli. E’ importante ricordare, che al momento dell’ unificazione del paese, il Banco del Regno Borbonico deteneva nelle proprie casse, liquidità per 443.200.000 lire/oro convertiti in moneta corrente dell’ l’epoca, sicuramente una cifra “consistente”, in relazione ai circa 225.200.000 detenuti nel complesso, dagli altri Stati    pre – unitari (fonti, Ist. di ricerca storico delle Due Sicilie). La notizia, sembra non aver coinvolto o infervorato gli addetti del settore bancario, probabilmente per un finale già ampiamente conosciuto e annunciato, anche se la “memoria storica”, in questo caso memoria economica e finanziaria, diviene a mio parere un fattore veicolante, per analizzare, sperimentare e studiare le dinamiche economiche, che tutt’oggi coinvolgono in maniera sempre più invasiva il nostro paese.

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