Captain Marvel: dove l’arma più forte in campo è una donna

L'origine del supereroe più potente dell'universo Marvel

Captain Marvel (U.S. Air Force photo by Staff Sgt. Rusty Frank)

Ventunesimo film della Marvel Cinematic Universe, e con la luminosa e potente Brie Larson nei panni di Captain Marvel, la prima supereroina donna da un pugno esplosivo. Ambientata nel 1995, Captain Marvel segue l’evoluzione di quella che poi diventerà una delle più potenti eroine dell’universo, impegnata a salvare la Terra da una guerra galattica tra due razze aliene. Un capolavoro di regia e sceneggiatura accompagnati da effetti speciali strepitosi che hanno contribuito a rendere un tocco unico nelle scene con un peso emotivo inaspettato. E grazie anche alla bravura dei registi nell’arco narrativo del film, che è stato molto più complesso delle solite storie di supereroi.

L’empowerment

Stavolta l’arma più forte in campo è una donna. Oltre a coinvolgerci in una trama ed eventi senza sosta, Captain Marvel ci mette dinanzi alle problematiche delle donne e dei rifugiati, persone percepite come altre. Anche se sembra tutto schematico, è la grazia di Captain Marvel in situazioni sorprendenti del film a farci assorbire tali lezioni senza renderci conto.

Una donna senza passato che scopre a poco a poco la sua storia. Una storia piuttosto elaborata, che all’inizio sembra inquietante. Dopo un sogno in cui si trova ferita, la donna si sveglia sul pianeta Hala, casa della civiltà Kree, una razza che si considera dei nobili guerrieri.

Il nome della donna è Vers (Brie Larson), membro di un gruppo di combattimento intergalattico Kree d’elite chiamato Starforce, e il suo mentore e comandante è l’esigente Yon-Rogg (Jude Law). Vers rispetto agli altri membri Kree possiede un’arma particolarmente impressionante: la capacità di lanciare devastanti colpi di fotoni da entrambe le mani. Durante un combattimento con gli Skrull, nemici dei Kree, Vers viene catturata, ma riesce a fuggire e nella fuga si schianta sul pianeta Terra, proprio nel bel mezzo di un negozio Blockbuster a Los Angeles.

Non a caso è proprio questo il tema di fondo di tutto Captain Marvel diretto e sceneggiato dalla coppia Anna Boden e Ryan Fleck che punta a farsi metafora della condizione femminile, del potenziale inespresso delle donne in una società maschilista che le reprime. Al futuro membro degli Avengers del capitolo conclusivo di questa terza fase dell’universo cinematografico Marvel “Endgame” le viene dedicata una delle origin story più atipiche dei cinecomics. Catapultati negli anni Novanta, la vedremo in sodalizio con Nick Fury (Samuel L. Jackson) a capo di una Shield che ancora non è a conoscenza dell’esistenza nel mondo di alieni e supereroi. Sono tanti i dettagli che fanno di Captain Marvel una donna diversa dalle supereroine immaginate dal pubblico maschile.

I rifugiati

Gli Skrull inizialmente presentatati come antagonisti, nel corso del film, si rivelano essere semplicemente delle vittime dei Kree, per aver distrutto la loro terra natia. Allora, Carol decide di aiutare Talos (Ben Mendelsohn), il leader degli Skrull, venendo in questo modo a conoscenza di un gruppo di rifugiati di cui fanno parte anche la moglie e la loro figlia.

E così, mentre lo spettatore attende il prossimo dettaglio utile, Vers cerca di riappropriarsi del suo passato, del suo vero nome, Carol Danvers e della sua migliore amica Maria Rambeau (Lashana Lynch). Ma sarà impegnata anche in una guerra tra razze aliene dove dimostra il suo senso di giustizia nel proteggere gli Skrull, esuli dal loro pianeta oramai distrutto dalla guerra, e costretti ad usare il loro talento metamorfico, proprio perché privati della loro patria.

Stan Lee

Stan Lee, scomparso recentemente a Los Angeles, il 12 novembre 2018, lo troviamo come tradizionale cammeo all’interno di una scena del film. Conosciuto anche come The Man (l’uomo) e The Smilin (il sorridente), è considerato da molti scrittori e fumettisti – l’uomo che rivoluzionò i fumetti. Il suo successo permise alla Marvel di trasformarsi da piccola casa editrice in una grande azienda multimediale.

Così, dopo la sua morte, la Marvel lo ha voluto ricordare in un cammeo all’interno delle immagini sul treno seduto a leggere un giornale, quando davanti a lui si ferma Captain Marvel, che sta cercando i mutaforma Skrull. La supereroina abbassa in maniera delicata il giornale che Lee sta leggendo per guardarlo in volto e scoprire se è uno Skrull. Dopo aver appurato che non si tratta di un alieno, gli sorride e va avanti nella sua ricerca.

Non solo, per ricordarlo è stato modificato anche il logo della Marvel Studios mostrato all’inizio della pellicola. Solitamente il logo che apre i film dell’Universo Cinematografico Marvel (MCU) è generalmente costruito da diverse immagini tratte dai fumetti o da recenti film MCU che si proiettano attorno e all’interno delle lettere che compongono le parole Marvel Studios. Ma questa volta in onore di Stan Lee, il logo è composto dalle immagini dei cammei del celebre autore. Al logo che accompagna la proiezione di Captain Marvel segue anche una scritta su schermo nero che dice: Thank you, Stan.

Marcello Strano
Appassionato di scrittura, arte, cultura e sopratutto di cinema. Ha partecipato ai festival cinematografici più esclusivi e importanti al mondo. Un'attivista impegnato costantemente in azioni concrete di sensibilizzazione della cultura digitale.
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